Il riutilizzo delle batterie esauste delle auto elettriche potrebbe ridurre le bollette energetiche degli europei e evitare lo spegnimento di parchi eolici e solari.
Le batterie dei veicoli elettrici (EV) a fine vita potrebbero trasformare la rete energetica obsoleta dell’Europa, evitando ogni anno sprechi di elettricità per miliardi di euro.
Il boom delle energie rinnovabili ha permesso all’UE di risparmiare 51 miliardi di euro lo scorso anno riducendo le importazioni di petrolio e gas, ma le infrastrutture del continente faticano a tenere il passo con la transizione verso l’energia pulita.
Secondo un rapporto del 2026 del gruppo di consulenza AFRY, commissionato dall’organizzazione non profit Beyond Fossil Fuels, 375 gigawatt (GW) di progetti di energia pulita e 455 GW di progetti di accumulo tramite batterie sono attualmente bloccati nelle code di collegamento alle reti di distribuzione in tutto il continente.
Questo significa che oltre 100 miliardi di euro di capacità rinnovabile sono di fatto in attesa di essere collegate alla rete, rallentando l’accesso a pannelli solari e pompe di calore per gli europei alle prese con bollette energetiche alle stelle. Ma una soluzione si nasconde in ciò che molti considerano rifiuti.
Perché la rete energetica europea è in difficoltà
La rete energetica europea è stata costruita inizialmente attorno al carbone e, in seguito, al gas, prodotti in centrali situate in posizioni centrali.
I progetti di energia verde, come i parchi eolici e solari, invece, si trovano spesso in aree remote, anche offshore, il che rende più difficile trasportare l’elettricità prodotta verso le abitazioni e le imprese.
Le fonti rinnovabili come il solare e l’eolico dipendono inoltre da determinate condizioni meteorologiche per generare elettricità, invece di rispondere direttamente alla domanda.
Quando l’offerta supera la domanda, come accade spesso, i prezzi dell’elettricità possono scendere sotto zero e gli operatori sono costretti a fermare i parchi eolici e solari o a ridurne la produzione, una pratica nota come "curtailment".
Nel 2024 nell’UE sono stati ridotti 10 TWh di energia rinnovabile, una quantità sufficiente ad alimentare tre milioni di abitazioni per un anno intero. Si tratta di ben 4,3 miliardi di euro di elettricità sprecata.
I sistemi di accumulo di energia tramite batterie (Battery Energy Storage Systems, BESS) sono considerati un elemento chiave per ridurre il curtailment in Europa, ma gli investimenti sono ancora molto inferiori al necessario. Secondo gli esperti, le batterie dei veicoli elettrici a fine vita potrebbero colmare facilmente questo divario.
Le batterie EV a fine vita possono salvare la rete elettrica europea?
Il fatto che una batteria di veicolo elettrico sia di seconda mano non significa che non serva più a nulla.
In realtà, la maggior parte delle batterie EV viene dismessa quando conserva ancora dal 70 all’80 per cento della capacità originale. Pur non essendo più sufficiente per gli standard dell’automotive, questa capacità potrebbe fornire energia a case, aziende o anche a veicoli più piccoli.
"Le vecchie batterie dei veicoli elettrici sono davvero una miniera d’oro", afferma Adrian Hiel, direttore di Electrification Alliance (fonte in inglese), a Euronews Earth.
"Anche se le loro prestazioni si sono degradate al punto da non essere più adatte a un’auto, possono avere facilmente una seconda vita, che si misura in decenni, come sistemi di accumulo per la rete, per le imprese o per uso domestico."
Al momento, l’Europa dipende soprattutto dalle batterie provenienti da veicoli elettrici con più di dieci anni di vita o da auto coinvolte in incidenti.
Il problema è che dieci anni fa in Europa si acquistavano pochi veicoli elettrici e le auto di allora montavano batterie molto più piccole, spesso da appena 22 kWh o 24 kWh.
