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Kosovo, alta tensione alla frontiera. Pristina accusa Belgrado dopo l'attacco armato

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Image Diritti d'autore Visar Kryeziu/Copyright 2023 The AP. All rights reserved.
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Di Michela Morsa
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Secondo le autorità kosovare, alcuni dei circa 30 uomini armati sarebbero fuggiti nella vicina Serbia al termine dell'assedio che ha causato la morte di tre aggressori e un agente della polizia. Belgrado nega e attribuisce la responsabilità ai serbi kosovari

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Le autorità kosovare hanno ordinato un rafforzamento della sicurezza nel Kosovo del Nord, la regione abitata a maggioranza da persone di etnia serba dove domenica un gruppo di uomini armati ha attaccato le forze di polizia, innescando uno scontro che è terminato con quattro morti, tre aggressori e un agente. 

Intanto proseguono le indagini per identificare i responsabili dell'imboscata. Domenica mattina circa 30 uomini armati di etnia serba hanno bloccato un ponte di accesso al villaggio di Banjska usando due grossi camion agricoli. 

Quando la polizia si è avvicinata, gli uomini hanno cominciato a sparare, poi si sono barricati in un vicino monastero serbo-ortodosso, continuando ad avere scontri a fuoco sporadici con le forze dell'ordine. In serata, dopo un lungo stallo, il gruppo armato è uscito dal monastero: alcuni di loro sarebbero stati arrestati, altri sarebbero riusciti a scappare nella vicina Serbia.

Poche ore dopo le autorità kosovare hanno mostrato una serie di armi che sarebbero state sequestrate durante l'assedio. Comprendevano fucili d'assalto dell'ex esercito jugoslavo, mitragliatrici, fucili di precisione, mortai, lanciarazzi anticarro, bombe a mano, mine terrestri e droni. 

Ai giornalisti sono stati mostrati anche 20 Suv e un camion blindato che, secondo le autorità, sono stati utilizzati dal commando. Tre dei veicoli erano dipinti con il logo della Kfor, la missione di mantenimento della pace della Nato in Kosovo.

Non è chiaro chi fossero gli aggressori e chi li sostenesse. Pristina sostiene che il gruppo armato fosse composto da cittadini serbi - e non kosovari di etnia serba - e accusa Belgrado di essere coinvolta nell'attacco. 

Lunedì il ministro dell'Interno kosovaro Xhelal Svecla ha detto che sei membri del gruppo sono stati ricoverati in un ospedale della città di Novi Pazar, nel sud della Serbia, e ha chiesto che Belgrado consegni loro ed eventuali altri fuggitivi. 

"Chiediamo alla Serbia di consegnare questi uomini alle autorità del Kosovo il più presto possibile, affinché si faccia giustizia per i loro atti terroristici", ha detto ai giornalisti Svecla.

La Serbia nega qualsiasi coinvolgimento, affermando che si tratti di serbi del Kosovo. 

"Niente sarà più lo stesso"

Lo scontro è uno dei peggiori incidente tra i due Paesi da quando il Kosovo ha dichiarato unilateralmente l'indipedenza dalla Serbia nel 2008, e arriva dopo mesi di sforzi guidati dall'Ue per normalizzare i rapporti. 

Mentre gli albanesi costituiscono la stragrande maggioranza degli 1,8 milioni di abitanti del Kosovo, 50mila serbi nel nord del Paese rifiutano lo stato del Kosovo e vedono Belgrado come loro capitale.

"Da ieri, niente può più essere lo stesso", ha detto lunedì il primo ministro del Kosovo Albin Kurti durante una cerimonia in onore dell'agente di polizia ucciso nell'incidente.

"Afrim Bunjaku è stato ucciso durante un attacco contro i poliziotti del Kosovo e contro il nostro stesso Stato da parte di un gruppo di uomini pesantemente armati ed equipaggiati, addestrati e organizzati professionalmente, sostenuti politicamente, finanziati materialmente e logisticamente dalla Serbia", ha detto Kurti.

Il presidente serbo Aleksandar Vucic ha negato le accuse di Kurti e lo accusa di incitare alla violenza.

In una dichiarazione, il segretario di Stato americano Anthony Blinken ha invitato i due governi "ad astenersi da qualsiasi azione o retorica che possa infiammare ulteriormente le tensioni".

Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha detto che la Russia, tradizionalmente alleata principale della Serbia, sta monitorando la situazione "tesa e potenzialmente pericolosa" in Kosovo.

Lunedì Vucic ha avuto un colloquio con l'ambasciatore russo Alexander Botsan-Kharchenko a Belgrado.

"Ho informato Botsan-Kharchenko che Albin Kurti sta conducendo una brutale pulizia etnica con l'aiuto della comunità internazionale", ha scritto Vucic sulla sua pagina Instagram.

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