Violenza ad Haiti, il primo ministro Ariel Henry si dimette e resta a Porto Rico

Ondata di violenza ad Haiti
Ondata di violenza ad Haiti Diritti d'autore Odelyn Joseph/Copyright 2024 The AP. All rights reserved
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Di Stefania De Michele
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A dare la notizia delle dimissioni del primo ministro di Haiti, Ariel Henry, è stato il presidente della Comunità dei Caraibi (Caricom), Irfaan Ali. Si tratta dell'ultimo atto della rivolta sanguinosa che ha investito il Paese, alla mercé delle bande criminali

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Il primo ministro di Haiti, Ariel Henry, lascia il suo incarico. A dare la notizia il presidente della Comunità dei Caraibi (Caricom), Irfaan Ali, nel corso di una conferenza stampa organizzata a seguito dell'incontro in Giamaica sulla crisi e l'ondata di violenza che hanno investito Haiti.
Un funzionario statunitense ha confermato che Henry potrà rimanere nel territorio Usa di Porto Rico dove risiede già da alcuni giorni.

La violenza delle bande ad Haiti

È l'ultimo atto della sanguinosa rivolta che sta scuotendo Haiti. Bande criminali hanno continuato ad attaccare obiettivi governativi chiave in tutta la capitale haitiana Port-au-Prince.

Dal 29 febbraio, uomini armati hanno bruciato le stazioni di polizia, chiuso i principali aeroporti internazionali e fatto irruzione nelle due maggiori prigioni del Paese, liberando più di 4.000 detenuti. Decine di persone sono state uccise e più di 15.000 sono senza casa dopo essere fuggite dai quartieri saccheggiati dalle bande.

Il leader delle gang Jimmy Chérizier: "Arrestate Henry"

Sempre a volto scoperto, arma alla mano, Jimmy Chérizier, detto Barbecue, 46 anni, ex ufficiale di polizia e attuale capo di un gruppo di nove gang haitiane, la cosiddetta “G9 an fanmi” (G9 e famiglia), è uscito lunedì per le strade della capitale Port-au-Prince, sparando in una dimostrazione di forza.

L'ondata di violenza ad Haiti è populista. Barbecue, che pretende di essere un leader degli haitiani, si è rivolto direttamente alla polizia: “La popolazione non è il nostro nemico - ha detto -  Arrestate Ariel Henry per la liberazione del Paese. Noi haitiani dobbiamo decidere chi sarà alla guida del Paese e quale modello di governo vogliamo".

Haiti senza elezioni dal 2016

Ad Haiti non si indicono elezioni dal 2016: l'esecutivo di Henry non ha mai dato seguito all’obiettivo di organizzarne di nuove il 7 febbraio e questa è stata una delle scintille che ha alimentato la protesta nella nazione più povera delle Americhe.

A provocare la reazione delle bande armate sarebbe stata la visita di Henry in Kenya del 29 febbraio, volta a stringere accordi con Nairobi per l’invio di militari allo scopo di contrastare le gang. La missione è stata approvata dall’Onu, avrà durata di un anno e, sotto la guida del Kenya, vi parteciperanno più di dieci Paesi.

Blinken annuncia 33 milioni in aiuti umanitari

Il Segretario di Stato americano Antony Blinken ha annunciato lunedì un ulteriore stanziamento di 100 milioni di dollari per finanziare il dispiegamento di una forza multinazionale ad Haiti, a seguito di un incontro con i leader dei Caraibi in Giamaica per fermare la violenta crisi del paese.

Blinken ha anche annunciato altri 33 milioni di dollari in aiuti umanitari e la messa in campo di una proposta congiunta, concordata dai leader caraibici e dalle parti interessate di Haiti, che accelererebbe la creazione di un "collegio presidenziale".

Ha detto che il collegio adotterà "misure concrete", che non ha identificato, per soddisfare i bisogni della popolazione haitiana e consentire il dispiegamento della forza multinazionale che sarà guidata dal Kenya.

"Haiti è sull'orlo del disastro - ha dichiarato il presidente della Guyana Irfaan Ali - Dobbiamo intraprendere un'azione rapida e decisiva".

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