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Gaza ricorda la Nakba di 76 anni fa mentre l'offensiva a Rafah est costringe i rifugiati alla fuga

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Image Diritti d'autore Mahmoud illean/Copyright 2024 The AP. All rights reserved
Diritti d'autore Mahmoud illean/Copyright 2024 The AP. All rights reserved
Di Michela Morsa
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Secondo l'Unrwa dal 6 maggio almeno 450mila palestinesi sono stati costretti ad abbandonare Rafah, incalzati dall'avanzata da est dell'esercito israeliano. In difficoltà gli ospedali della città di confine. Ancora decine di vittime nei bombardamenti israeliani su tutta la Striscia

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Nel giorno in cui ricorre il 76esimo anniversario della Nakba palestinese, gli abitanti di Gaza temono più che mai di star vivendo una seconda "catastrofe" nel silenzio generale,  con centinaia di migliaia di persone in fuga dai quartieri orientali di Rafah assediati dall'esercito israeliano dopo aver già subito evacuazione dopo evacuazione. 

Il 15 maggio i palestinesi ricordano lo sfollamento forzato da parte delle forze israeliane di almeno 750mila palestinesi che vivevano nei territori assegnati loro dall'Onu nella partizione del 1947 ma occupati da Israele durante la prima guerra arabo-israeliana. L'esodo fu accompagnato dall'uccisione di almeno 15mila palestinesi. Nessuna di queste persone è mai potuta tornare a casa. 

Oggi, dice lo storico palestinese Saleh Abd al-Jawad, le azioni di Israele sono ancora più violente. Basta considerare anche solo il bilancio delle vittime: durante la Nakba morirono 15mila palestinesi in tre anni, mentre dall'ottobre 2023 a Gaza sono stati uccise più di 35mila persone. 

"Le uccisioni avvengono da una sola parte. C'è una popolazione uccisa con le più sofisticate armi americane, giorno e notte. Minuto dopo minuto", ha dichiarato al-Jawad ad Al Jazeera. E, a differenza del 1948, quando i militari di tutto il mondo arabo sostenevano la Palestina, questa volta i palestinesi stanno affrontando tutto da soli

Attacchi israeliani contro le strutture dell'Unrwa nella Striscia

I carri armati israeliani sono avanzati ulteriormente nella parte orientale di Rafah, raggiungendo alcuni quartieri residenziali della città al confine con l'Egitto. L'Idf ha intensificato gli attacchi via terra e via aria e continuano i combattimenti. La situazione è intensa anche nel campo profughi di Jabalia, nel nord della Striscia. 

Al Jazeera riferisce che almeno dieci palestinesi sono stati uccisi in un attacco israeliano contro una clinica Unrwa nel quartiere Sabra di Gaza City, mentre l'Idf ha dichiarato che circa 15 terroristi sono stati uccisi durante attacchi aerei alla scuola dell'Unrwa di Nuseirat, nel centro della Striscia.

L'agenzia di stampa palestinese Wafa riporta che i generatori di elettricità dello European hospital vicino a Rafah hanno smesso di funzionare a causa della mancanza di carburante, mettendo l'ospedale "fuori servizio". 

Anche Medici senza frontiere è in difficoltà e ha dichiarato di essere stata "costretta a interrompere l'assistenza sanitaria presso l'ospedale di Rafah" a partire da domenica. I 22 pazienti rimasti nell'ospedale sono stati indirizzati ad altre strutture perché Msf "non può più garantire la loro sicurezza". 

Vittime nello scontro di Israele con Hezbollah

Israele ha dichiarato che uno dei suoi soldati è stato ucciso martedì nel sud di Gaza, portando il totale ufficiale delle perdite dall'inizio delle operazioni di terra nella Striscia il 27 ottobre a 273. 

Un civile israeliano, invece, è stato ucciso da un missile anticarro sparato dal Libano verso il Kibbutz Adamit, nel nord di Israele. Sia Tel Aviv che Hezbollah hanno confermato la morte del comandante del gruppo islamista libanese Hussei Makki a causa di un attacco con drone israeliano sulla città libanese di Tiro. 

L'Idf l'ha descritto come un "comandante di alto livello dell'organizzazione terroristica Hezbollah sul fronte meridionale, responsabile della pianificazione e dell'esecuzione di numerosi attacchi terroristici contro i civili e il territorio israeliano dall'inizio della guerra".

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