Nel capitolo Italia del Rapporto sullo Stato di diritto 2025 pubblicato oggi dalla Commissione europea si chiede un'accelerazione sulle riforme ancora ferme in materia di conflitti di interesse, lobbying, finanziamento della politica e tutela della libertà di stampa
"Lo Stato di diritto crea fiducia. È ciò che rende l'Europa il luogo migliore e più sicuro in cui vivere e investire. Il nostro Rapporto sullo Stato di diritto è diventato un punto di riferimento, contribuendo a plasmare i dibattiti nazionali e a promuovere le riforme in tutta l'Unione".
Così la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, presentando il VII Rapporto annuale sullo Stato di diritto pubblicato venerdì 17 luglio dalla Commissione europea.
Nella proposta della Commissione per il prossimo bilancio a lungo termine dell'Ue, il rapporto e le sue raccomandazioni svolgeranno un ruolo importante nel garantire che siano in vigore solide salvaguardie per la protezione del bilancio dell'Unione.
In particolare, la Commissione ha proposto che i nuovi piani nazionali e regionali di partenariato (PNRP) nell'ambito del quadro finanziario pluriennale affrontino le sfide individuate nella relazione sullo Stato di diritto.
Cosa raccomanda all'Italia la Commissione europea sullo stato di diritto
Per quanto riguarda il capitolo Italia, la Commissione europea segnala che la durata dei processi - tra le più lunghe degli Stati dell'Unione - rimane un problema e che destano allarme le critiche pubbliche di alcuni esponenti politici verso la magistratura e gli attacchi fisici e le intimidazioni ai giornalisti e l'impatto sullo spazio civico del decreto sicurezza.
Nello specifico, si legge nel rapporto: "Non si sono registrati progressi nell'iter legislativo relativo alla riforma sulla diffamazione, sulla tutela del segreto professionale e delle fonti giornalistiche. Pertanto, si raccomanda all'Italia di portare avanti la riforma garantendo al contempo la libertà di stampa, tenendo conto degli standard europei in materia".
Si chiede un'accelerazione sulle riforme ancora ferme in materia di conflitti di interesse, lobbying, finanziamento della politica e tutela della libertà di stampa e di "accelerare gli sforzi per introdurre un registro elettronico unico per le informazioni sui finanziamenti dei partiti e delle campagne elettorali" sottolineando che "i progetti di legge presentati in Parlamento "non sono stati ancora discussi".
La Commissione rileva inoltre "preoccupazioni" riguardo ai rischi per "il funzionamento indipendente e la sostenibilità finanziaria" della Rai. "Sebbene - si legge nel testo - la Rai abbia indicato che il ritardo nella nomina del presidente del cda non abbia influito sul funzionamento, alcune parti interessate hanno ritenuto che lo stallo politico e l'incapacità di raggiungere un consenso fossero un esempio delle carenze delle norme attuali nel proteggere efficacemente la Rai dai rischi di influenze indebite"
Infine "si raccomanda all'Italia di istituire un'Autorità nazionale per i diritti umani tenendo conto dei principi di Parigi delle Nazioni Unite". Nel testo, la Commissione europea sottolinea come siano stati compiuti i primi passi per rilanciare l'iniziativa, ma che diversi progetti di legge sono ancora in attesa di approvazione in Parlamento.
Ecco una sintesi per punti del capitolo Italia del Rapporto UE 2026 sullo Stato di Diritto
- Sistema giudiziario
- Prosegue a buon ritmo il reclutamento di magistrati e personale amministrativo per colmare le carenze di organico persistenti (circa 15-17% tra i magistrati ordinari)
- Il Governo ha avviato concorsi per l'assunzione stabile della maggior parte dei cancellieri (addetti all'ufficio per il processo)
- Presentato in Parlamento un disegno di legge sulla professione forense, elaborato con le associazioni forensi
- Completata la digitalizzazione del processo penale di primo grado (restano alcune procedure da digitalizzare)
- Continua la riduzione dei tempi di definizione dei processi, ma la durata resta un problema serio (tra le più lunghe nell'UE)
- Prosegue la riduzione dell'arretrato, specie per le cause più vecchie
- Bocciata dal referendum (marzo 2026) la riforma costituzionale sulla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri
- Preoccupazioni per dichiarazioni pubbliche di politici critiche verso la magistratura
- Anticorruzione
- Adottata nuova strategia nazionale anticorruzione 2026-2028
- La Corte Costituzionale ha confermato la legittimità della norma che ha ristretto il reato di traffico di influenze
- Mantenuto il ritmo delle condanne per corruzione
- Rimosse (agosto 2025) le restrizioni post-impiego per amministratori locali — criticato da ANAC e società civile
- Disegno di legge sul lobbying approvato alla Camera, ora al Senato (manca ancora un registro con "impronta legislativa")
- Fermi in Parlamento i disegni di legge su conflitti di interesse e finanziamento di partiti/fondazioni politiche
- ANAC ha pubblicato nuove linee guida sul whistleblowing
- Lanciato il Portale Unico della Trasparenza; gli appalti pubblici restano un'area ad alto rischio
- Pluralismo e libertà dei media
- AGCOM continua a operare con indipendenza, rafforzata la sua autonomia finanziaria
- In corso in Parlamento la riforma della governance e del finanziamento della RAI (in linea con l'EMFA)
- Nuove iniziative legislative per la protezione dei giornalisti, ma restano preoccupanti gli attacchi fisici e le intimidazioni (incluso un attentato dinamitardo contro un giornalista RAI)
- Nessun progresso sulla riforma della diffamazione a mezzo stampa, ancora ferma al Senato
- Altri equilibri istituzionali
- Resta in agenda la riforma costituzionale per l'elezione diretta del Premier
- Critiche persistenti sull'uso eccessivo di decreti legge e voti di fiducia; la Camera ha modificato il regolamento per limitarne l'uso futuro
- Approvata legge sulla semplificazione normativa con valutazione d'impatto generazionale e di genere
- Progressi limitati sull'istituzione di un'Istituzione Nazionale per i Diritti Umani (NHRI), ancora assente in Italia
- La nuova legge sulla sicurezza (2025) e un decreto del 2026 hanno ampliato poteri di polizia e nuovi reati; preoccupazioni per l'impatto sullo spazio civico (Civicus ha declassato l'Italia da "ristretto" a "ostacolato")