Uranio impoverito nei proiettili dei nuovi carri armati in Ucraina, quali sono i rischi

Le munizioni al centro dello scontro
Le munizioni al centro dello scontro Diritti d'autore Gertrud Zach/Public Domain (7th Army Training Command)
Di Euronews
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Pallottole in dotazione ai corazzati Challenger 2 forniti dal Regno Unito scatenano reazioni russe sull'uso di componenti nucleari quindi radioattivi

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Non solo nuovi 14 carri armati in Ucraina. Come dotazione ai mezzi corazzati Challenger 2, il Regno Unito ha dichiarato di aver inviato proiettili perforanti, che contengono uranio impoverito. E la Russia con il presidente Vladimir Putin ha subito reagito, accusando la Gran Bretagna per "il moltiplicarsi di armi con una componente nucleare". Solo che Londra ha poi risposto, a sua volta, e parlato di disinformazione.

Qual è la situazione, dunque? Cosa sono esattamente i proiettili all'uranio impoverito? Sono collegati alle armi nucleari? E, per iniziare a capire, cos'è l'uranio impoverito?

E' quel materiale ottenuto come sottoprodotto del processo di arricchimento dell’uranio, in cui il contenuto negli isotopi 235U e 234U è inferiore a quello presente nel minerale naturale (rispettivamente 0,711% e 0,0054% in massa), con una radioattività di circa il 60 èer cemtp. Impiegato nell'industria aeronautica e aerospaziale, nei contenitori per il trasporto di materiali radioattivi e, soprattutto, nell'industria militare, tal quale o in lega con titanio, come componente di corazze protettive per carri armati e di munizioni a elevata penetrazione, perché ha una consistenza molto densa. Vuol dire che, aggiunto ai proiettili, ha una forza maggiore per "bucare" le armature, superiore a quella delle pallottole in acciaio delle stesse dimensioni. 

E poi. l'uranio impoverito non esplode, ma i suoi piccoli frammenti possono facilmente incendiarsi Un proiettile fabbricato con questo materiale, dunque, è perforante e incendiario. In più, il materiale in questione, proprio perché ricavato da un residuo dell'uranio, è relativamente economico e disponibile in grandi quantità nei Paesi che hanno un'industria nucleare sviluppata. Difatti, si è iniziata a considerare questa soluzione bellica negli Stati Uniti già all'inzio degli anni Settanta con l'obiettivo di contrastare i blindati sovietici, allora di ultima generazione.  Ancora oggi l'uranio impoverito viene utilizzato oltreoceano per i proiettili dei carri armati, ma anche per i cannoni ad alta velocità di calibro inferiore ai 25-30 millimetri montati sui mezzi da combattimento della fanteria e sugli aerei d'attacco.

Le stesse munizione già negli anni Ottanta e Novanta sono entrate a far anche nell'armamento di altri Paesi come la Gran Bretagna e l'URSS.

Dove sono stati utilizzati i proiettili all'uranio impoverito?

Gli Stati Uniti li li hanno usati, per la prima volta, durante l'operazione Desert Storm nel golfo Persico. Nel 1991, durante la prima guerra del golfo. E poi, in ex Jugoslavia, in Iraq e in Siria. Si sospetta anche Somalia e in Afghanistan, anche se questa ipotesi non è stata confermata dal Pentagono.

La fornitura di proiettili britannici all'Ucraina è legale?

L'uranio impoverito non è soggetto alle regole sul nucleare: on base al diritto internazionale, i proiettili composti da questo materiale non sono diversi dagli altri. Non ci sono nemmeno accordi specifici al riguardo. Ecco perché le proteste di Mosca sono considerate prive di fondamento, anche perché i carri armati russi trasportano le stesse pallottole almeno da 40 anni.

