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Guerra a Gaza: Trump invita 60 leader a partecipare al Board of Peace, scontento di Israele

Il presidente Usa Donald Trump
Il presidente Usa Donald Trump Diritti d'autore  Copyright 2026 The Associated Press. All rights reserved.
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Di Euronews
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Il presidente statunitense ha inviato 60 lettere a leader di tutto il mondo invitandoli a prendere parte al comitato che lavorerà per assicurare la pace nella Striscia. Tra gli invitati anche Paesi Ue, Egitto, Turchia e Giordania. Scontento da parte di Israele per la presenza di "Paesi ostili"

Donald Trump ha formalizzato la nascita del Board of Peace, inviando lettere di invito a 60 leader mondiali per delineare il futuro di Gaza. Tra i destinatari figurano capi di Stato come l'egiziano Al-Sisi, l'argentino Milei e il premier canadese Carney, oltre a una proposta estesa anche all'Italia.

L'ambizione americana è trasformare questo organismo in una realtà capace di sostituire l'Onu, intervenendo non solo in Medio Oriente ma anche in scenari critici come l'Ucraina e il Venezuela. Javier Milei ha già espresso un entusiastico sostegno pubblico, definendo l'adesione un grande onore per la sua nazione e pubblicando su X la lettera inviata da Trump.

Cosa prevede il piano di Trump per il Board della Pace

La struttura del progetto poggia su tre pilastri fondamentali: il Board della Pace guidato da Trump, un comitato esecutivo consultivo e un gruppo di tecnocrati palestinesi per la gestione interna. L'Italia, attraverso le parole della presidente Giorgia Meloni da Seul, ha confermato la volontà di giocare un ruolo di primo piano in questo nuovo assetto diplomatico.

Anche la Giordania ha ricevuto l'invito per re Abdullah II, confermando che i documenti sono in fase di revisione legale. Questo organismo eterogeneo mira a riunire nazioni diverse sotto la guida statunitense per costruire una stabilità che sia finalmente duratura.

Tensione con Israele per la partecipazione di "Paesi ostili"

Tuttavia, l'iniziativa ha scatenato l'immediata reazione di Israele, rimasto scontento per la mancata consultazione preventiva sulla composizione dei comitati. Benjamin Netanyahu ha espresso una ferma opposizione, contestando in particolare la presenza di figure legate a Turchia e Qatar, nazioni ritenute ostili agli interessi israeliani.

Il primo ministro ha convocato d'urgenza i partner della sua coalizione, inclusi i leader della destra radicale Smotrich e Ben Gvir, per analizzare la situazione. La tensione è salita al punto che il ministero degli Esteri israeliano è stato incaricato di contestare formalmente le nomine con Washington.

Nonostante le proteste di Tel Aviv, la Casa Bianca sembra intenzionata a proseguire senza sosta, rivendicando la totale autonomia nella gestione del dossier Gaza. Fonti americane hanno ribadito che il piano è uno "show" degli Stati Uniti e che Netanyahu non è stato consultato poiché non avrebbe voce in capitolo sulla strategia di stabilizzazione

L'amministrazione Trump ha suggerito al premier israeliano di concentrarsi sulla minaccia iraniana, lasciando che siano gli Usa a gestire la ricostruzione territoriale. Gli Stati Uniti si dicono convinti della bontà del loro metodo, respingendo le obiezioni e procedendo verso l'attuazione del piano.

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