Gaza, cosa prevede il piano post guerra di Netanyahu

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu Diritti d'autore AP Photo
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Di Ilaria Cicinelli
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Il piano postbellico presentato da Netanyahu prevede uno stretto controllo della Striscia di Gaza da parte di Israele con la prolungata presenza militare di Tel Aviv, la chiusura del valico di Rafah e dell'Unrwa tra i punti principali. Annunciate tremila nuove case per i coloni in Cisgiordania

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Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha presentato giovedì al suo gabinetto di sicurezza il piano post guerra per la Striscia di Gaza. Israele vuole il controllo sulla sicurezza e gli affari interni di Gaza tramite l'insediamento di funzionari locali non legati a organizzazioni terroristiche. 

Il piano prevede il controllo ferreo della Striscia da parte di Tel Aviv e ha perfino suscitato le critiche del suo più stretto alleato, gli Stati Uniti. Il Segretario di Stato degli Usa Antony Blinken ha dichiarato che Washington si oppone a quella che sarebbe di fatto una rioccupazione di Gaza. "Non si deve ridurre la dimensione del territorio", ha aggiunto Blinken, che tuttavia deve ancora visionare il piano completo. 

I punti principali del piano postbellico del governo Netanyahu

La chiusura dell'Agenzia dell'Onu per i rifugiati palestinesi Unrwa è tra i punti principali del piano postbellico di Netanyahu, che secondo il primo ministro servirà da base per i colloqui futuri. Questo a causa del presunto coinvolgimento di dodici membri dello staff che avrebbero collaborato con Hamas negli attacchi del 7 ottobre 2023. I dodici sono stati immediatamente licenziati e rappresentano una percentuale minima rispetto ai circa 30mila impiegati dell'agenzia Onu. Ma la notizia ha comunque gettato un'ombra sull'organizzazione e numerosi Paesi hanno decido di sospendere i finanziamenti. 

Israele vorrebbe sostituire l'Unrwa con altre agenzie umanitarie descritte come "più responsabili". 

Inoltre, Tel Aviv prevede la creazione di una zona cuscinetto dal lato palestinese del confine della Striscia.

Chiudere il valico di Rafah

La guerra di Israele continuerà fino al raggiungimento degli obiettivi, che includono principalmente la distruzione completa di Hamas e il ritorno degli ostaggi sequestrati il 7 ottobre. 

Si prevede che nel breve e medio termine, ma senza limiti di tempo specificati, l'esercito mantenga la libertà di operare nella Striscia per impedire ad altre organizzazioni terroristiche di costituirsi. Tel Aviv vorrebbe anche chiudere il varco di frontiera di Rafah, al confine sud con l'Egitto per prevenire il terrorismo. Per le stesse motivazioni Israele vorrebbe mantenere il controllo di sicurezza su tutta l'area a ovest della Giordania, da terra, aria e mare. 

Più di tremila nuove case per i coloni in Cisgiordania

Israele vuole costruire circa 3.300 nuove case per i coloni in Cisgiordania. La decisione arriva in risposta all'attacco di tre uomini palestinesi che hanno aperto il fuoco contro delle auto nei pressi dell'insediamento di Maale Adumim, non lontano da Gerusalemme, uccidendo un israeliano e ferendone cinque.

Si prevede la costruzione di trecento nuove case nell'insediamento di Kedar, 2.350 a Maale Adumim nonché la costruzione di quasi 700 case a Efrat, già approvata in precedenza.

Il ministro delle Finanze israeliano di estrema destra Bezalel Smotrich, ha annunciato i nuovi piani di insediamento nella tarda serata di giovedì definendo la decisione "un'appropriata risposta sionista" all'attacco di Maale Adumim. 

La decisione è destinata a frustrare Washington in un momento di crescenti tensioni sull'andamento della guerra nella Striscia di Gaza. Il presidente Usa Joe Biden probabilmente imporrà a breve nuove sanzioni contro i coloni israeliani, secondo quanto riporta l'Huffington post. 

Gli insediamenti in Cisgiordania violano le norme internazionali e il coordinatore per le comunicazioni strategiche al Consiglio per la sicurezza nazionale Usa John Kirby lo ha ribadito. Anche il segretario Blinken si è detto deluso dalla decisione di Israele.

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