Mentre Trump proclama ottimismo sul cessate il fuoco, sul terreno si registrano nuovi attacchi, decine di morti palestinesi e nessun progresso concreto nei negoziati. Il valico di Rafah resta chiuso e il futuro di Gaza è del tutto incerto
L’annunciato accordo di pace per Gaza mostra già segni evidenti di fragilità. A poche ore dalle dichiarazioni trionfalistiche del presidente Donald Trump a Sharm el-Sheikh, il bilancio nella Striscia continua ad aggravarsi: nuovi attacchi, decine di vittime e il valico di Rafah ancora chiuso rendono la vera tregua un obiettivo lontano dalla realtà sul terreno.
Il valico di Rafah chiuso: ancora difficile far entrare nella Striscia di Gaza aiuti umanitari
Hamas ha restituito martedì sera i corpi di quattro ostaggi israeliani, secondo quanto annunciato dalla Croce rossa internazionale e riferito dalle forze di difesa israeliane in una dichiarazione congiunta con lo Shin Bet.
In precedenza, Israele aveva fatto sapere che era in corso una valutazione sulle azioni da intraprendere finché Hamas non consegnerà tutti i corpi delle persone rapite il 7 ottobre 2023. Dal canto suo il gruppo palestinese aveva informato i mediatori che avrebbe trasferito le salme di altri quattro israeliani alle 22 (le 21 in Italia), come riferito all'agenzia di stampa Reuters da un funzionario coinvolto nell'operazione.
Israele ha annunciato che, contrariamente agli accordi, il valico di frontiera di Rafah tra Gaza ed Egitto rimarrà chiuso almeno fino a domani e che il flusso di aiuti verso l'enclave palestinese sarà ridotto fino a quando non saranno consegnati i cadaveri.
La Croce Rossa: "Difficile consegnare tutte le spoglie" con corpi probabilmente sepolti dalle macerie dopo i bombardamenti
Il valico rappresenta l'unico punto di accesso per aiuti e sfollati. La sua chiusura, giustificata appunto con la mancata restituzione di tutte le spoglie degli ostaggi deceduti, aggrava ulteriormente la già disperata situazione umanitaria della popolazione civile, impedendo l’evacuazione dei feriti e l’arrivo di forniture mediche essenziali.
La Croce Rossa ha intanto sottolineato che la restituzione delle salme degli ostaggi è “una sfida enorme” e potrebbe richiedere giorni o settimane, con la possibilità che alcuni corpi non vengano mai ritrovati, sepolti tra le macerie di edifici rasi al suolo dai bombardamenti.
Decine di morti nonostante la tregua, Hamas giustizia gli oppositori in pubblico
Sul campo, la situazione è drammatica. Secondo fonti sanitarie locali, 44 palestinesi sono stati uccisi e 29 feriti nelle ultime 24 ore a causa di attacchi israeliani nella Striscia di Gaza, nonostante la tregua formalmente in vigore.
Tra le vittime, sei persone sono state colpite in raid su Gaza City e Khan Yunis, mentre cinque civili sono stati uccisi a Shujaiya da droni israeliani mentre cercavano di ispezionare le proprie abitazioni distrutte. Altri feriti si registrano a Jabaliya al Balad e nella zona di Al Fakhari, a est di Khan Yunis.
Le forze israeliane hanno dichiarato di aver aperto il fuoco per “neutralizzare una minaccia” dopo aver individuato “sospetti” che cercavano di attraversare la linea di sicurezza.
Si registrano poi decine di morti per via dell'offensiva di Hamas contro i gruppi oppositori, nonché contro le famiglie beduine, che negli ultimi mesi si sono schierate contro i militanti e hanno cercato di garantire la sicurezza dei camion di aiuti umanitari arrivati nella Striscia. Diversi video sui social, verificati da Bbc Verify, mostrano membri di Hamas giustiziare pubblicamente gli oppositori, spesso accusati di tradimento e collusione con Israele.
Il cessate il fuoco terrà?
Nonostante i toni ottimistici di Trump e lo slogan “Peace in the Middle East” esibito al vertice in Egitto, la realtà di Gaza racconta un’altra storia: il cessate il fuoco appare fragile, gli scontri non si sono fermati e i nodi politici sono ancora tutti da sciogliere.
Senza un accordo chiaro, la partecipazione diretta delle parti in conflitto e un’apertura agli aiuti umanitari immediata, la tregua rischia di trasformarsi in una pausa temporanea piuttosto che in un passo verso una pace duratura.