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Ecuador: i funerali di Fernando Villavicencio. Fermati sei colombiani sospettati dell'omicidio

L'omaggio di Tamia Villavicencio (a destra) al padre. (Quito, 11.8.2023)
L'omaggio di Tamia Villavicencio (a destra) al padre. (Quito, 11.8.2023) Diritti d'autore Dolores Ochoa/Copyright 2023 The AP. All rights reserved
Diritti d'autore Dolores Ochoa/Copyright 2023 The AP. All rights reserved
Di Cristiano TassinariEuronews - EFE
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Fernando Villavicencio non sarebbe diventato presidente dell'Ecuador: secondo i sondaggi aveva solo il 10%, ma la sua forte campagna contro i cartelli della droga aveva attirato minacce da parte del cartello messicano di Sinaloa. Per "Human Rights Watch", in Ecuador è in atto una guerra tra bande

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La polizia ecuadoriana ha annunciato di aver fermato sei cittadini colombiani, che si nascondevano in una abitazione a Quito, per un loro possibile coinvolgimento nell'omicidio di Fernando Villavicencio, 59 anni, assassinato mercoledì 9 agosto.

I funerali del politico, giornalista e candidato alla presidenza dell'Ecuador si sono svolti venerdi a Quito.

La bara di Villavicencio è arrivata al cimitero di Monteolivo, nella capitale ecuadoriana, alla presenza della figlia Tamia, ma senza altri membri della famiglia, preoccupata per la propria incolumità.

Carlos Noriega/Copyright 2023 The AP. All rights reserved
Funerali sotto strettissima sorveglianza. (Quito, 11.8.2023)Carlos Noriega/Copyright 2023 The AP. All rights reserved

Villavicencio è stato ucciso in pieno giorno, a colpi d'arma da fuoco, durante un comizio elettorale a Quito.

Secondo i sondaggi, era al quarto posto tra i candidati alle elezioni presidenziali in Ecuador - in programma il 20 agosto - con meno del 10% delle intenzioni di voto, ma per la sua forte campagna politica contro i cartelli della droga aveva subito minacce e intimidazioni da parte del C****artello messicano di Sinaloa

Villavicencio aveva detto chiaramente chi lo aveva minacciato: "Fito", il capo della banda Los Choneros - così chiamata perché originaria della cittadina di Chone, nella provincia costiera di Manabí - legata, come lui stesso aveva denunciato, al Cartello de Sinaloa.

Secondo la Ong "Human Rights Watch", la violenza degli ultimi mesi in Ecuador è proprio il risultato della guerra tra due grandi bande, Los Choneros e Los Lobos, "in alleanza con narcotrafficanti colombiani, messicani e albanesi" per il controllo del territorio. 

"Manodopera" colombiana

Questo crimine ha riportato alla mente l'assassinio del presidente haitiano Jovenel Moise, compiuto il 7 luglio 2021 da un gruppo di 26 mercenari, tra cui 18 colombiani, per lo più militari in pensione, e l'assassinio del procuratore antimafia paraguaiano Marcelo Pecci, da parte di sicari, 10 maggio 2022 sull'isola colombiana di Barú, dove era in luna di miele.

Il coinvolgimento nei tre omicidi di colombiani, sebbene nei casi di Moise e Pecci ci siano anche persone di altre nazionalità, è - secondo alcuni analisti - una conseguenza dell'abbondante "manodopera" lasciata dal conflitto armato in Colombia e dalla lotta alla droga, due "guerre" che durano da decenni nel Paese sudamericano.

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