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Never ending Bunga Bunga: come il caso di Nicole Minetti fa tremare il governo Meloni

Nicole Minetti al Consiglio regionale della Lombardia - Milano, giovedì 28 luglio 2011
Nicole Minetti al Consiglio regionale della Lombardia - Milano, giovedì 28 luglio 2011 Diritti d'autore  AP Photo
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Di Stefania De Michele
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La grazia a Nicole Minetti diventa un caso politico: nuove verifiche fino in Uruguay mettono in dubbio i presupposti dell’atto e aprono tensioni tra governo e Quirinale

Il bunga bunga non è mai davvero finito. Riemerge oggi con la grazia a Nicole Minetti, ex igienista dentale poi consigliera regionale e figura simbolo delle serate di Silvio Berlusconi nello scandalo Ruby, diventata un nuovo fronte delicato per il governo di Giorgia Meloni.

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Quella che inizialmente appariva come una vicenda umanitaria rischia ora di trasformarsi in un inciampo politico per la premier e per il ministro della Giustizia Carlo Nordio. Meloni difende l’iter – “niente di errato” – e conferma la fiducia nel Guardasigilli, ma il quadro si è complicato dopo le inchieste giornalistiche che hanno messo in dubbio i presupposti stessi della grazia.

La partita si riapre dal Quirinale - e non senza un certo imbarazzo per il presidente Sergio Mattarella, che quella grazia l’ha firmata il 18 febbraio scorso. La Procura generale di Milano ha disposto nuovi accertamenti, affidandoli anche all’Interpol e spingendosi fino all’Uruguay. Un dettaglio tutt’altro che secondario: nella prima istruttoria, durata sette mesi, nessuno aveva verificato all’estero, né negli Stati Uniti né nel Paese sudamericano dove oggi si concentrano i nodi più delicati della vicenda.

La grazia si fondava infatti su ragioni umanitarie: la necessità per Minetti di assistere un bambino adottato in Uruguay, affetto da una grave patologia e bisognoso di cure specialistiche anche a Boston. Documentazione ritenuta sufficiente, insieme al parere favorevole della Procura generale e del ministero della Giustizia.

Ma lo scenario è cambiato. Le nuove verifiche puntano a chiarire proprio quei presupposti: modalità dell’adozione, condizioni reali del bambino, eventuali irregolarità o omissioni. La Procura si dice pronta persino a “cambiare parere” qualora emergano elementi diversi. In caso di revoca della grazia per falsità, Minetti rischierebbe nuove conseguenze giudiziarie.

Chi è Minetti e perché è stata condannata

Nicole Minetti diventa un volto noto ben prima delle aule di tribunale. Il suo nome emerge nel 2010, quando Silvio Berlusconi lo impone a sorpresa nelle liste per le regionali lombarde: una scelta che spiazza molti, ma non il suo entourage più stretto. Fino a quel momento Minetti, igienista dentale, era già una presenza abituale ad Arcore, lontana però da qualsiasi esperienza politica strutturata.

Eletta nel listino bloccato del presidente - quindi con un seggio di fatto garantito - diventa subito una delle figure più controverse del nuovo Consiglio regionale. Ma è poche settimane dopo che il suo nome entra definitivamente nelle cronache: il 27 maggio 2010 si presenta in Questura, su richiesta dell’allora premier, per prendere in affido Karima El Mahroug, minorenne fermata dalla polizia. È uno degli episodi chiave da cui prende forma il caso Ruby.

Secondo le sentenze, Minetti avrebbe poi avuto un ruolo operativo nell’organizzazione delle "cene eleganti" nelle residenze di Berlusconi, occupandosi di reclutare ragazze e gestire la logistica delle serate. Nel processo Ruby-bis è stata condannata in via definitiva a 3 anni e 11 mesi per sfruttamento della prostituzione, a cui si aggiunge una condanna per peculato nella cosiddetta “Rimborsopoli” lombarda.

Quindici anni dopo, quella stagione torna a pesare. Non sul piano giudiziario - le condanne sono definitive - ma su quello simbolico e politico: la grazia riporta al centro una figura che incarna uno dei capitoli più discussi della recente storia italiana.

