L’incontro tra il Pontefice e l’ex deputata dell’Assemblea nazionale e leader dell’opposizione all’ex presidente Maduro, segna un cambio di passo nella politica della Santa Sede verso il Venezuela rispetto all’epoca Bergoglio. Al centro dei colloqui anche la liberazione dei detenuti politici
Il faccia a faccia, non annunciato, è avvenuto nella giornata di lunedì al termine delle udienze previste nella mattinata. La Santa Sede non ha diffuso dettagli sul colloquio tra il Pontefice e la Premio Nobel per la Pace María Corina Machado, tenutosi nella biblioteca privata del Vaticano, ma solo alcune foto dell’evento che mostrano Machado in abito scuro e con un rosario al collo.
All'indomani della cattura di Maduro, Papa Leone XIV aveva detto di seguire "Con animo colmo di preoccupazione" gli sviluppi in Venezuela. "Il bene dell'amato popolo venezuelano deve prevalere sopra ogni altra considerazione e indurre a superare la violenza e intraprendere cammini di giustizia e di pace, garantendo la sovranità del Paese”.
Un appello poi ribadito nell'udienza del 9 gennaio al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, quando, facendo cenno al Venezuela, ha esortato a "Costruire una società fondata sulla giustizia, sulla verità, sulla libertà e sulla fraternità e così risollevarsi dalla grave crisi che affligge il Paese da molti anni".
Insieme a questo, Papa Leone ha ricordato l’importanza di “Rispettare la volontà del popolo venezuelano" e "Ad impegnarsi per la tutela dei diritti umani e civili di ognuno e per l'edificazione di un futuro di stabilità e di concordia".
La politica del Vaticano e il Venezuela
“Questa volta rispetto al 2019, quando l’Italia e il Vaticano si dimostrarono prudenti, la posizione della Santa Sede è molto più atlantista. Mentre nel 2019 tutta l’America si schiera con Guaidò contro Maduro, questa volta assistiamo a un’inversione di posizioni. C’è molta chiarezza da parte del Vaticano in favore e a sostegno di Machado, come non ci fu in favore e a sostegno di Guaidò, perché è cambiato Papa”, spiega il vaticanista Piero Schiavazzi.
Secondo Schiavazzi la posizione di Leone è stata chiarita nell’udienza del 9 gennaio con il Corpo diplomatico nel discorso sullo stato del pianeta. “Il Papa non crede all pace imposta dall’alto, crede ad una pace giusta e duratura che nasce dal basso e che non può prescindere dalla democrazia”.
“È vero come direbbe Francesco, continua Schiavazzi, che Machado non ha il consenso perché il Paese è ancora in mano alla classe dirigente collusa con Maduro. I militari sono gli uomini forti nel Paese e Rodriguez è espressone di quest’ultimi. La guida del Paese resta in mano a loro ma la direzione è cambiata. Per Leone invece i principi valgono ancora, in linea con la sua visione augustana del mondo", aggiunge Schiavazzi.
“Corina Machado e il principio di legittimità democratica"
“Leone ha voluto riaffermare il principio secondo cui Machado rappresenta agli occhi della storia il principio di legittimità democratica. A lei non è stato consentito di presentarsi alle elezioni, i militari si sarebbero opposti”.
“Sul piano dei principi, il Papa ha voluto quindi riaffermate che la vincitrice è comunque Machado. Il fatto che l’abbia ricevuta, la dice lunga: non c’era bisogno di un comunicato. A mio giudizio, appena lei ha chiesto il Papa l’ha ricevuta, ecco perché tutto è avvenuto in tempi rapidi”, spiega Schiavazzi.
Machado chiede la liberazione dei prigionieri politici
In una nota diffusa online Machado ha detto di aver sollecitato l’impegno della Santa Sede affinché vengano liberati i detenuti politici ancora incarcerati.
“Oggi ho avuto la benedizione e l’onore di poter incontrare Sua Santità e di esprimergli il nostro ringraziamento per l’attenzione che dedica a quanto accade nel nostro Paese. Gli ho anche trasmesso la forza del popolo venezuelano, che resta saldo e in preghiera per la libertà del Venezuela, e gli ho chiesto di intercedere per tutti i venezuelani che restano sequestrati e scomparsi”, ha dichiarato Machado.
Dopo l’incontro con il Papa, Machado ha avuto un colloquio con Pietro Parolin Segretario di Stato della Santa Sede e nunzio apostolico in Venezuela tra il 2009 e il 2013.
Nei prossimi giorni la politica venezuelana incontrerà Donald Trump alla Casa Bianca e con l’occasione ha detto di voler offrire il suo Nobel al presidente Usa, decisione alla quale si è opposto il Comitato del premio.