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Germania: la nuova famiglia di Jens Spahn riaccende il dibattito sulla maternità surrogata

Jens Spahn, presidente del gruppo parlamentare CDU/CSU al Bundestag, a Berlino, il 13 novembre 2025
Jens Spahn, presidente del gruppo parlamentare CDU/CSU al Bundestag, a Berlino, il 13 novembre 2025 Diritti d'autore  AP Photo
Diritti d'autore AP Photo
Di Nela Heidner
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La CDU respinge la maternità surrogata per motivi etici e vuole vietarla in Germania. Il caso di Jens Spahn, capogruppo CDU/CSU al Bundestag, alimenta il dibattito sui contrasti tra linea del partito e sua vita privata.

Il capogruppo dell’Unione cristiano-democratica (CDU) al Bundestag, Jens Spahn, e il marito Daniel Funke sono diventati genitori. “Mio marito è diventato papà e io insieme a lui”, ha dichiarato Spahn al quotidiano Bild. “Georg è la nostra felicità. È un’emozione difficile da esprimere a parole”.

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Secondo il giornale, il bambino è nato negli Stati Uniti da una madre surrogata, facendo riesplodere in Germania il dibattito sulla gestazione per altri, tema estremamente divisivo anche per l'Italia, che l'ha bandita universalmente.

In Germania la legge sulla protezione degli embrioni del 1990 vieta la maternità surrogata e proibisce anche la donazione di ovuli. Il personale medico può incorrere in sanzioni penali se feconda artificialmente un ovulo destinato a una gravidanza portata avanti da un’altra donna.

I contratti di maternità surrogata sono considerati in Germania “contrari al buon costume” e quindi giuridicamente nulli.

Una madre intenzionale tedesca non è inizialmente considerata legalmente imparentata con il bambino, come spiega il ministero degli Esteri. Neanche un padre intenzionale tedesco può fondare la propria paternità solo su un contratto di maternità surrogata.

La genitorialità legale deve essere riconosciuta successivamente in Germania.

I “comuni mortali” devono affrontare grandi ostacoli

Per chi in Germania vuole diventare genitore tramite maternità surrogata, il percorso è di norma costellato di notevoli ostacoli legali. Il rientro del neonato in Germania può risultare particolarmente complesso.

Il riconoscimento di un bambino nato all’estero da maternità surrogata può essere difficile per i genitori intenzionali tedeschi, perché il diritto tedesco considera innanzitutto madre la donna che ha partorito il bambino.

Le questioni relative all’atto di nascita, alla cittadinanza del neonato e alla registrazione della genitorialità legale possono sfociare in procedure lunghe.

Con una delibera approvata al congresso del partito a febbraio di quest’anno, la CDU ha ribadito la propria posizione contraria alla maternità surrogata. Nel testo si legge: “Alla luce delle riserve etiche, giuridiche e pratiche sulla maternità surrogata, la CDU tedesca ribadisce la richiesta di mantenerne il divieto in Germania – anche nei modelli altruistici – per prevenire abusi, sfruttamento e rischi per la salute”.

Per la famiglia Spahn nessun problema di riconoscimento della genitorialità

Anche dopo le recenti notizie sulla famiglia Spahn, la CDU mantiene questa posizione. “La CDU tedesca ha una chiara delibera congressuale”, ha dichiarato una portavoce del partito all’agenzia Dpa. “Dal punto di vista del partito, l’attuale quadro giuridico in Germania deve restare invariato”.

Nel caso specifico non ci sono dubbi che la paternità di Funke – indicato come padre biologico del bambino – verrà riconosciuta anche in Germania. Lo stesso vale per Spahn, a prescindere dal fatto che la sua paternità negli Stati Uniti sia stata stabilita da una decisione giudiziaria o da un’adozione.

Spahn e il marito non hanno violato il diritto tedesco, perché si sono rivolti agli Stati Uniti, dove la maternità surrogata è pienamente legale. Per la coppia non si profilano neppure problemi di riconoscimento del neonato.

Il dibattito ora ruota soprattutto attorno alla possibile contraddizione tra la scelta personale di Spahn e le sue posizioni politiche. Il direttore del portale queer.de, Micha Schulze, in un commento sostiene che Spahn merita la solidarietà della comunità queer di fronte all’ondata d’odio contro la giovane famiglia arcobaleno. Allo stesso tempo accusa però il politico della CDU di “doppia morale politica”.

Spahn viene accusato di doppia morale anche da altri settori della società.

Undici anni fa, quando in Germania si discuteva di maternità surrogata, la rivista “GQ” aveva chiesto tra gli altri anche a Jens Spahn di esprimersi sul tema. All’epoca, il responsabile per la politica sanitaria del gruppo parlamentare dell’Unione si era detto critico. “Come uomo gay e cristiano, personalmente faccio molta fatica ad accettare l’idea dell’utero in affitto”, aveva scritto Spahn al magazine.

Qualche anno dopo, quando Spahn era ministro della Salute, l’FDP al Bundestag chiese una riforma della legge sulla protezione degli embrioni. Ad aprile 2020 il ministero guidato da Spahn spiegò che, con il divieto di maternità surrogata, il legislatore ha voluto garantire la chiarezza sulla maternità nell’interesse del benessere del minore, come riportava allora il Redaktionsnetzwerk Deutschland.

Nella maternità surrogata la madre genetica e quella che porta avanti la gravidanza non coincidono. “Le particolari difficoltà di autoidentificazione del bambino che ne derivano, secondo il legislatore, potrebbero avere effetti negativi sul suo sviluppo e mettere a rischio il suo benessere”, aveva aggiunto allora il ministero della Salute guidato da Spahn.

Anche il politico della CDU Streeck è diventato padre tramite maternità surrogata

Va ricordato che già ad aprile il dibattito sulla maternità surrogata aveva attirato l’attenzione, quando il virologo e deputato della CDU Hendrik Streeck e il marito Paul Zubeil avevano reso pubblica la loro genitorialità.

“Sì, possiamo confermare che siamo diventati genitori”, aveva dichiarato allora Streeck al settimanale “Bunte”. Secondo il magazine, anche il loro bambino è nato negli Stati Uniti.

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