Gaza: Blinken si oppone all'operazione a Rafah, rinviato il voto Onu sul cessate il fuoco

Blinken in Israele
Blinken in Israele Diritti d'autore AP/Belarusian Presidential Press Service
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Di Euronews
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Il Segretario di Stato Usa in Israele torna a ribadire il no all'operazione via terra a Rafah, dove hanno trovato rifugio oltre un milione di persone, ma Netanyahu insiste. Rinviato a lunedì il voto sul cessate il fuoco durante il Ramadan

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Durante la sua visita in Israele, la sesta dallo scoppio della guerra a Gaza, il Segretario di Stato americano Antony Blinken ha nuovamente avvertito che l'intervento militare nella città di Rafah, che ospita più di un milione di rifugiati di guerra, non sarà la soluzione.

In questa occasione, Blinken ha avvertito che un'eventuale offensiva nella città nel sud della Striscia avrebbe avuto conseguenze come "l'isolamento di Israele nel mondo" e che ciò avrebbe "messo in pericolo la sua sicurezza a lungo termine".

Il capo della diplomazia statunitense ha insistito nel continuare a cercare soluzioni alternative, come è stato fatto progressivamente nelle ultime due settimane, anche se ha ammesso che "quando si arriva agli ultimi punti, di solito sono i più difficili", in riferimento alla complicazione nel raggiungere un accordo per un cessate il fuoco.

Prorogato a lunedì il voto sul cessate il fuoco

Venerdì, Cina e Russia hanno posto il veto alla risoluzione statunitense sul cessate il fuoco a Gaza in seno al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Questo è avvenuto quando anche i 27 Stati dell'Unione Europea, per la prima volta all'unisono, hanno chiesto un cessate il fuoco. Fonti diplomatiche dall'Onu hanno fatto poi sapere che il voto sul cessate il fuoco previsto per oggi, sabato 23 marzo, è stato prorogato al prossimo lunedì con l'obiettivo è di trovare il maggior numero di consensi per lo stop ai combattimenti a Gaza durante il mese del Ramadan.

A Tel Aviv, Blinken ha incontrato anche le famiglie degli ostaggi nelle mani di Hamas che da mesi protestano per il loro rilascio. I manifestanti lo hanno ringraziato per gli sforzi della Casa Bianca di fermare la violenza e cercare di mediare il conflitto.

Netanyahu: "Avanti a Rafah anche senza l'appoggio Usa"

Durante il colloquio con il Segretario di Stato Usa, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha insistito sulla necessità di iniziare un'incursione militare a Rafah "per porre fine ad Hamas". Dopo l'incontro con Blinken, Netanyahu ha detto che "non c'è modo di porre fine ad Hamas senza entrare a Rafah". Gli Stati Uniti sono contrari a questa possibilità, ma anche questo non sembra importare al primo ministro ebraico. Netanyahu ha aggiunto che se Biden non appoggerà un'eventuale incursione, Israele andrà "avanti da solo."

Israele rivendica trecento ettari in Cisgiordania

Anche la situazione in Cisgiordania si sta complicando. Israele ha rivendicato trecento ettari di terra in Cisgiordania come "proprietà statale". Secondo il diritto internazionale, ciò costituisce una confisca.

Secondo le Nazioni Unite, gli insediamenti israeliani sono illegali. La Cisgiordania, da parte sua, li considera un'occupazione. All'inizio di marzo, il capo delle Nazioni Unite per i diritti umani Volker Turk ha definito l'espansione degli insediamenti israeliani un "crimine di guerra secondo il diritto internazionale". Gli Stati Uniti li considerano "incompatibili con il diritto internazionale".

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