La crisi si è aggravata mercoledì dopo che è trapelato sui media un rapporto di polizia che accusa le forze marocchine di avere spinto migranti oltre il confine. Madrid nega di avere ignorato gli avvertimenti su un attraversamento illegale di massa dal Marocco
Mercoledì il governo spagnolo è precipitato nel caos mercoledì, dopo che la pubblicazione di una relazione della polizia spagnola ha lasciato intendere che le forze marocchine avrebbero avuto un ruolo nel convogliare migranti verso Ceuta, in una violazione della frontiera dell'exclave spagnolo senza precedenti lo scorso luglio.
Diverse testate spagnole, citando un documento delle forze dell’ordine, hanno sostenuto che le autorità marocchine avrebbero aiutato a spingere migranti via mare, avrebbero agito in modo "passivo" e che l’arrivo massiccio di circa 80 mila persone nell’enclave spagnola non sarebbe stato casuale.
Le accuse hanno scatenato un terremoto politico, costringendo il ministero dell’Interno spagnolo a difendersi. Il ministro, Fernando Grande-Marlaska, ha ordinato alla polizia di chiarire le affermazioni, che contraddicono direttamente la versione ufficiale del governo.
Un alto funzionario di polizia ha poi negato l’esistenza di una relazione che accusi direttamente il Marocco, ma la dichiarazione non è bastata a placare le tensioni, mentre il governo Sánchez fatica a contenere la crisi, con migliaia di migranti ancora bloccati in città, con grande frustrazione dei residenti.
Mercoledì in tutta la Spagna si sono svolte manifestazioni a sostegno di Ceuta.
La guerra di fughe di notizie indica anche che il ministero dell’Interno, uno dei dicasteri politicamente più sensibili, sembra aver perso il controllo su una parte della polizia, che punta a mettere in imbarazzo il governo o a far emergere nuove informazioni.
Non è raro che governo e opposizione si accusino a vicenda di "uso politico" della giustizia, in riferimento a tribunali o reparti di polizia percepiti come allineati politicamente per ottenere vantaggi di parte.
La questione di quanto il governo spagnolo sapesse nelle ore precedenti è centrale per la sua sopravvivenza politica, mentre Sánchez affronta la crisi più grave finora, in vista delle elezioni del 2027.
Il leader dell’opposizione, Alberto Núñez Feijóo, ha dichiarato ai giornalisti che il governo "lo sapeva e lo ha insabbiato".
Conseguenze gravi
La Spagna non ha attribuito la colpa al Marocco, neppure dopo aver descritto i drammatici eventi a Ceuta, dove oltre 150 persone sono morte in mare, come una violazione della sua integrità territoriale, chiedendo al contempo solidarietà ai partner europei.
Madrid ha invece additato le false notizie circolate sui social e i trafficanti di esseri umani come principali responsabili dell’arrivo massiccio di migranti. Una posizione condivisa anche dalla Commissione europea, che, pur mentre la frontiera crollava, ha continuato a descrivere il Marocco come un "partner affidabile" nella lotta alla migrazione irregolare.
Un portavoce della Commissione europea ha rifiutato di commentare la relazione trapelata, definendola una questione nazionale.
All’inizio della settimana, Sánchez ha inoltre suggerito che Russia e Israele abbiano contribuito ad amplificare la disinformazione. Spagna e Israele si sono scontrate sulla guerra a Gaza.
Restano comunque dubbi su come le autorità marocchine, che pattugliano anch’esse la frontiera, non abbiano individuato e disperso l’ammassarsi di migranti lungo il confine.
Juan Fernando López Aguilar, ex ministro della Giustizia socialista e membro del Parlamento europeo, ha dichiarato questa settimana a Euronews: "È evidente, non sarebbe potuto accadere senza una certa tolleranza da parte delle autorità marocchine".
"È buon senso. Ma il governo deve agire sulla base di fatti e prove", ha detto al programma Europe Today.
I ministri spagnoli hanno fornito versioni contrastanti su ciò che sapevano nei giorni precedenti e sul fatto che i servizi di intelligence avessero trasmesso informazioni cruciali.
La questione è politicamente delicata: qualsiasi mancata reazione a segnali d’allarme riguardanti la sicurezza nazionale equivarrebbe a una grave negligenza e potrebbe alimentare le richieste di una mozione di sfiducia contro il primo ministro e il suo governo.
Ceuta "al punto di rottura"
Oltre al piano politico, il governo spagnolo affronta serie difficoltà operative sul terreno a Ceuta, dove si stima che circa 5 mila migranti – circa la metà minorenni – si trovino ancora in città. Le autorità locali parlano di una cifra più vicina ai 10 mila.
Mercoledì il presidente di Ceuta, Juan Jesús Vivas, ha affermato che la città è al limite del collasso, accusando direttamente il Marocco e denunciando una strategia di pressione da parte di Rabat.
"Il Marocco ha avuto e continua ad avere un obiettivo incrollabile: soffocare, molestare e abbattere le nostre due città", ha detto, riferendosi a Ceuta e alla sua città gemella, Melilla, anch’essa situata in Nordafrica.
"Credo che nessuno dubiti che ciò che ci è accaduto non sia una crisi migratoria. Quel che è accaduto è che l’integrità territoriale della Spagna è stata violata".
Vivas ha chiesto che tutti i migranti siano rimpatriati, definendo questa l’unica via per riportare la normalità a Ceuta. Ma per le autorità spagnole si tratta di un difficile esercizio di equilibrio.
Le severe leggi a tutela dei minori impediscono i rimpatri immediati, anche se hanno attraversato la frontiera illegalmente, mentre le autorità locali non hanno ancora messo a disposizione spazi pubblici per l’identificazione dei migranti, con conseguenti ulteriori ritardi amministrativi.
Sottoposta all’esame dei partner europei, Madrid ha anche promesso che la situazione a Ceuta non avrà ripercussioni sullo spazio Schengen, che consente la libera circolazione delle persone nell’UE. Ma questo limita la possibilità di trasferire i migranti nella Spagna continentale, lontano da Ceuta, per alleggerire la pressione sulla città.
Di fronte alla complessità della situazione, le autorità spagnole hanno chiesto assistenza a Frontex, l’agenzia dell’UE responsabile delle frontiere esterne del blocco.
Le autorità marocchine sostengono che il piano di regolarizzazione di massa annunciato dalla Spagna all’inizio di quest’anno possa aver funzionato da incentivo per i migranti a tentare l’attraversamento.