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Israele reintroduce la registrazione dei terreni in Cisgiordania, per i critici apre all'annessione dei territori palestinesi

Soldati israeliani durante un'operazione militare in un mercato all'interno del campo profughi di Balata, in Cisgiordania, domenica 1° febbraio 2026.
Soldati israeliani durante un'operazione militare in un mercato all'interno del campo profughi di Balata, in Cisgiordania, domenica 1° febbraio 2026. Diritti d'autore  AP Photo
Diritti d'autore AP Photo
Di يورونيوز
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Il governo israeliano ha deciso domenica di avviare il processo di registrazione dei terreni della Cisgiordania, interrotto dopo l'occupazione del 1967. Per l'esecutivo servirà a chiarire la situazione, per i critici è un modo di erodere ulteriormente il controllo palestinese

Il governo israeliano ha approvato domenica una misura che prevede la registrazione della proprietà di terreni in Cisgiordania, un obbligo che non vigeva dall'occupazione del 1967 e che rischia di sottrarre un'ampia parte del territorio ai palestinesi.

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Secondo l'emittente israeliana Kan, la proposta è stata avanzata dal ministro israeliano della Giustizia, Yariv Levin, da quello delle Finanze, Bezalel Smotrich e da quello della Difesa, Yisrael Katz, che hanno emesso una dichiarazione congiunta dopo l'approvazione da parte dell'esecutivo.

Secondo la dichiarazione, la decisione mira a "chiarire" i diritti di proprietà fondiaria nell'area e a ridurre le controversie legali, conferendo al ministero della Giustizia l'autorità di supervisionare questi terreni. Si tratta di "una risposta appropriata alle misure di insediamento illegale promosse dall'Autorità Palestinese nell'Area C, in violazione della legge e degli accordi", si legge ancora nel testo.

Come stabilito dagli accordi di Oslo, l'area C della Cisgiordania è sotto controllo militare israeliano, rispetto alla B a controllo misto e alla A, in cui ricadono i principali centri palestinesi, gestita dall'Autorità nazionale Palestinese. L'area include la maggior parte della valle del Giordano e dunque il confine con la Giordania.

Secondo i ministri israeliani il provvedimento consentirà di prevenire le violazioni palestinesi nell'area. Opposta la posizione dei critici, che sostengono come sia l'ennesima misura per legittimare l'appropriazione di terra da parte di Israele, i cui insediamenti e avamposti illegali erodono costantemente il controllo palestinese della Cisgiordania.

Soldati israeliani durante un'operazione militare nel campo profughi di Balata, in Cisgiordania, domenica 1° febbraio 2026.
Soldati israeliani durante un'operazione militare nel campo profughi di Balata, in Cisgiordania, domenica 1 febbraio 2026. AP Photo

Escalation degli insediamenti in Cisgiordania

La registrazione dei terreni in Cisgiordania, occupata da Israele nel 1967 dopo la Guerra dei Sei giorni, era stata prevista nel 1949 durante il mandato britannico di Palestina e riguardava circa il 30 per cento della sua superficie. Di conseguenza, circa il 70 per cento della Cisgiordania è “completamente non registrato”, secondo alcuni esperti.

Il governo israeliano negli ultimi mesi ha accelerato l'approvazione dei piani di insediamento nei territori occupati palestinesi e accresciuto i poteri dell'autorità militare a discapito di quella palestinese, al fine di promuovere quella che gli analisti descrivono come "annessione de facto" della Cisgiordania.

Commentando la decisione, il ministro della Difesa Katz ha parlato di "una misura di sicurezza e di governo di base volta a garantire il controllo, l'applicazione della legge e la piena libertà di funzionamento dello Stato di Israele nell'area".

Da parte sua, Smotrich ha affermato che la decisione consentirà agli israeliani si essere "responsabili della nostra terra", facendo riferimento a un presunto diritto di Israele su quella che l'ala oltranzista del Paese chiama con il nome biblico, Giudea e Samaria.

Alla fine dello scorso anno, il ministro delle Finanze aveva annunciato lo stanziamento di oltre 1,1 miliardi di shekel per finanziare la creazione di ulteriori insediamenti e l'espansione degli avamposti esistenti.

Una settimana fa il Consiglio ministeriale israeliano per gli Affari politici e di sicurezza ha approvato anche un pacchetto di misure volte ad espandere i poteri di controllo e supervisione israeliani alle aree classificate A e B secondo gli accordi di Oslo, con il pretesto di regolare le costruzioni e le violazioni idriche e di proteggere i siti archeologici e ambientali.

Il Consiglio ha descritto queste decisioni come "le più importanti degli ultimi 58 anni", sostenendo che esse sanciscono di fatto la sovranità di Israele sulla terra e affermano il "diritto del popolo ebraico ad essa".

Queste misure consentono demolizioni e confische di proprietà palestinesi in aree precedentemente sotto il controllo dell'Autorità Palestinese, oltre a facilitare la costruzione di insediamenti e ad espandere l'influenza israeliana sul territorio, nonostante la loro contraddizione con gli accordi di Oslo.

Anp, Lega Araba e Onu preoccupati per le ripercussioni della decisione

"Israele ha intensificato la confisca delle terre palestinesi attraverso ordini militari, raggiungendo livelli record nel 2025", ha commentato ad Al Jaazera un'ong israeliana per i diritti, Bimkom, e ora "sistematizza l'espropriazione delle terre palestinesi per promuovere l'espansione degli insediamenti israeliani e consolidare il regime di apartheid”.

Bimkom ha denunciato che la registrazione dei titoli di proprietà fondiaria sia già stata reintrodotta a Gerusalemme Est e una ricerca interna ha rilevato che solo l'1 per cento dei terreni della parte orientale della città è intestato a palestinesi, mentre il resto è passato sotto il controllo dello Stato israeliano o di proprietari privati israeliani.

L'emittente qatarina ha aggiunto inoltre come potrebbe essere difficile per i palestinesi della Cisgiordania provare la proprietà di terre e case visto che molti documenti sono stati emessi da autorità non più esistenti e molti di loro sono rifugiati della prima guerra arabo-israeliana del 1948.

La scorsa settimana la Lega Araba ha tenuto una riunione d'emergenza al Cairo per discutere le mosse israeliane relative al dossier di annessione, su richiesta dell'Autorità nazionale palestinese.

L'Anp ha dichiarato in una nota domenica che questi provvedimenti sono una "grave escalation e una palese violazione del diritto internazionale".

I leader dei Paesi arabi hanno chiesto al presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, di "mantenere la sua promessa di impedire a Israele di annettere la Cisgiordania occupata" e dichiarato che "tutte le decisioni israeliane volte a confiscare la terra e a modificarne lo status giuridico e la composizione demografica sono nulle".

Da parte sua l'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Türk, ha invitato Israele a revocare le decisioni.

Si tratta di "un'ulteriore misura da parte delle autorità israeliane per rendere impossibile uno Stato palestinese sostenibile", ha affermato Türk aggiungendo che rappresenta "una violazione del diritto del popolo palestinese all'autodeterminazione".

Secondo l'Alto rappresentate queste misure "accelereranno senza dubbio l'espropriazione e il trasferimento forzato dei palestinesi e l'insediamento di ulteriori insediamenti israeliani illegali", oltre a "privare ulteriormente i palestinesi delle loro risorse naturali e a limitare il loro godimento di altri diritti umani".

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