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I morti a Gaza sono 20mila, nessun risultato nella mediazione per un cessate il fuoco

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Image Diritti d'autore Hatem Ali/Copyright 2023 The AP. All rights reserved.
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Di Michela Morsa
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Supera i ventimila il numero dei morti nella Striscia. Scarsi progressi sul fronte diplomatico: il voto del Consiglio di sicurezza Onu su una risoluzione per una tregua umanitaria a Gaza è stato rinviato per la terza volta

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Un cessate il fuoco nella Striscia di Gaza rimane per ora un'ipotesi lontana. La visita di mercoledì in Egitto del leader politico di Hamas Ismail Haniyeh per discutere con i mediatori egiziani si è conclusa "senza risultati", ha dichiarato un funzionario palestinese alla Bbc. Ma Taher Al-Nono, consigliere di Haniyeh per i media, ha detto che Hamas non è disposto a discutere nulla di meno di una fine completa dell'offensiva israeliana a Gaza e non, come proposto secondo indiscrezioni da Tel Aviv, una tregua funzionale al rilascio di 40 ostaggi. 

Netanyahu: "Uomini di Hamas sono morti che camminano"

Anche il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu è sembrato escludere un cessate il fuoco. Mercoledì ha sottolineato ancora una volta che qualsiasi interruzione delle ostilità sarà solo temporanea e che la guerra continuerà fino all'eliminazione di Hamas. "Tutti i terroristi di Hamas, dal primo all'ultimo, sono uomini morti che camminano. Hanno solo due possibilità: arrendersi o morire", ha detto. 

Rinviato il voto sul cessate il fuoco a Gaza

Nessun progresso nemmeno sul fronte diplomatico. Il voto del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite su una risoluzione per il cessate il fuoco nella Striscia di Gaza è stato nuovamente rinviato a causa delle difficoltà nel trovare un accordo con gli Stati Uniti sul linguaggio della bozza redatta dagli Emirati Arabi Uniti. Il voto, inizialmente previsto per lunedì, è stato posticipato prima a martedì, poi a mercoledì e infine a giovedì.

Almeno ventimila morti nella Striscia

Intanto aumenta di giorno in giorno il bilancio delle vittime. Il ministero della Sanità di Gaza, gestito da Hamas, ha dichiarato che i palestinesi uccisi hanno raggiunto quota ventimila. In media sono morte quasi 300 persone al giorno dall'inizio del conflitto, escludendo il cessate il fuoco di sette giorni.

Le operazioni militari

Le ultime notizie sul campo parlano di intensi scontri a Khan Younis. L'esercito israeliano (Idf) ha ordinato l'ulteriore evacuazione della città, rilasciando nuove mappe che contrassegnano le aree da sgomberare. Le zone interessate corrispondono a circa il 20% di Khan Younis

Continuano anche i bombardamenti. Il ministero della Sanità di Gaza ha dichiarato che almeno 12 persone sono state uccise in una serie di esplosioni a Rafah, la "zona sicura" al confine con l'Egitto. Altre decine di persone sono rimaste ferite nel bombardamento avvenuto vicino all'ospedale Kuwait. Una trasmissione di Al Jazeera ha ripreso l'attacco in diretta mentre era in collegamento video con uno dei suoi corrispondenti.

L'Idf ha dichiarato di aver scoperto un importante centro di comando di Hamas nel cuore di Gaza City, infliggendo quello che ha descritto come un duro colpo al gruppo. Israele ha anche rilasciato nuovi filmati che mostrerebbero altri punti della vasta rete sotterranea di tunnel costruita da Hamas.

Informazioni "inquietanti"

L'Ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani (Ohchr) ha dichiarato di aver ricevuto informazioni "inquietanti" secondo le quali l'Idf avrebbe ucciso sommariamente almeno 11 uomini palestinesi davanti ai loro familiari a Gaza. Il rapporto Onu riferisce che l'incidente è avvenuto il 19 dicembre nel quartiere di al Remal, a Gaza City, e solleva l'allarme "sulla possibile commissione di crimini di guerra". 

Amnesty international ha chiesto un'indagine urgente su quella che ha definito la "sparizione forzata" di decine di detenuti palestinesi di Gaza a opera di Israele, dopo le notizie di morti nei centri di detenzione militare israeliani. L'Idf ha dichiarato di star indagando sui decessi.

La situazione umanitaria: Nord di Gaza senza ospedali

Medici senza frontiere si è detta preoccupata per le continue restrizioni imposte da Israele all'ingresso di aiuti umanitari nella Striscia di Gaza, in violazione del diritto internazionale. L'Oms afferma che "un mix tossico di malattie, fame e mancanza di igiene e servizi igienici" sta aumentando la disperazione della popolazione. Sono almeno 360 mila i casi di malattie infettive registrati tra gli sfollati: si teme non solo che il numero sia sottostimato, ma che sia destinato ad aumentare. L'organizzazione con sede a Ginevra fa sapere poi che il nord della Striscia è rimasto senza ospedali in grado di accogliere nuovi pazienti. 

Secondo l'Oms inoltre, solo nove strutture sanitarie su 36  restano parzialmente funzionanti in tutta Gaza e sono tutte nel Sud della  Striscia.  L'ospedale "Al-Ahli è stato l'ultimo a continuare a funzionare adesso cura ancora i pazienti presenti ma non ne ammette di nuovi". Secondo la descrizione la struttura conta al momento "circa 10 membri del personale, tutti medici e infermieri, che continuano a fornire il primo soccorso di base, la gestione del dolore e la cura delle ferite con risorse limitate", ha detto , ha detto Richard Peeperkorn, rappresentante dell'Oms a Gaza. "Fino a due giorni fa, era l'unico ospedale nel nord di Gaza in cui i feriti potevano essere operati ed era sopraffatto da pazienti che necessitavano di cure di emergenza", ha aggiunto il rappresentante Oms.

Mercoledì un convoglio di 46 camion arrivato direttamente dalla Giordania ha attraversato il valico israeliano di Kerem Shalom, che Israele ha deciso di riaprire domenica scorsa per assicurare una nuova via per i rifornimenti. Il ministro degli Esteri ha dichiarato di voler anche accelerare la consegna di aiuti umanitari attraverso un corridoio marittimo che parta da Cipro.

Figliuolo: "Sulla Vulcano curati 35 pazienti da Gaza"

 Sulla nave Vulcano della Marina Militare, ormeggiata ad Al Arish, a pochi chilometri dalla Striscia di Gaza sono stati curati finora 35 pazienti, tra cui 13 minori. Lo ha detto il generale Francesco Figliuolo, che guida il Comando operativo di vertice interforze, nel tradizionale videocollegamento per il saluto di Natale ai militari in missione.

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