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Oltre 25 mila morti dopo il sisma. Onu: "Sono almeno il doppio"

Terremoto in Turchia e Siria: oltre 25 mila morti
Terremoto in Turchia e Siria: oltre 25 mila morti Diritti d'autore AP/Turkish Presidency
Diritti d'autore AP/Turkish Presidency
Di Gianluca Martucci
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Nella parte turca della regione i soccorsi continuano, ma le speranze di trovare dei vivi calano sempre più. In Siria gli aiuti faticano ad arrivare a destinazione

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Ha superato la soglia dei 25 mila morti il bilancio delle vittime dello sciame sismico che da lunedì 6 febbraio in poi ha colpito la regione tra Turchia e Siria con la scossa più potente pari a magnitudo 7.8. 

Le nazioni Unite hanno definito la catastrofe "il peggior disastro degli ultimi 100 anni registrato nell'area" e dicono aspettarsi un numero di morti pari almeno al doppio di quello attualmente riportato. Oltre 22 mila persone sono morte solo in Turchia. 

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha dichiarato che sono 160 mila le persone impegnate sul campo nell'assicurare i soccorsi. Le operazioni procedono senza sosta, ma le speranze di trovare sopravvissuti tra le macerie si affievolisce sempre più al passare delle ore. Ogni persona estratta è un miracolo. 

Ad Antiochia un bambino di due mesi è stato salvato mentre era ancora in vita dopo 128 ore dalla strage. A Kahramanmaras, la città più colpita dai sismi più violenti e dalle successive centinaia di scosse di assestamento, una bambina di sei anni e sua madre sono state estratte vive dopo 134 ore. Le autorità turche stimano che 80 mila persone sono state salvate in 5 giorni. 

Soccorsi a singhiozzo

L'organizzazione di volontari "Syria Civil Defence", nota anche come Caschi bianchi, ha annunciato la fine delle sue operazioni di ricerca e soccorso dei sopravvissuti nelle aree controllate dai ribelli nel Nord e nel Nord-ovest della Siria. La decisione sarebbe giustificata dall'improbabilità di estrarre persone ancora vive dalle macerie. Prosegue comunque il lavoro per il recupero dei corpi delle vittime, tra cui ci sarebbero molte donne e bambini. 

Nel distretto turco di Antiochia le squadre di soccorso provenienti da Germania e Austria hanno sospeso le operazioni di soccorso a causa della "situazione di sicurezza sempre più difficile". Alcuni gruppi armati non meglio identificati stanno approfittando della disperazione dei sopravvissuti dovuta alla mancanza di cibo, acqua e vestiti per ottenere conquiste sul campo dove lottano da anni contro il governo di Ankara. Il comandante del contingente di soccorritori austriaci Pierre Kugelweis ha detto che il gruppo di 82 soccorritori "rimarrà al suo posto fino a quando la situazione non migliorerà".

OZAN KOSE/AFP or licensors
Le macerie a Elbistan, nel distretto di KahramanmarasOZAN KOSE/AFP or licensors

In Siria la devastazione non è stata meno grave. I morti del sisma sarebbero almeno 3.500, ma l'Alto commissario per per i rifugiati dell'Onu ha affermato che "5,3 milioni di persone colpite dal sisma avranno bisogno di un rifugio nell'intera Siria". La situazione più complicata riguarda la consegna degli aiuti umanitaria nel Nord del Paese, dove le organizzazioni di supporto si lamentano dell'ostruzione dei gruppi ribelli. 

"Mi si spezza il cuore nel vedere le condizioni che stanno affrontando i sopravvissuti: tempo gelido e accesso estremamente limitato ai ripari, cibo, acqua, calore e cure mediche", ha affermato il direttore generale dell'Organizzazione Mondiale della Sanità Tedros Ghebreyesus.

In Turchia la catastrofe ha portato alla riapertura della frontiera con l'Armenia, sbarrata da 35 anni. Cinque camion hanno potuto attraversare il valico di Alican, nella provincia di Igdir, per traportare gli aiuti nelle aree più colpite.

La polizia turca ha inoltre  arrestato 12 persone sospettate di essere tra i responsabili dei crolli degli edifici nelle province sudorientali di Gaziantep e Sanliurfa. Tra le persone prese in custodia ci sono anche degli appaltatori. Sono almeno 48 le persone arrestate per sciacallaggio negli otto distretti turchi in cui il terremoto ha fatto più danni.

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