Il Sudafrica e gruppi afrikaner contestano le affermazioni dell’amministrazione Donald Trump sui rifugiati bianchi, definendo infondata l’emergenza umanitaria
Il governo sudafricano e diverse organizzazioni che rappresentano la minoranza bianca afrikaner hanno respinto con decisione la posizione dell’amministrazione dell’Casa Bianca secondo cui in Sudafrica sarebbe in corso una presunta emergenza umanitaria che colpisce in modo specifico la popolazione bianca.
L’argomento è stato utilizzato dall’amministrazione guidata dal presidente Donald Trump per giustificare un aumento del tetto dei rifugiati ammessi negli Stati Uniti, limitato però esclusivamente agli afrikaner bianchi sudafricani.
Martedì Washington ha annunciato che quest’anno accoglierà fino a 10.000 sudafricani bianchi come rifugiati, ampliando la quota annuale, ma mantenendo escluso l’accesso al programma per persone provenienti da altri Paesi. Trump ha motivato la decisione parlando di una «imprevista situazione di emergenza per i rifugiati», attribuendo al governo sudafricano presunti aumenti dell’istigazione alla violenza razziale, senza però fornire dettagli verificabili.
Il portavoce del ministero degli Esteri sudafricano, Chrispin Phiri, ha definito infondate le accuse di persecuzione sistematica contro gli afrikaner, ricordando anche che alcuni beneficiari del programma hanno scelto di tornare in Sudafrica dopo il trasferimento.
Secondo le autorità statunitensi, dall’avvio del programma lo scorso anno circa 6.000 sudafricani bianchi si sarebbero trasferiti negli Stati Uniti.
Sul fronte interno alla comunità afrikaner, il sindacato Solidariteit ha dichiarato che lo status di rifugiato non rappresenta una soluzione praticabile e che gli afrikaner dovrebbero poter costruire il proprio futuro in Sudafrica. Il portavoce Jaco Kleynhans ha affermato di non essere a conoscenza di alcuna emergenza di rifugiati che riguardi il proprio gruppo, pur rispettando le decisioni della politica americana.
Anche il gruppo di pressione AfriForum, che rappresenta oltre 300.000 membri della minoranza bianca, ha dichiarato di non disporre di informazioni che confermino l’esistenza di una situazione di emergenza come descritta dall’amministrazione statunitense. Il direttore generale Kallie Kriel ha ribadito che l’obiettivo dell’organizzazione è migliorare le condizioni in Sudafrica per evitare l’emigrazione forzata.
Il programma rifugiati statunitense, sospeso e poi riformulato durante la presidenza Trump, è stato trasformato in uno strumento che oggi privilegia specificamente gli afrikaner bianchi, discendenti in gran parte dei coloni olandesi. Una scelta che ha sollevato critiche da parte di organizzazioni umanitarie, secondo le quali questa impostazione riduce le possibilità per persone in fuga da guerre e crisi globali di accedere alla protezione internazionale.
Secondo la ricercatrice in giustizia sociale Bryony Fox della Stellenbosch University, la decisione solleva interrogativi su un “umanitarismo selettivo” e sul rischio di compromettere la coerenza del sistema internazionale di protezione dei rifugiati.
Il dibattito resta quindi aperto tra accuse politiche, smentite ufficiali e critiche delle organizzazioni umanitarie, in un contesto in cui la gestione dei rifugiati torna a essere un terreno di forte tensione diplomatica e ideologica.