Trump ha dichiarato di volere ampliare la portata dei raid per includere obiettivi che vadano oltre le strutture militari e nucleari, ma ha anche chiesto a Israele di non attaccare strutture energetiche vista la crisi del petrolio. L'isola iraniana nel Golfo Persico scamperà anche questa guerra?
Uno degli interrogativi emersi nel corso di questa guerra con l'Iran riguarda il destino dell'isola di Kharg, che domina lo stretto di Hormuz ossia il centro di tutte le tensioni da giorni per lo stop alle esportazioni di petrolio dal Golfo Persico.
Dall'isola che si trova di fronte alla costa nord-orientale dell'Iran, in pieno Golfo Persico all'altezza del Kuwait, passa oltre il 90 per cento delle esportazioni di petrolio iraniano, la maggior parte delle quali è destinata alla Cina.
Per questo Kharg è emersa anche in passato come un potenziale obiettivo per gli Stati Uniti e Israele, ed è considerata tuttora la possibile carta a sorpresa del conflitto.
Cosa sappiamo di quest'isola e cosa significa prenderla di mira per l'economia iraniana e per il mondo?
Kharg: un punto sensibile e facile da colpire
L'isola è stata a lungo considerata una delle risorse strategiche più vulnerabili dell'Iran ma finora non è stata mai toccata.
Eppure è un obiettivo facile poiché la maggior parte delle coste iraniane è troppo bassa per ospitare le petroliere più grandi e Kharg, lunga solo sei chilometri, è situata a circa 25 chilometri a laro della provincia di Bushehr.
Le strutture dell'isola sono molto esposte, con decine di serbatoi di stoccaggio concentrati a sud, insieme a lunghi ormeggi in acque profonde per il carico di superpetroliere, alloggi per i lavoratori e una piccola pista di atterraggio che la collega alla terraferma.
Un articolo di Axios del 7 marzo ha rivelato che l'amministrazione statunitense ha discusso nuovi piani nei confronti dell'Iran, tra cui operazioni di commando per mettere al sicuro le scorte di uranio arricchito della Repubblica Islamica e il possibile controllo dell'isola, che ha una capacità di carico di circa 7 milioni di barili al giorno.
Questo scenario non lo sarebbe un incubo solo per l'Iran e per la Cina. Secondo diversi esperti qualsiasi azione militare per distruggere o prendere il controllo delle infrastrutture dell'isola, infatti, potrebbe anche espandere la guerra e sconvolgere ulteriormente i mercati energetici e indebolire qualsiasi futuro governo iraniano.
Qual è la storia dell'isola di Kharg in Iran
Con il boom dell'estrazione petrolifera nel corso del XX secolo, Kharg è stata trasformata negli anni '60 in un importante terminale di esportazione del greggio e in una struttura di carico vitale.
Negli anni '70, la sua importanza è stata ulteriormente rafforzata quando ha iniziato a ricevere superpetroliere al posto del porto di Abadan, più a nord al confine con l'Iraq, diventando la principale porta petrolifera dell'Iran verso il mondo.
Durante la guerra Iran-Iraq (1980-1988), le forze irachene presero più volte di mira l'isola, causando danni temporanei al terminal petrolifero. Ma Teheran si adattò rapidamente alle nuove circostanze, spostando le spedizioni durante le pause in strutture più piccole sulle isole di Lavan e Siri.
Questa resilienza ha permesso all'isola di riacquistare il suo ruolo centrale dopo la fine della guerra, e di espanderlo. Nel 2022-2025, il terminal era in grado di caricare 10 superpetroliere alla volta e le sue attività si sono ampliate fino a includere la spedizione di fertilizzanti allo zolfo, gas liquido e altri prodotti petroliferi.
Si ritiene che la maggior parte di queste esportazioni sia destinata alla Cina, il principale partner commerciale dell'Iran nonostante le sanzioni. Solo nel 2024, le esportazioni energetiche dell'Iran destinate alla seconda potenza mondiale ammontavano a circa 78 miliardi di dollari.
La minaccia nel mondo
Nello scorso fine settimana, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato di volere espandere la portata della guerra oltre gli obiettivi militari e nucleari, indicando che "nuove regioni e gruppi di persone" potrebbero essere presi di mira. Ma la Casa Bianca ha rifiutato di commentare la sua strategia specifica per Kharg.
Il leader dell'opposizione israeliana, Yair Lapid, ha chiesto esplicitamente di prendere di mira l'isola, scrivendo sulla piattaforma X: "Israele dovrebbe distruggere tutti i campi petroliferi e l'industria energetica iraniana sull'isola di Kharg. Questo porterà al collasso dell'economia iraniana e alla caduta del regime".
Gli analisti ritengono che l'isola possa essere distrutta in diversi modi, per esempio colpendo le attrezzature di carico delle navi, come pompe e tubi, i serbatoi di stoccaggio o addirittura interrompendo gli oleodotti sottomarini che trasportano il petrolio sull'isola.
La Repubblica islamica ha avvertito che prendere di mira il suo settore petrolifero potrebbe indurla a compiere ritorsioni contro le strutture energetiche degli Stati del Golfo.
Le Guardie della Rivoluzione Islamica (Irgc, o Pasdaran) hanno dichiarato di avere l'intelligence e la capacità operativa per colpire tali strutture se gli attacchi alle infrastrutture iraniane dovessero continuare. Il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Baqer Qalibaf, ha inoltre sottolineato che se si continuerà a colpire le infrastrutture iraniane si risponderà con una risposta che colpirà le strutture energetiche degli avversari.
Finora, le forze statunitensi e israeliane hanno diviso l'attacco geografico: gli aerei israeliani hanno preso di mira l'Iran occidentale e centrale, mentre le forze statunitensi sono responsabili del fianco meridionale e delle acque territoriali della Repubblica islamica, che comprendono l'isola di Kharg.
Perché non è stata attaccata dagli Usa né da Israele?
Sebbene possa essere una "preda pregiata" in questa guerra, il Centro per gli studi strategici e internazionali (Csis) di Washington ha stimato che colpire o disturbare l'isola potrebbe far salire i prezzi di 10 o persino 100 dollari al barile, innescando un'ulteriore spirale nella crisi energetica in corso.
Eckel Doran, senior fellow dell'Hudson Institute ed ex funzionario statunitense, ha affermato che Washington ha da tempo tracciato una linea rossa intorno all'isola di Kharg, che è stata evitata anche durante la guerra di 12 giorni tra Israele e Iran dello scorso anno.
"L'amministrazione non vuole distruggere le fondamenta economiche dell'Iran dopo la guerra", ha detto Duran, sottolineando che la Casa Bianca sta affrontando le pressioni interne dovute all'aumento dei prezzi dei carburanti in vista delle elezioni di midterm, e qualsiasi grave interruzione delle esportazioni di petrolio dell'Iran potrebbe portare a maggiori perturbazioni nei mercati globali.
L'isola di Kharg rimane quindi una carta nelle mani di Washington e Tel Aviv e al contempo un potenziale boomerang. Tra il calcolo dei profitti e delle perdite, i timori di un collasso dell'economia iraniana da un lato e l'aumento dei prezzi globali del petrolio dall'altro, la decisione di colpire o risparmiare l'isola sembra un delicato gioco di equilibri.
Kharg rimarrà al sicuro dai missili per proteggere i mercati o diventerà la scintilla che ridisegna la mappa energetica del mondo?