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Gli USA tagliano fondi per contrastare l'HIV in Sudafrica, l'ONU lancia l'allarme

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump Diritti d'autore  Copyright 2026 The Associated Press. All rights reserved.
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Di Leticia Batista Cabanas
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L’amministrazione Trump sostiene che il ritiro graduale sia legato a divergenze politiche con Pretoria, che respinge le accuse e rivendica la ricerca di una maggiore autosufficienza

Gli Stati Uniti hanno deciso di interrompere tutti i finanziamenti destinati alla lotta contro HIV e AIDS in Sudafrica attraverso il programma PEPFAR, che finora contribuiva con circa 400 milioni di dollari all'anno alla lotta del Paese contro la malattia.

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La decisione arriva in un momento di crescenti tensioni diplomatiche tra Washington e Pretoria.

La direttrice dell’agenzia ONU per l’HIV, Winnie Byanyima, ha avvertito che la decisione potrebbe avere gravi conseguenze per la salute pubblica in Sudafrica.

Con oltre otto milioni di persone sieropositive, il Sudafrica ospita infatti la più grande popolazione affetta da HIV al mondo.

"Non togliete questi fondi, perché state togliendo vite umane", ha dichiarato Byanyima, sottolineando che il sostegno americano rappresentava circa il 17 per cento dell'intera risposta nazionale all'HIV.

"Toglierli significa togliere un sostegno vitale alle persone più vulnerabili", ha detto.

Sebbene il governo sudafricano finanzi direttamente l'acquisto dei farmaci antiretrovirali, i fondi statunitensi erano fondamentali per i programmi di prevenzione, i test diagnostici, le attività sul territorio e il supporto alle categorie maggiormente esposte al contagio.

Il Dipartimento di Stato americano ha spiegato che la misura rientra in una riduzione graduale degli aiuti, motivata dalla presunta mancanza di progressi del governo sudafricano rispetto ad alcune richieste avanzate dall'amministrazione statunitense.

Washington ha inoltre citato preoccupazioni per il trattamento della minoranza bianca afrikaner nel Paese.

Pretoria ha respinto con forza queste accuse, sostenendo che le proprie politiche economiche mirano a correggere le profonde disuguaglianze ereditate dall'epoca dell'apartheid e negando qualsiasi fondamento alle accuse di un presunto "genocidio bianco" avanzate dal presidente americano Donald Trump.

Il ministero della Salute sudafricano ha dichiarato di non aver ancora ricevuto una comunicazione ufficiale sulla decisione, ma ha assicurato di lavorare da tempo a un piano di autosufficienza per garantire la continuità della risposta nazionale all'HIV.

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