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Davos, Zelensky annuncia vertice Usa-Russia-Ucraina negli Emirati

Il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy fa una pausa mentre pronuncia un discorso alla riunione annuale del World Economic Forum di Davos, 22 gennaio 2026
Il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy fa una pausa mentre pronuncia un discorso alla riunione annuale del World Economic Forum di Davos, 22 gennaio 2026 Diritti d'autore  AP Photo
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Di Aleksandar Brezar
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Zelensky annuncia un vertice Usa-Russia-Ucraina negli Emirati che dovrebbe tenersi nella giornata di venerdì e di sabato. E da Davos attacca l’Europa: “Smarrita e incapace di decidere”. I documenti per la pace sono quasi pronti

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha annunciato che il primo incontro trilaterale tra Stati Uniti, Russia e Ucraina si terrà tra domani e dopodomani negli Emirati Arabi Uniti, aprendo uno spiraglio diplomatico dopo mesi di stallo.

“Spero che gli Emirati ne siano a conoscenza. Sì. A volte riceviamo delle sorprese da parte americana”, ha dichiarato rispondendo a una domanda dei giornalisti al World Economic Forum di Davos.

Zelensky ha definito “positivo” l’incontro avuto oggi con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, sottolineando che i documenti per porre fine al conflitto sono ormai in fase avanzata. “I documenti volti a porre fine a questa guerra sono quasi pronti, e questo è davvero importante. L’Ucraina sta lavorando con assoluta onestà”, ha affermato, aggiungendo che “la Russia deve essere pronta a porre fine a questa guerra”.

Nonostante l’apertura diplomatica, il discorso del leader ucraino a Davos è stato segnato da una dura critica all’Europa, accusata di indecisione, frammentazione e incapacità di agire come vera potenza politica di fronte alla guerra e alle crescenti minacce globali.

L'Europa fragile, secondo Zelensky

Un’Europa indecisa, frammentata e incapace di difendersi davvero. È questo il quadro tracciato dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky nel suo intervento alWorld Economic Forum di Davos, dove ha espresso una critica durissima all’atteggiamento del continente di fronte alla guerra in Ucraina e alle crescenti tensioni geopolitiche globali.

Secondo Zelensky, l’Europa sembra intrappolata in un ciclo infinito di esitazioni, incapace di passare da dichiarazioni di principio a decisioni concrete. “Tutti ricordano il film Il giorno della marmotta, ma nessuno vorrebbe vivere così”, ha detto. “Eppure è proprio così che viviamo oggi: ripetendo le stesse cose per settimane, mesi e anni”.

La Groenlandia e il messaggio di debolezza

Nel suo discorso, il leader ucraino ha puntato il dito contro la risposta europea alla crisi in Groenlandia, definendola simbolo di una strategia priva di visione. Zelensky ha criticato apertamente l’idea di schierarepiccoli contingenti militari nel territorio artico.

“Se si inviano 14 o 40 soldati in Groenlandia, a cosa serve? Che messaggio trasmette?”, ha chiesto. “Qual è il segnale per Putin, per la Cina? E soprattutto per la Danimarca, vostro stretto alleato? Quaranta soldati non proteggono nulla”.

A distanza di un anno dal suo ultimo intervento a Davos, in cui aveva esortato l’Europa a imparare a difendersi da sola, Zelensky ha sottolineato che “non è cambiato nulla”.

Un continente frammentato

Secondo il presidente ucraino, l’Europa continua a percepirsi più come uno spazio geografico e culturale che come una vera potenza politica. “Rimane un caleidoscopio frammentato di piccole e medie potenze”, ha affermato, incapace di reagire in modo unitario alle sfide globali.

Zelensky ha anche criticato il tentativo europeo di influenzare il presidente statunitense Donald Trump, definendolo inutile. “L’Europa sembra smarrita nel cercare di convincere il presidente degli Stati Uniti a cambiare. Ma lui non cambierà. Trump ama ciò che è. Dice di amare l’Europa, ma non ascolterà questa Europa”.

Armi, sanzioni e doppi standard

Il leader ucraino ha espresso frustrazione per la riluttanza occidentale nel fornire all’Ucraina sistemi d’arma avanzati, rivelando che alcuni diplomatici avrebbero consigliato di non menzionare nemmeno i missili Tomahawk agli americani “per non rovinare l’atmosfera”.

“Oggi colpiscono l’Ucraina. Domani potrebbe essere un Paese della Nato”, ha avvertito, riferendosi ai missili russi. Secondo Zelensky, sarebbe più semplice ed efficace colpire alla radice la produzione bellica russa, tagliando i componenti necessari o distruggendo le fabbriche che producono missili.

Ha poi denunciato la mancata reazione europea alla repressione in Iran, che ha causato migliaia di morti tra i manifestanti. Un silenzio che contrasta, a suo dire, con il trattamento riservato ad altri regimi. “Maduro è sotto processo a New York. Putin no. È libero, combatte e chiede indietro i suoi soldi congelati in Europa”.

Zelensky si è chiesto perché gli Stati Uniti possano sequestrare petroliere della flotta ombra russa, mentre l’Europa non riesca a fare altrettanto. “Se Putin non ha soldi, non c’è guerra per l’Europa”, ha dichiarato.

Garanzie di sicurezza e il ruolo decisivo degli Usa

Sul fronte diplomatico, il presidente ucraino ha spiegato che i documenti sulle garanzie di sicurezza postbelliche sono “quasi pronti”, ma ha ribadito che senza il coinvolgimento diretto degli Stati Uniti qualsiasi accordo rischia di essere inefficace.

“Nessuna garanzia di sicurezza funziona senza gli Stati Uniti. Serve l’appoggio del Presidente Trump”, ha detto.

Zelensky è arrivato a Davos dopo giorni drammatici in Ucraina, con oltre metà di Kiev rimasta senza elettricità a seguito di intensi bombardamenti russi. Mercoledì circa 4.000 edifici della capitale erano senza riscaldamento, mentre le temperature scendevano fino a -20 gradi, nel pieno dell’inverno più rigido degli ultimi anni.

“Voglio fermarla. È una guerra orribile”, ha dichiarato Trump a Davos, ribadendo l’intenzione di porre fine al conflitto. Tuttavia, dopo un anno di pressioni diplomatiche, gli sforzi statunitensi non hanno ancora prodotto risultati concreti.

Intanto, le richieste di Trump sulla Groenlandia hanno oscurato il dibattito sull’Ucraina, suscitando la preoccupazione della Nato. “La questione principale non è la Groenlandia, è l’Ucraina”, ha avvertito il segretario generale Mark Rutte. “Rischiamo di perdere di vista l’essenziale”.

Un monito che rafforza il messaggio centrale di Zelensky: senza scelte coraggiose e una strategia comune, l’Europa continuerà a ripetere gli stessi errori, mentre la guerra prosegue alle sue porte.

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