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L'Iran convoca gli ambasciatori europei mentre si aggrava il bilancio della repressione

Manifestanti a Teheran, il 9 gennaio 2026
Manifestanti a Teheran, il 9 gennaio 2026 Diritti d'autore  AP Photo
Diritti d'autore AP Photo
Di Gavin Blackburn
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Nel tentativo di rispondere alle manifestazioni di protesta, il governo ha indetto raduni in tutto il Paese a sostegno della Repubblica islamica: l'ayatollah Ali Khamenei ha dichiarato che la grande partecipazione è un "avvertimento" agli Stati Uniti

Lunedì l'Iran ha convocato a Teheran i diplomatici di Francia, Germania, Italia e Regno Unito per contestare quello che ha definito il sostegno di questi Paesi alle proteste che hanno scosso la Repubblica islamica.

Ai rappresentanti delle nazioni europee è stato mostrato un video dei danni causati dai "rivoltosi" ed è stato chiesto ai loro governi di "ritirare le dichiarazioni ufficiali a sostegno dei manifestanti", ha affermato il ministero in una dichiarazione citata dalla televisione di Stato.

"Estremamente difficile verificare in modo indipendente il bilancio delle vittime"

L'ondata di condanne da parte dei governi occidentali arriva dopo che l'Iran Human Rights (IHR), con sede in Norvegia, ha dichiarato lunedì che almeno 648 manifestanti sarebbero stati uccisi nella repressione del movimento di protesta da parte delle forze di sicurezza iraniane. Il gruppo ha precisato che il bilancio reale potrebbe essere molto più alto.

"La comunità internazionale ha il dovere di proteggere i manifestanti civili dalle uccisioni di massa da parte della Repubblica islamica", ha dichiarato il direttore dell'IHR Mahmood Amiry-Moghaddam, commentando il nuovo conteggio dei morti accertato.

La stessa organizzazione ha aggiunto che "secondo alcune stime, potrebbero essere state uccise più di seimila persone", ma ha avvertito che il blackout di internet di quasi quattro giorni imposto dalle autorità iraniane rende "estremamente difficile verificare in modo indipendente queste notizie".

Manifestanti ballano attorno a un falò in piazza a Teheran, il 9 gennaio 2026
Manifestanti ballano attorno a un falò in piazza a Teheran, il 9 gennaio 2026 AP Photo

La condanna dei governi occidentali

Il presidente francese Emmanuel Macron ha denunciato su X quella che ha definito "violenza di Stato" contro i manifestanti iraniani, "che colpisce indiscriminatamente donne e uomini iraniani che chiedono coraggiosamente il rispetto dei loro diritti". "Il rispetto delle libertà fondamentali è un requisito universale e noi siamo al fianco di chi le difende", ha aggiunto.

Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha dichiarato che l'uso di "violenza sproporzionata e brutale" da parte dell'Iran contro i manifestanti è "un segno di debolezza. Condanniamo questa violenza con la massima fermezza. Non è un'espressione di forza".

Una manifestazione davanti alla Porta di Brandeburgo a Berlino, l'11 gennaio 2026
Una manifestazione davanti alla Porta di Brandeburgo a Berlino, l'11 gennaio 2026 AP Photo

A Berlino, un portavoce del ministero degli Esteri ha dichiarato che la Germania continua a spingere affinché il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche dell'Iran sia considerato un'organizzazione terroristica dall'Unione europea. Il governo tedesco ha fatto sapere si lavorare all'interno dell'Ue al fine di ottenere un consenso su tale questione.

La ministra degli Esteri britannic Yvette Cooper ha chiesto la fine della violenta repressione delle autorità iraniane: "L'uccisione e la brutale repressione di manifestanti pacifici in Iran sono orribili", ha aggiunto in un post su X. Nel quale ha precisato di aver "parlato con il ministro degli Esteri iraniano Aragchi", spiegandogli che "il governo deve immediatamente porre fine alla violenza, sostenere i diritti e le libertà fondamentali e garantire la sicurezza dei cittadini britannici".

L'Ue ha da parte sua dichiarato in un comunicato di valutare se imporre ulteriori sanzioni all'Iran per la repressione delle proteste: "Siamo pronti a proporre nuove e più severe sanzioni a seguito della violenta repressione dei manifestanti", ha dichiarato il portavoce Anouar El Anouni.

Il crollo della valuta iraniana e la crisi economica

Le proteste sono iniziate con la chiusura del bazar di Teheran il 28 dicembre, spinte da un'economia in crisi dopo che la valuta il rial, è crollata ai minimi storici. Ben presto le manifestazioni si sono diffuse fuori dalla capitale in altre parti del Paese, con i cittadini che hanno chiesto un cambio di regime, in una delle più delicate sfide poste alla teocrazia dalla Rivoluzione islamica del 1979.

Alcuni manifestanti hanno scandito "Morte al dittatore!" e "Morte alla Repubblica Islamica!", mentre altri hanno bruciato immagini dell'Ayatollah Ali Khamenei. L'accesso a Internet e le linee telefoniche sono state interrotte quasi subito dopo l'inizio delle proteste, come hanno riferito la società CloudFlare e il gruppo di difesa NetBlocks, che hanno attribuito l'interruzione al governo iraniano.

Negozi chiusi durante le proteste nel bazar principale di Teheran, il 6 gennaio 2026
Negozi chiusi durante le proteste nel bazar principale di Teheran, il 6 gennaio 2026 AP Photo

Manifestazioni anche a favore del governo

Nel tentativo di riprendere in mano l'iniziativa, lunedì 12 gennaio il governo ha indetto manifestazioni in tutto il Paese a sostegno della Repubblica islamica. Migliaia di persone hanno riempito la piazza Enghelab (Rivoluzione) della capitale sventolando la bandiera nazionale mentre venivano lette preghiere per le vittime di quelli che il governo ha definito "disordini".

La guida suprema iraniana, Ali Khamenei, ha elogiato i raduni pro-governativi, affermando che la partecipazione rappresenta un "avvertimento" agli Stati Uniti "affinché smettano di ingannare e non si affidino a mercenari infidi". Ciò dopo che il presidente americano Donald Trump ha ripetutamente minacciato di intervenire militarmente se Teheran avesse ucciso i manifestanti.

La Guida suprema iraniana, Ayatollah Ali Khamenei, il 3 gennaio 2026
La Guida suprema iraniana, Ayatollah Ali Khamenei, il 3 gennaio 2026 AP Photo

"Queste massicce manifestazioni, piene di determinazione, hanno sventato i piani dei nemici stranieri che avrebbero dovuto essere portati avanti da mercenari nazionali", ha dichiarato ancora la Guida.

"Impegnati in una guerra contro i terroristi"

Il presidente del Parlamento iraniano ha descritto la risposta all'ondata di proteste che ha attanagliato il Paese come una "guerra contro i terroristi", mentre si rivolgeva a un comizio a Teheran.

L'Iran sta combattendo una "guerra su quattro fronti", ha aggiunto Mohammad Bagher Ghalibaf, elencando la guerra economica, la guerra psicologica, la "guerra militare" con gli Stati Uniti e Israele e "oggi una guerra contro i terroristi".

"La grande nazione iraniana non ha mai permesso al nemico di raggiungere i suoi obiettivi", ha concluso, affiancato dagli slogan "Morte a Israele, Morte all'America" in persiano, e giurando che l'esercito iraniano avrebbe impartito al presidente statunitense Donald Trump "una lezione indimenticabile", in caso di un nuovo attacco.

Risorse addizionali per questo articolo • AP, AFP

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