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Un "Parlamento di due giorni" in Grecia, prima di tornare a votare il 25 giugno

Fa capolino Mitsotakīs... (Atene, 24.2023)
Fa capolino Mitsotakīs... (Atene, 24.2023) Diritti d'autore Thanassis Stavrakis/Copyright 2023 The AP. All rights reserved.
Diritti d'autore Thanassis Stavrakis/Copyright 2023 The AP. All rights reserved.
Di Euronews - EFE
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Il nuovo Parlamento greco si è insediato, ma dura solo...due giorni. Fatto e già sciolto (dopo 24 ore) e si tornerà alle elezioni, in programma il 25 giugno. L'ex premier Kyriakos Mitsotakīs, vincitore alle urne del 21 maggio, stavolta vuole stravincere e governare senza alleanze ingombranti

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Il nuovo Parlamento greco, scaturisto dalle elezioni legislative del 21 maggio, si è insediato una settimana dopo, domenica 28 maggio, un giorno prima del previsto scioglimento, questo lunedì, In vista di nuove elezioni, in calendario per il 25 giugno. 

In una seduta in diretta televisiva, i 300 deputati che compongono la Camera hanno prestato giuramento, alla presenza della Presidente dello Stato greco, Ekateríni Sakellaropoúlou, e del "governo tecnico" presieduto dal primo ministro ad interim, il magistrato Ioánnis Sarmás, 66 anni, entrato in carica venerdì scorso.

Petros Giannakouris/Copyright 2023 The AP. All rights reserved
Il primo ministro "ad interim" Ioánnis Sarmás.Petros Giannakouris/Copyright 2023 The AP. All rights reserved

Come confermato dall'agenzia di Stato AMNA, lunedì la Camera sarà sciolta, essendo falliti tutti i tentativi di formare un nuovo governo, dopo una settimana di infruttuose trattative.

La seduta di domenica è stata presieduta dal primo vice-presidente del precedente Parlamento, Nikítas Kaklamánis, mentre il capo della Chiesa greco-ortodossa, l'arcivescovo Girolamo II di Atene, ha consacrato l'aula, secondo la prassi consolidata.

Lunedì, saranno eletti il ​​nuovo presidente e i vice-presidenti della Camera, prima che Ekateríni Sakellaropoúlou emetta il decreto presidenziale che scioglierà il Parlamento e indirà nuove elezioni, previste - come scritto - per il 25 giugno.

Il partito attualmente al governo, Nuova Democrazia (ND), del leader Kyriákos Mitsotákis (55 anni) - primo ministro fino a mercoledì scorso - ha vinto nettamente le elezioni legislative del 21 maggio, lasciando molto indietro il suo principale rivale, l'ex premier Aléxis Tsipras, leader di Syriza, partito di sinistra.
Nuova Democrazia, con il 41% dei voti, ha più che doppiato Syriza, che si è fermata al 20%.

Tuttavia, nessuno dei due partiti è riuscito a conquistare la maggioranza assoluta dei 151 seggi necessari in Parlamento per poter governare da solo.

Più indietro i socialisti del Pasok, all'11,6%.
Male anche l'ex ministro delle Finanze, Yanis Varoufakis, il cui partito di sinistra anti-austerità MeRA25 non è arrivato neppure in Parlamento.

Prima del voto, Mitsotakīs aveva avvisato che il suo obiettivo era raggiungere quella maggioranza, motivo per cui il giorno dopo si è rifiutato categoricamente di negoziare con i suoi rivali per formare una coalizione, senza adempiere all'ordine di formare un governo che aveva ricevuto dalla presidente Ekateríni Sakellaropoúlou lunedì scorso.

Thanassis Stavrakis/Copyright 2023 The AP. All rights reserved.
Ekateríni Sakellaropoúlou e Kyriakos Mitsotakīs. (Atene, 24.5.2023)Thanassis Stavrakis/Copyright 2023 The AP. All rights reserved.

Si vince con il bonus

Il leader di Nuova Democrazia aspira a raggiungere la maggioranza parlamentare assoluta alle prossime elezioni, in virtù di un bonus fino a 50 seggi - che verrà introdotto in questa occasione - al partito più votato.

Mitsotakīs, stavolta, vuole stravincere e governare senza alleanze ingombranti.

Questa è la seconda volta che in Grecia si tiene un "Parlamento di due giorni" dalla caduta della Giunta militare nel 1974.

Il primo caso risale al maggio 2012, quando - nel pieno della crisi finanziaria - i principali partiti politici - Nuova Democrazia e Pasok - ottennero percentuali tra le più basse della storia greca, per cui non fu possibile formare un governo, con il risultato di dover tornare alle urne e ripetere le elezioni.

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