Il valico di Rafah fa passare gli aiuti destinati solo a Sud di Gaza

I veicoli delle Nazioni Unite in coda al valico di Rafah per il trasporto del materiale umanitario
I veicoli delle Nazioni Unite in coda al valico di Rafah per il trasporto del materiale umanitario Diritti d'autore MOHAMMED ABED/AFP or licensors
Di Gianluca MartucciEuronews
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Transitano i camion carichi di tonnellate di scorte di cibo, acqua e medicinali. L'ambasciata americana avvisa i connazionali per la loro evacuazione verso l'Egitto: "sarà complicato"

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Il valico di Rafah alla frontiera tra l'Egitto e Gaza è stato aperto per la consegna degli aiuti umanitari agli abitanti della Striscia a corto del cibo, delle medicine e dell'acqua potabile che Israele non fornisce più dall'attacco di Hamas del 7 ottobre

Più di 200 camion con un carico di 3 mila tonnellate di aiuti aspettavano al valico per giorni prima di entrare a Gaza. Il transito del primo convoglio di 20 camion si è svolto regolarmente, fa sapere l'agenzia Onu per gli Affari umanitari. L'operazione è coordinata dalla Mezzaluna Rossa egiziana.

Molti a Gaza, ridotti a mangiare un pasto al giorno e senza acqua potabile a sufficienza, aspettano disperatamente gli aiuti. Anche gli operatori ospedalieri che assistono le migliaia di persone ferite dai bombardamenti hanno urgentemente bisogno di forniture mediche e di carburante.

Le autorità di Hamas che governano Gaza hanno dichiarato che il convoglio limitato "non sarà in grado di cambiare la catastrofe umanitaria che Gaza sta attualmente sopportando" e chiede un corridoio sicuro che funzioni 24 ore su 24. Il gruppo chiede anche che i feriti negli ospedali siano evacuati dalla Striscia "a causa dell'incapacità" del sistema sanitario dell'enclave di curarli.

La popolazione della Striscia che conta quasi 2 milioni e mezzo di persone, metà delle quali sono tra gli sfollati delle utlime due settimane di conflitto, sta razionando il cibo a disposizione e sta utilizzando acqua non depurata.

Secondo una fonte della Mezzaluna Rossa che lavora sul campo gli aiuti sarebbero destinati solo agli ospedali del Sud della Striscia e includono solo cibo in scatola, medicine, coperte e materassi. All'appello mancano acqua potabile e carburante, quest'ultimo indispensabile per la fornitura di energia elettrica. 

L'ambasciata americana ha comunicato ai suoi cittadini bloccati alla frontiera che la durata dell'apertura del valico è imprecisata e che la loro evacuazione verso l'Egitto sarà complicata.

Speranza per gli ostaggi di Hamas

Il transito dei mezzi lungo il valico di Rafah si è concretizzato a neanche 24 ore di distanza dal rilascio di due cittadine americane tenute in ostaggio insieme ad almeno altre 200 persone sequestrate da Hamas nel corso delle irruzioni che hanno sconvolto le località a confine con la striscia di Gaza.

Le informazioni su Judith Ranaan e sua figlia Natalie mancavano dal 7 ottobre. Le due statunitensi, residenti nella periferia di Chicago, si trovavano nel villaggio di Nahal Oz durante l'attacco di Hamas in occasione delle festività ebraiche del Sheminì Atzeret e del Simchà Torà (festa della legge). 

I vertici di Hamas hanno dichiarato che il rilascio è avvenuto sulla base di un accordo mediato dal Qatar e si è detto "al lavoro con mediatori di Egitto, Qatar e altri Paesi amici", per arrivare alla liberazione di altri ostaggi "stranieri". Questa possibilità, ha detto il gruppo riconosciuto come organizzazione terroristica da gran parte dell'Occidente, è sottoposta tuttavia alla presenza di "circostanze di sicurezza".

Israele ha dichiarato però che la liberazione degli ostaggi non influirà sul piano di invadere la Striscia che prepara da giorni. Le autorità hanno cominciato a organizzare l'evacuazione dei cittadini di Kiryat Shmona per allontanarli dai possibili attacchi del gruppo paramilitare libanese Hezbollah.

A Gaza nessun posto è sicuro. Secondo l'agenzia palestinese Wafa i jet israeliani colpiscono con più intensità anche il sud del territorio, vicino Khan Yunis. Medici senza frontiere denuncia la quasi totale assenza di elettricità, internet, cibo e medicine per gli abitanti della Striscia. L'Onu invita all'evacuazione delle scuole dove i palestinesi si sono rifugiati

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