L’adozione in Uruguay e i nuovi dubbi

Il cuore della vicenda odierna è però l’adozione del bambino in Uruguay. Secondo gli atti citati dalle inchieste giornalistiche, il minore non sarebbe stato né orfano né abbandonato. Al contrario, l’adozione sarebbe passata attraverso una battaglia legale con i genitori biologici per la revoca della potestà.

Emergono inoltre interrogativi sul percorso che ha portato il bambino a ricevere cure negli Stati Uniti già prima del completamento formale dell’adozione. Un elemento centrale, perché proprio quelle condizioni sanitarie hanno costituito la base della richiesta di grazia.

Intanto, dall’Uruguay arriva anche la notizia della destituzione del direttore dell’istituto che sovrintende alle adozioni, già al centro di polemiche sulla gestione dei casi. Un ulteriore tassello che contribuisce ad alimentare i dubbi.

Il ruolo di Giuseppe Cipriani e il legame con Epstein

Accanto a Minetti compare la figura del compagno, l’imprenditore Giuseppe Cipriani. La sua presenza nella vicenda è rilevante non solo per il contesto uruguaiano – dove la coppia ha investito e operato – ma anche per i collegamenti internazionali.

Cipriani compare infatti negli archivi legati allo scandalo Jeffrey Epstein. I rapporti spaziano da attività economiche comuni a contatti personali documentati da email, fino a interazioni riconducibili al sistema relazionale costruito dal finanziere americano.

Si tratta di elementi che non costituiscono di per sé delle accuse, ma che contribuiscono a delineare un contesto opaco, in cui affari, relazioni internazionali e potere si intrecciano.

La difesa di Minetti

Minetti, dal canto suo, respinge l’impianto delle nuove accuse, che avevano sollevato dubbi sul contesto dell’adozione - tra passaggi poco chiari e possibili irregolarità - e parla di ricostruzioni "che non corrispndono al vero".

Denuncia inoltre quella che definisce un’esposizione “fuori misura”, che avrebbe travalicato - a suo dire - i limiti della tutela dovuta al minore coinvolto.

Sul caso, però, la pressione istituzionale è salita di livello: dopo gli articoli del Fatto Quotidiano, il Quirinale ha scritto al ministro della Giustizia Carlo Nordio chiedendo verifiche puntuali su ogni elemento della vicenda, in attesa di un nuovo passaggio formale.

Parallelamente, la Procura generale di Milano ha riattivato il dossier, con la possibilità di seguire ogni pista, dall’Italia all’Uruguay fino agli Stati Uniti. Nel mirino finiscono documenti sanitari, atti di adozione, eventuali passaggi giudiziari.

Le verifiche - affidate anche all’Interpol - riguardano non solo la posizione di Minetti ma anche quella del compagno Giuseppe Cipriani e di tutte le figure citate nei fascicoli uruguaiani. L’obiettivo è ricostruire ogni passaggio, senza zone d’ombra, anche rispetto al periodo trascorso tra Uruguay e Ibiza.

Adozioni e Epstein, le ricostruzioni dei media latinoamericani

In primo piano sulla stampa latinoamericana c’è il nodo dell’adozione del minore: Montevideo Portal segue con continuità le verifiche richieste dall’Italia, concentrandosi sugli atti del tribunale di Maldonado e sulle possibili zone d’ombra del percorso adottivo. Anche El País Uruguay riprende la notizia, legandola al profilo pubblico di Minetti e al suo passato politico e mondano.

Sul fronte più investigativo, La Diaria ed El Observador insistono invece sul punto centrale: gli accertamenti in corso e la cooperazione tra magistrature, con l’idea di una vicenda ancora tutta da verificare, soprattutto sul piano documentale.

In parallelo, la narrazione si sposta sul contesto di Punta del Este e sul mondo imprenditoriale di Giuseppe Cipriani: investimenti, proprietà e attività ricettive diventano parte del racconto, insieme al suo ecosistema sociale ed economico in Uruguay. In alcune ricostruzioni regionali riaffiora anche il nome di Jeffrey Epstein, richiamato per i precedenti contatti internazionali e per le relazioni d’affari emerse negli anni, che contribuiscono ad allargare il perimetro della vicenda oltre i confini italiani.

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