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Alberto Trentini, Tajani: "Col cambio di regime in Venezuela speriamo di liberarlo"

Alberto Trentini
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Di Arnold KOKA
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A pochi giorni dal raid statunitense sul Venezuela, l'apprensione per la sorte di Alberto Trentini è alta. Il cooperante è detenuto da più di 400 giorni nel carcere "El Rodeo I" di Caracas

L'operazione militare degli Stati Uniti in Venezuela ha riacceso l'attenzione sul caso di Alberto Trentini, il cooperante italiano di 46 anni che dal 15 novembre 2024 è detenuto a Caracas.

Il cambio di vertice in Venezuela potrebbe facilitare le trattative per la liberazione dell'operatore umanitario. "Stiamo tentando il possibile e l'impossibile", ha affermato il ministro degli Esteri Antonio Tajani. "Con il cambio di regime speriamo di liberarlo".

I raid di Washington potrebbero però generare disordini politici o conflitti interni, con ripercussioni sulla sorte dei detenuti stranieri nel Paese.

Arrestato senza un motivo, senza avvocato e mai sottoposto a processo, Trentini è in carcere da più di 400 giorni.

Trentini è detenuto nel carcere El Rodeo I

Trentini è stato arrestato mentre viaggiava dalla capitale verso Guasdualito, città venezuelana al confine con la Colombia, dopo circa un mese dal suo arrivo nel Paese. Come field operator della Ong francese "Humanity & Inclusion", il cooperante originario di Venezia si occupava di assistere persone con disabilità.

Da allora è detenuto nel carcere El Rodeo I, nella periferia di Caracas. Diverse organizzazioni umanitarie hanno denunciato torture, privazioni di acqua e cibo, isolamento totale e condizioni disumane a cui sono sottoposti i detenuti.

Da El Rodeo i contatti tra detenuti e familiari sono estremamente limitati. Dal giorno del suo arresto Trentini ha ottenuto solo tre brevi telefonate alla famiglia.

A novembre 2025 l'ambasciatore italiano a Caracas, Giovanni De Vito, ha potuto effettuare una visita consolare. Secondo l'ambasciatore, Trentini sarebbe imputato di cospirazione e terrorismo ai danni delle autorità venezuelane, ma le accuse non sono mai state formalizzate.

Insieme ad Alberto Trentini sono detenuti anche circa 15 italiani. La maggior parte di loro ha la doppia cittadinanza, tranne il cooperante e l'imprenditore piemontese Mario Burlò.

Meloni sente Machado

Nonostante i tentativi diplomatici di liberare Trentini, l'Italia non è riuscita a trovare un'intesa con Caracas. A complicare i contatti il fatto che il governo di Giorgia Meloni non ha riconosciuto il regime di Maduro.

I rapporti tra Roma e Caracas sono rimasti ai minimi storici ma con l'intervento di Washington gli equilibri potrebbero cambiare. Meloni ha accolto con favore la cattura di Maduro da parte della Delta Force statunitense, definendo "legittimo" l'attacco.

Domenica la premier ha parlato con la leader dell'opposizione venezuelana e premio Nobel per la pace, María Corina Machado. Al centro del colloquio "l'uscita di scena di Maduro" e la "nuova pagina di speranza per la popolazione". Nessuna dichiarazione su Trentini.

Machado era stata liquidata in fretta da Donald Trump all'indomani del blitz a Caracas: "Non ha abbastanza sostegno e rispetto nel Paese", aveva detto il leader statunitense su una sua possibile presidenza.

Intanto Tajani ha auspicato un'opportunità di trattare con la nuova leadership della presidente ad interim del Venezuela, Delcy Rodríguez: "Speriamo che con la signora Rodríguez sia più facile il dialogo per una persona che non ha commesso alcun reato".

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