Aumento di velivoli militari statunitensi nella base di Lajes, nelle Azzorre: cosa succede, il contesto geopolitico e cosa prevede l’accordo tra Portogallo e Stati Uniti
Mercoledì pomeriggio la base aerea di Lajes in Portogallo, situata sull’isola di Terceira nell’arcipelago delle Azzorre, ha registrato un aumento del traffico di velivoli militari statunitensi. A segnalarlo è stata l’agenzia di stampa Lusa, che ha riferito di diversi jet da combattimento decollati per brevi missioni e poi rientrati alla base.
Secondo la stessa fonte, nello scalo erano presenti undici aerocisterne KC-46 Pegasus, dodici caccia F-16 Viper e un aereo cargo C-17 Globemaster III.
L’intensificazione delle operazioni è stata documentata anche dalla pagina social Asas dos Açores sulla piattaforma Facebook, che ha diffuso un video dell’atterraggio di un rifornitore prodotto dalla statunitense Boeing e del successivo decollo di quattro F-16 per circa 45 minuti, seguito dalla partenza definitiva di altri quattro velivoli.
Non si tratta tuttavia di un episodio isolato. Già a metà giugno, come riportato all’epoca da Euronews, si era osservato un aumento simile dei movimenti nella base atlantica.
L’emittente regionale RTP Açores aveva spiegato che l’incremento era legato a operazioni logistiche e di trasporto personale, nel momento in cui gli Stati Uniti ritiravano personale non essenziale dal Medio Oriente durante l’escalation del conflitto tra Israele e Iran nella cosiddetta guerra dei 12 giorni, combattuta tra il 13 e il 24 giugno 2025.
Pochi giorni dopo quelle notizie, il 21 e 22 giugno, l’aviazione americana colpì strutture nucleari iraniane, alimentando i timori di ulteriori attacchi contro infrastrutture strategiche di Teheran. Il giorno successivo la risposta iraniana prese di mira la base di Al-Udeid in Qatar, installazione gestita dagli Stati Uniti.
Interpellate sulle attività più recenti, le autorità militari statunitensi presenti a Lajes e il ministero della Difesa portoghese non hanno fornito commenti, mentre il ministero degli Esteri ha declinato ogni dichiarazione. In una risposta a Lusa, sia il Dipartimento di Stato che il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti hanno ribadito che il Comando europeo americano riceve regolarmente personale e velivoli in transito secondo accordi con alleati e partner, senza poter entrare in dettagli per motivi di sicurezza operativa.
Il contesto resta delicato. Secondo la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, esisterebbero “molte ragioni” per valutare un attacco contro l’Iran, e Teheran dovrebbe raggiungere un accordo con Donald Trump per evitarlo.
Cosa prevede l’Accordo tecnico di Lajes
Da decenni Washington dispone di un accordo bilaterale con il Portogallo che consente l’utilizzo della base, nell’ambito della cooperazione militare tra i due Paesi membri della Nato. In base a questo quadro, spiega il giurista Francisco Pereira Coutinho della Nova School of Law, l’uso dell’installazione avviene in modo sostanzialmente ordinario, senza compromettere la sovranità portoghese su territorio e spazio aereo.
L’intesa autorizza gli Stati Uniti a utilizzare le strutture per operazioni legate all'Alleanza atlantica e a far transitare i propri velivoli nello spazio aereo delle Azzorre, purché le autorità portoghesi siano informate in anticipo. Viene inoltre previsto che Lisbona valuti positivamente richieste connesse a missioni approvate in ambito internazionale, mentre per impieghi non contemplati è necessaria autorizzazione preventiva.
Secondo Coutinho, la minaccia statunitense di usare la forza contro l’Iran porrebbe questioni di diritto internazionale, perché il ricorso alla forza è vietato dalla Carta delle Nazioni Unite. In caso di operazioni ritenute illecite, l’utilizzo della base richiederebbe almeno un consenso esplicito o tacito del governo portoghese. Sebbene sia improbabile che l’infrastruttura atlantica venga impiegata per attacchi diretti - data la distanza geografica - essa potrebbe essere coinvolta in missioni logistiche o di rifornimento, con conseguenze politiche e giuridiche.
Il giurista cita il caso di Paesi del Golfo e dell’Arabia Saudita che avrebbero espresso contrarietà a un uso diretto delle proprie basi, pur lasciando aperta la possibilità di supporti indiretti. In situazioni analoghe, l’impiego diretto di infrastrutture straniere può comportare responsabilità condivise: come accaduto quando la Russia attaccò l’Ucraina anche attraverso il territorio della Bielorussia.
La questione si inserisce in un più ampio dibattito sulla responsabilità internazionale degli Stati: consentire che il proprio territorio sia utilizzato per operazioni contrarie al diritto internazionale, osserva l’esperto, può implicare conseguenze politiche e legali significative.