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Usa inviano navi e migliaia di marines nel Golfo, Trump: "Le navi mercantili abbiano le palle”

Foto di archivio della USS Tripoli con velivolo F-35B Lightning II a bordo
Foto di archivio della USS Tripoli con velivolo F-35B Lightning II a bordo Diritti d'autore  AP Photo
Diritti d'autore AP Photo
Di Stefania De Michele
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Washington rafforza il contingente militare con 2500 soldati e altrettanto personale navale. Trump invita le navi commerciali a transitare nello Stretto di Hormuz

Gli Stati Uniti sono pronti a inviare migliaia di marines e diverse navi da guerra in Medio Oriente, in quello che potrebbe segnare un significativo escalation delle tensioni con l’Iran.

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Tra le operazioni al vaglio di Washington ci sarebbe un blitz sull’isola strategica di Kharg, nel Golfo Persico, cruciale per l’economia iraniana. Da Kharg transita infatti circa l’80 per cento delle esportazioni petrolifere del Paese.

Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha autorizzato la richiesta avanzata dal Comando unificato delle forze armate degli Stati Uniti (Centcom), per rafforzare la presenza militare nella regione.

Il primo dispiegamento prevede la USS Tripoli, nave d’assalto anfibio di stanza in Giappone, e circa 5.000 unità, tra marines e personale. Non si esclude l’invio di ulteriori forze navali nelle prossime settimane.

Gruppi anfibi e caccia F-35 pronti all’azione

L’emittente ABC News ha fornito ulteriori dettagli sul rafforzamento del contingente americano: circa 2.200 soldati della 31esima Marine expeditionary unit saranno supportati dalle navi anfibie USS San Diego e USS New Orleans, che possono trasportare truppe e mezzi per incursioni di terra.

Il gruppo sarà inoltre accompagnato da una ventina di caccia F-35B Lightning II, velivoli di quinta generazione con capacità di decollo e atterraggio verticale, rendendo le operazioni particolarmente flessibili.

Secondo i media statunitensi, l’isola di Kharg potrebbe rappresentare l’obiettivo principale di questa forza, segnando un possibile cambio di passo nelle strategie americane nella regione.

Le dichiarazioni di Trump e le tensioni nello stretto di Hormuz

Il rafforzamento militare è una mossa che coincide con la volontà del presidente Usa Donald Trump di dare un'accelerata al conflitto, che invece potrebbe protrarsi oltre le aspettative di Washington.

Qualche giorno fa, Trump aveva rassicurato i leader del G7, ribadendo che l’Iran sarebbe prossimo alla resa e definendo la nuova guida suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, “un peso piuma”.

Tuttavia, lo Stretto di Hormuz resta un punto di tensione elevata: il presidente ha esortato le navi commerciali a transitare, nonostante gli attacchi iraniani, provocando critiche da parte dell’opposizione democratica e persino di alcuni membri del partito repubblicano. Trump si è lasciato sfuggire un moto d'insofferenza esortando le navi commerciali a "tirare fuori le palle e attraversarlo".

Vertici militari: minimizzazione e prudenza

Mentre il segretario alla Difesa Hegseth ha cercato di ridimensionare la situazione, parlando di “disperazione iraniana” nello stretto di Hormuz, il capo degli Stati maggiori congiunti, il generale Dan Caine, ha adottato un tono più prudente, definendo la regione un “ambiente tatticamente complesso”.

Questa discrepanza tra le dichiarazioni politiche e quelle militari riflette la delicatezza della situazione e le possibili difficoltà operative in un’area strategica e altamente militarizzata come il Golfo Persico.

Ricompense e tensioni in Iraq

Parallelamente, il Dipartimento di Stato Usa ha annunciato una ricompensa fino a 10 milioni di dollari per informazioni sui principali leader iraniani, tra cui Ali Asghar Hejazi, Ali Larijani, il consigliere militare Yahya Rahim Safavi, il ministro dell’Interno Eskandar Momeni e il ministro dell’Intelligence Esmail Khatib.

Nel frattempo, in Iraq, sei militari americani hanno perso la vita nello schianto di un aereo cisterna Boeing C-135 Stratolifter nell’ovest del Paese. Centcom ha precisato che l’incidente non sarebbe stato causato da fuoco nemico, ma le indagini sono ancora in corso.

Il gruppo filo-iraniano Resistenza islamica in Iraq ha annunciato ricompense per informazioni sulla posizione dei soldati statunitensi, mentre nella regione di Erbil è morto il maresciallo francese Arnaud Frion durante un attacco. Questi eventi evidenziano come la situazione nella regione rimanga estremamente volatile, con perdite umane e rischio di escalation.

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