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Coniglio iberico: la specie che Spagna e Portogallo nascondono da 2 milioni di anni

Nuova specie di coniglio iberico scoperta, luglio 2026
Nuova specie di coniglio iberico scoperta, luglio 2026 Diritti d'autore  Daniel Burón - wildnatfilm.com
Diritti d'autore Daniel Burón - wildnatfilm.com
Di Jesús Maturana
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Un gruppo del CSIC e di varie università spagnole, portoghesi e britanniche conclude che il coniglio europeo riuniva in realtà due specie distinte, separate da due milioni di anni, una delle quali è in declino.

Per oltre un secolo la comunità scientifica ha dato per scontato che nella Penisola Iberica vivesse un'unica specie di coniglio, al massimo suddivisa in due varianti regionali. Uno studio pubblicato sulla rivista "Biological Conservation" mette in discussione questa convinzione.

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Secondo gli autori, dell'Istituto di Studi Sociali Avanzati (IESA-CSIC) e di centri di ricerca in Portogallo e Regno Unito, si tratta in realtà di due specie con storie evolutive distinte: due lignaggi, un'unica etichetta.

Il lavoro "When taxonomy lags behind evolution: Consevation implications of cryptic diversity in the Iberian rabbit" (PDF (fonte in spagnolo)), coordinato da Rafael Villafuerte e Miguel Delibes-Mateos insieme a ricercatori del gruppo TRAMAS, distingue tra il coniglio iberico ("Oryctolagus algirus") e il coniglio europeo ("Oryctolagus cuniculus").

Il primo occupa naturalmente il Portogallo e l'ovest della Spagna; il secondo è dominante nella parte orientale della penisola ed è all'origine delle popolazioni introdotte in Europa, Oceania e America, dove spesso si comporta come specie invasiva.

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Le due specie si sono separate circa due milioni di anni fa, quando rimasero isolate in rifugi diversi durante i periodi glaciali: una nella valle dell'Ebro, l'altra nel Golfo di Cadice. Da allora, spiegano i ricercatori, si sono incrociate appena in maniera significativa, pur assomigliandosi molto a prima vista.

Che cosa le distingue

Le differenze non si fermano al genoma. Il coniglio iberico è più piccolo, ha un mantello più scuro, cucciolate meno numerose e raggiunge la maturità sessuale prima rispetto al coniglio europeo.

Differiscono anche il microbioma intestinale, la composizione della carne e le comunità di parassiti che ospitano. Sono, per usare le parole di Villafuerte, "due specie che sono sempre state lì, ma ciò che è cambiato è la nostra conoscenza su di loro".

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Gli stessi autori ricordano alcuni precedenti: qualcosa di simile è successo con le giraffe, considerate per anni un'unica specie finché la genomica non ha rivelato che in realtà erano quattro, e con gli elefanti africani, oggi distinti in specie di savana e specie di foresta.

Perché questa scoperta è importante?

È questo l'aspetto che più preoccupa i ricercatori. Mentre il coniglio europeo mantiene popolazioni stabili o in crescita in gran parte del suo areale, fino a provocare danni agricoli in alcune zone, il coniglio iberico è in forte declino in Portogallo e nel sud-ovest della Spagna. Gestirli come se fossero la stessa specie, sostengono, ha nascosto la reale gravità di questa diminuzione.

Il problema non è soltanto statistico. I ripopolamenti venatori introducono di norma esemplari di coniglio europeo (fonte in spagnolo), più abbondante e prolifero, in aree dove in passato viveva soltanto il coniglio iberico. Questo può accelerare la sua sostituzione tramite competizione e ibridazione, avverte Delibes-Mateos: "Non possiamo continuare a gestire come un'unica specie due conigli che hanno seguito percorsi evolutivi separati per quasi due milioni di anni".

La questione va oltre il singolo animale. Il coniglio è preda di circa 40 specie di predatori, tra cui la lince iberica e l'aquila imperiale, e il suo stato di conservazione influisce su gran parte della fauna mediterranea.

Il riconoscimento formale delle due specie permetterebbe, secondo gli autori, di progettare programmi di monitoraggio, piani di recupero e norme di caccia specifiche per ciascun lignaggio, invece di applicare criteri pensati per uno solo di essi.

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