Un attacco all’alba a Nabatiyeh ha chiuso una settimana di crescente ostilità e scambi tra USA e Iran. Israele respinge il cessate il fuoco con Hezbollah chiesto da Teheran, e i bombardamenti hanno svuotato il confine sud del Libano
Caccia israeliani hanno condotto un attacco aereo nella zona di Nabatiyeh, nel sud del Libano, venerdì mattina.
Una densa colonna di fumo si è alzata all'orizzonte, mentre le ostilità continuano ad aggravarsi. L’attacco all'alba è arrivato dopo giorni di violenze regionali sempre più intense, che hanno devastato le comunità locali e costretto una parte significativa della popolazione a fuggire.
L’attacco di venerdì mattina è seguito a un giovedì caotico, segnato da un secondo giorno consecutivo di scambi di colpi tra Stati Uniti e Iran.
Il botta e risposta militare è iniziato dopo che il presidente statunitense Donald Trump aveva avvertito che Teheran avrebbe pagato un prezzo salato per quelli che Washington definisce negoziati in stallo.
Nel frattempo, i raid israeliani sono proseguiti per tutta la notte fino a venerdì in tutto il sud del Libano. Nelle cittadine di Marjayoun e Qlayaa gli abitanti continuano a subire le conseguenze delle operazioni militari in corso.
Secondo quanto riferisce l’agenzia AP, le strade sono quasi deserte, percorse solo da pochi veicoli e da qualche residente a piedi.
Alcuni negozi restano aperti, ma ogni pochi metri un edificio distrutto o un’auto bruciata ricordano il pericolo imminente. Le famiglie cristiane che hanno scelto di restare nell’area di confine raccontano di vivere nella paura costante. Molti non osano nemmeno uscire di casa per svolgere le attività quotidiane.
Numerose vittime segnalate a Sidone e Tiro
Giovedì un attacco israeliano ha ferito dieci membri del personale di un ospedale nella città libanese di Tiro.
Nelle stesse ore, le campagne aeree hanno preso di mira diverse aree nel sud del Libano e un villaggio nella regione di Baalbek, a est, lontano dal confine israeliano.
Tutti e tre gli ospedali sono stati danneggiati da attacchi simili dall’inizio dell’ultima guerra tra Hezbollah e Israele, all’inizio di marzo. L’escalation si è innestata su un’ondata di attacchi mortali avvenuti mercoledì, iniziata poco dopo che l’esercito israeliano aveva avvertito i residenti di lasciare alcune zone di confine.
Mercoledì pomeriggio una grande colonna di fumo è stata vista alzarsi sopra il villaggio libanese meridionale di Houmin, dopo attacchi mirati contro quelle che l’esercito israeliano ha descritto come infrastrutture di Hezbollah.
Più a ovest l’operazione si è rivelata letale: un raid aereo su un villaggio a est di Tiro ha ucciso almeno sei persone, secondo l’agenzia di stampa nazionale libanese.
Mercoledì altre due persone sarebbero state uccise da un attacco di droni israeliani contro un’auto nella città meridionale di Sidone.
Le Forze di difesa israeliane (IDF) hanno affermato che gli attacchi di mercoledì hanno colpito esclusivamente siti di infrastrutture di Hezbollah e ucciso miliziani a Tiro e in altre zone del sud del Libano.
In un messaggio video diffuso mercoledì, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato che le Forze di difesa israeliane (IDF) hanno eliminato quasi 10.000 combattenti di Hezbollah e che l’esercito sta «sgomberando sistematicamente» le forze sostenute dall’Iran.
La diplomazia in stallo alimenta l’escalation militare
L’intensificarsi delle operazioni militari arriva mentre i canali diplomatici restano bloccati.
Teheran continua a sostenere che qualsiasi accordo globale per porre fine alla guerra tra Iran, Stati Uniti e Israele debba prevedere anche la cessazione immediata dei combattimenti tra Israele e il suo alleato libanese, Hezbollah.
Israele ha invece intensificato la propria campagna militare contro il gruppo armato, respingendo le richieste di un cessate il fuoco legato a un accordo più ampio. Il conflitto, riesploso a marzo, avrebbe causato finora oltre 3.500 morti e lo sfollamento di circa un milione di persone in Libano, secondo le stime disponibili.