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La Cina respinge le accuse di Trump di interferenze elettorali: "Sono infondate"

Il presidente USA Donald Trump, a destra, stringe la mano al presidente cinese Xi Jinping lasciando il giardino di Zhongnanhai a Pechino, venerdì 15 maggio 2026.
Il presidente USA Donald Trump, a destra, stringe la mano al presidente cinese Xi Jinping mentre lascia il giardino Zhongnanhai a Pechino, venerdì 15 maggio 2026. Diritti d'autore  AP Photo
Diritti d'autore AP Photo
Di Greta Ruffino
Pubblicato il
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Durante il consueto briefing quotidiano a Pechino, un portavoce ha chiesto agli Stati Uniti di smettere di rivolgere alla Cina accuse "infondate"

Venerdì la Cina ha dichiarato di non avere mai interferito nelle elezioni americane e di non avere alcun interesse a farlo, dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha accusato Pechino di essersi immischiata nel voto del 2020.

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«Le accuse avanzate dagli Stati Uniti sono completamente inventate e mirano a denigrare la Cina», ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri cinese Lin Jian. «Non abbiamo alcun interesse a interferire nelle elezioni americane e non l'abbiamo mai fatto».

Alla domanda se le dichiarazioni di Trump possano influenzare la prevista visita del presidente cinese Xi Jinping negli Stati Uniti a settembre, il portavoce ha risposto: «Come ho appena detto, sollecitiamo gli Stati Uniti a smettere di agitare la “questione Cina” nelle proprie elezioni e ad adottare iniziative che favoriscano le relazioni tra Cina e Stati Uniti».

Giovedì Trump ha sfruttato un discorso alla nazione in prima serata per ribadire le accuse di brogli e interferenze elettorali, argomenti che in passato ha già utilizzato per contestare la sua sconfitta nel voto del 2020.

«L'America è tornata e sta andando molto bene, ma dobbiamo ancora affrontare una grande sfida con urgenza, perché nessun Paese può essere grande senza elezioni libere e oneste», ha dichiarato Trump durante il discorso.

Trump ha inoltre annunciato che renderà pubblici documenti riservati secondo cui la Cina avrebbe acquisito illegalmente i dati di 220 milioni di elettori statunitensi, tra cui, a suo dire, nomi, indirizzi, numeri di telefono, preferenze di partito e altre informazioni utilizzate per la registrazione al voto.

Le nuove accuse contraddicono però le verifiche e i controlli effettuati in passato, compresa una valutazione dell'allora procuratore generale William Barr, che non ha trovato prove significative di brogli nelle elezioni del 2020.

USA in visita diplomatica nel Sud-Est asiatico

Il segretario di Stato americano Marco Rubio si recherà nelle Filippine la prossima settimana per incontrare i suoi omologhi del Sud-Est asiatico, ha reso noto venerdì il Dipartimento di Stato.

Il portavoce del Dipartimento di Stato, Tommy Pigott, ha spiegato che la missione «promuove una chiara priorità degli Stati Uniti: un Indo-Pacifico libero e aperto che garantisca sicurezza e prosperità alla regione e al popolo americano».

Il Dipartimento di Stato non ha fornito dettagli sull'agenda, ma lo scorso anno Rubio aveva incontrato il ministro degli Esteri cinese Wang Yi a margine del vertice dell'ASEAN.

I due alti funzionari si sono sentiti di recente al telefono dopo la visita di Trump in Cina la scorsa primavera.

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