Trump ha comunicato la decisione con effetto immediato di dazi al 25 per cento sul commercio con l'Iran. L'Italia è tra i maggior partner commerciali. La Casa Bianca vuole spingere gli alleati a mettere pressione sul regime per fermare le proteste
Donald Trump ha annunciato sui social media che imporrà dazi "con effetto immediato" del 25 per cento sui Paesi che fanno affari con l'Iran, il primo intervento degli Stati Uniti contro il regime per fermare la repressione delle proteste.
Il presidente Usa aveva parlato di "opzioni concrete" che la Casa Bianca stava valutando con i vertici politici e militari, una gamma di interventi che poteva andare appunto dalle sanzioni commerciali all'uso della forza.
L'obiettivo è fermare la repressione delle proteste di piazza il cui tragico bilancio, secondo le stime di diverse organizzazioni per i diritti va da circa 600 (Human Rights Activists News Agency) a oltre 2mila morti (Fondazione Narges) incluse decine di membri delle forze di sicurezza.
"Con effetto immediato, qualsiasi Paese che faccia affari con la Repubblica islamica dell'Iran pagherà una tariffa del 25% su tutti gli affari che vengono fatti con gli Stati Uniti d'America", ha scritto Trump lunedì in un post sul social Truth, "questo ordine è definitivo".
Chi fa più affari con Teheran
La Casa Bianca non ha fornito altri dettagli sull'annuncio di Trump. La portavoce, Karoline Leavitt, ha solo confermato che l'inviato speciale per il Medio Oriente, Steve Witkoff, sarà uno dei principali interlocutori di Teheran, che ha comunicato l'apertura di un canale di comunicazione con Washington.
Secondo i dati più recenti della Banca Mondiale, nel 2022 l'Iran ha esportato prodotti verso 147 partner commerciali. Cina, Emirati Arabi Uniti, Turchia, Brasile e Russia sono tra le economie con maggiori relazioni con l'Iran.
L'export dell'Italia verso l'Iran valeva 663 milioni di euro nel 2024, secondo l'Osservatorio economico del governo italiano. Un ammontare significativo, per quanto dimezzato rispetto al 2017 quando, vigendo ancora l'accordo sul nucleare, l'Italia era uno dei primi partner commerciali di Teheran.
L'ambasciata cinese a Washington ha criticato la decisione, affermando che la Pechino adotterà “tutte le misure necessarie” per salvaguardare i propri interessi e si opporrà a “qualsiasi sanzione unilaterale illegittima e giurisdizione extraterritoriale”.
“La posizione della Cina contro l'imposizione indiscriminata di dazi è coerente e chiara. Le guerre tariffarie e commerciali non hanno vincitori, e la coercizione e la pressione non possono risolvere i problemi”, ha affermato un portavoce dell'ambasciata su X.
Il Giappone e la Corea del Sud stanno monitorando attentamente gli sviluppi in Iran, hanno dichiarato martedì i due Paesi che lo scorso anno hanno concluso accordi sui dazi commerciali con gli Stati Uniti.
Quali opzioni rimangono sul tavolo contro l'Iran
Il vicepresidente Usa JD Vance, il segretario di Stato Marco Rubio e i principali funzionari del Consiglio di Sicurezza Nazionale della Casa Bianca si riuniscono da giorni per sviluppare una "suite di opzioni", dall'approccio diplomatico agli attacchi militari, da presentare a Trump nei prossimi giorni.
Secondo media Usa, il Pentagono ha discusso di attacchi missilistici a lungo raggio, così come di operazioni informatiche. Il presidente è stato informato su ogni opzione, ma per ora si soprassiede dopo la richiesta di Teheran di colloqui.
"Quello che si sente pubblicamente dal regime iraniano è molto diverso dai messaggi che l'amministrazione sta ricevendo privatamente, e credo che il presidente abbia interesse a esplorare questi messaggi", ha dichiarato Leavitt.
"Tuttavia, detto questo, il presidente ha dimostrato di non temere di usare le opzioni militari se e quando lo riterrà necessario, e nessuno lo sa meglio dell'Iran", ha aggiunto Leavitt lunedì.