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La COP17 in Mongolia si chiude con 1,3 miliardi di dollari promessi in investimenti verdi

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Di Bojan Brkic
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Gli Stati membri della Convenzione delle Nazioni Unite contro la desertificazione si sono incontrati a Ulan Bator al fine di trovare soluzioni e fondi per invertire il processo di degrado del suolo che già colpisce il 40% del territorio sul Pianeta.

Ben il 40% del territorio sul Pianeta si sta trasformando in deserto e 3,2 miliardi di persone ne subiscono già le conseguenze. La Convenzione delle Nazioni Unite contro la desertificazione si è riunita per un'altra conferenza COP nella capitale della Mongolia, Ulan Bator. La stessa Mongolia è gravemente affetta dalla desertificazione che vede colpito il 77% del suo territorio e il deserto del Gobi in espansione. Fin dall'inizio, gli organizzatori hanno fatto appello alle delegazioni dei 197 firmatari della Convenzione per andare oltre le dichiarazioni e trovare soluzioni tangibili per i programmi di inverdimento del suolo.

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Importanti istituzioni finanziarie, come il Gruppo della Banca mondiale e le Banche di Sviluppo dell'Asia e dell'Africa, sono state invitate e hanno condotto negoziati con i governi. Alla fine, è stato annunciato un pacchetto di 1,3 miliardi per 23 progetti in 5 continenti. Fra gli altri importanti esiti della conferenza figurano il primo incontro dei sindaci di molte città, che hanno chiesto di essere inclusi nell'attuazione delle soluzioni, e la creazione della prima piattaforma di finanziamento catalitico globale al mondo dedicata alla resilienza alla siccità, con l'obiettivo di mobilitare fino a 400 milioni di dollari finalizzati ad aiutare i Paesi a passare da un approccio reattivo a una preparazione proattiva.

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