Secondo l’Agenzia internazionale per l’energia (IEA), in Europa nel 2016 sono stati venduti solo 215.000 veicoli elettrici, contro i 4,2 milioni venduti lo scorso anno. Si tratta di un aumento impressionante del 1.853 per cento.
"Al contrario, le auto moderne possono avere batterie che vanno da 50 kWh a 100 kWh", spiega Hiel.
"Quindi stiamo osservando due tendenze diverse che potrebbero cambiare radicalmente la rete nel giro di 10 o 15 anni."
Lo scorso anno l’UE ha aggiunto 27 GWh di capacità di batterie alla rete. Nello stesso periodo, il blocco ha incorporato un volume di accumulo tramite veicoli elettrici pari a circa quattro o cinque volte tanto.
"Quando quei veicoli elettrici arriveranno a fine vita e le loro batterie diventeranno sistemi di accumulo autonomi, questo trasformerà il modo in cui la rete viene gestita e funziona", aggiunge Hiel.
"Ogni anno, man mano che i livelli di accumulo aumenteranno, dovremmo vedere cali sempre più marcati dei prezzi dell’elettricità, è un circolo virtuoso molto promettente."
L’Europa rischia di diventare un cimitero di batterie per veicoli elettrici
Secondo la IEA (fonte in inglese), oltre un milione di batterie di veicoli elettrici potrebbe arrivare a fine vita entro il 2030. Se non verranno reimpiegate in modo efficiente nella rete, gli esperti avvertono che diventeranno uno dei flussi di rifiuti a crescita più rapida al mondo.
Le batterie dei veicoli elettrici possono essere riciclate, ma il processo è notoriamente complesso e costoso. Prima ancora di iniziare il riciclo, la batteria deve passare attraverso una lunga fase di preparazione che prevede la scarica, lo smontaggio e la separazione dei componenti.
Le reazioni chimiche utilizzate nel riciclo delle batterie comportano inoltre rischi per la sicurezza, perché possono rilasciare sostanze tossiche come l’acido fluoridrico. Questi composti rappresentano gravi pericoli per la salute e la sicurezza dei lavoratori e possono perfino danneggiare gli impianti di riciclo.
Gli esperti chiedono un ampliamento delle infrastrutture di riciclo per recuperare minerali critici dalle EV batterie, ma integrarli nella rete potrebbe essere ancora più utile.
I pannelli solari producono elettricità durante il giorno, quando c’è il sole, ma è proprio in queste ore che i consumi elettrici delle abitazioni sono più bassi, perché molte persone sono fuori casa per lavoro o per scuola. Invece di essere sprecata, questa energia in eccesso potrebbe essere immagazzinata nelle batterie di veicoli elettrici nella loro seconda vita e utilizzata più tardi, la sera, quando la domanda domestica raggiunge il picco.
"Questa è la famosa 'duck curve', in cui i consumi sulla rete calano durante il giorno e poi aumentano molto rapidamente quando il sole tramonta e le persone tornano a casa dal lavoro", afferma Hiel.
"E non riguarda solo il solare, anche l’eolico ne beneficerà. Le batterie sposteranno l’energia solare dal mezzogiorno al picco serale in estate e l’energia eolica dalle ore notturne ai picchi diurni in inverno."
Questa idea è già applicata in diverse parti del mondo.
In California, per esempio, un impianto da 12 megawattora (MWh) sviluppato dalla società di sistemi energetici B2U utilizza centinaia di batterie Honda di veicoli elettrici alla seconda vita, caricate da 1,5 MW di generazione solare. Il progetto vende elettricità e servizi di rete nel mercato gestito dal California Independent System Operator.
E nelle aree più remote le batterie di veicoli elettrici alla seconda vita possono offrire alle comunità una fonte di approvvigionamento molto più accessibile. La Banca mondiale stima che siano necessarie oltre 160.000 mini-reti per soddisfare le esigenze di accesso all’energia nell’Africa subsahariana, collegando 380 milioni di persone a un servizio elettrico affidabile.