Un esperto qual è John Erath (Centro di controllo delle armi e non proliferazione) ha dichiarato a Euronews: "Questi proiettili non sono considerati armi nucleari, non hanno una componente nucleare. Quindi, non sono regolati dai trattati di non proliferazione nucleare, ma soggetti alle stesse restrizioni sul controllo delle esportazioni di qualsiasi munizione convenzionale. E' del tutto errato sostenere, come hanno fatto i russi, che così si trasferisce, in qualche modo, una capacità nucleare". PIù che altro, il Cremlino potrebbe usare queste forniture come "scusa" per minacciare di usare le proprie armi nucleari. "Uno schema che si ripete quasi dall'inizio della guerra, con queste minacce", puntando il dito contro l'Occidente, già indicato come "altamente irresponsabile" in una tragica evoluzione del conflitto.

Per concludere, l'uranio impoverito è pericoloso?

In realtà è molto meno radioattivo (di circa il 40%) del minerale stesso. Senza parlare dell'U-235 che viene purificato nel corso del processo chimico. Il nucleo inserito nei proiettili dei carri armati è comunque coperto: prima dello sparo, è la tesi sostenuta dai militari che lo maneggiano, questi proiettili sono sicuri, purché vengano rispettate elementari norme di sicurezza in grado di avitare le deboli radiazioni penetrino negli indumenti e nella pelle, Una volta superata la corazza, la nuvola di minuscoli frammenti che si produce è, tuttavia, composta da polvere radioattiva e tossica, costituita in gran parte già da ossidi di uranio: può rappresentare un pericolo sia per i soldati del mezzo colpito, entrando nei polmoni e nell'apparato digerente, sia per i civili, avvelenando suolo e falda.

I primi studi sui pericoli collegati alla polvere di uranio risalgono alla metà degli anni Novanta, dopo l'operazione Desert Storm, dove sono stati utilizzati per la prima volta grandi quantità proiettili all'uranio impoverito. Con 170 militari, è questa la stima, entrati in contatto con la polvere. 

La sostanza potrebbe essere tra le cause della "sindrome del Golfo", e dei cronici problemi rimasti inspiegati e lamentati ancora oggi dagli ex soldati.

Poi le missioni nell'ex Jugoslavia hanno fatto parlare di "sindrome dei Balcani" e l'uranio impoverito è tornato sotto accusa. Per i morti a decine, di leucemia. Cinque le vittime improvvise solo nel contingente belga. L'uso di questi proiettili durante il conflitto è stato ammesso, però, a distanza di anni, nel 2001, quando Belgio, Germania, Italia e Francia si rivolsero a Washington, chiedendo spiegazioni. 

Gli americani condussero una ricerca sui veterani e conclusero che non era mai stato trovato, nei corpi dei soldati feriti, uranio impoverito in quantità pericolose per la salute. I tedeschi presentarono un proprio studio, spiegando che i test su 120 militari rientrati dal Kosovo non avevano mostrato situazioni fuori dalla norma.

E però. Nel 2009, un tribunale italiano al ministero della Difesa ordinò di risarcire con 1,4 milioni di euro la famiglia di un soldato ucciso dal cancro dopo aver prestato servizio in Somalia, all'inizio degli anni Novanta: la morte venne attribuita all'uranio impoverito. E, già dall'inizio degli anni Duemila, diverse organizzazioni hanno cominciato a chiedere di vietarne o limitare l'uso nei proiettili in modo da scongiurare possibili effetti a lungo termine soprattutto sui civili che tornano ad abitare nei luoghi che sono stati i campi di battaglia, come accaduto in Iraq.

Almeno in Ucraina, dove sono stati inviati 14 Challenger 2 britannici, le dotazioni non superano qualche decina di proiettili. "I campi di battaglia saranno contaminati e subiranno comunque conseguenze ambientali devastanti", ha detto Erath, sostenendo che i danni aggiuntivi dovuti alle pallottole all'uranio impoverito sarebbero "minimi". "I problemi ambientali creati da una guerra sono così estremi che la gente dovrebbe preoccuparsi di questo".

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