Messina Denaro, scovato un secondo covo. Dentro un appartamento c'è una stanza bunker

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Di Debora Gandini
Matteo Messina Denaro
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Proseguono senza sosta le indagini dopo la cattura del super latitante della mafia Matteo Messina Denaro. I magistrati della Procura di Palermo e i carabinieri del Ros avrebbero individuato un secondo covo utilizzato dal boss. 

Oltre all'appartamento di vicolo San Vito a Campobello di Mazara, scoperto martedì, il capomafia avrebbe fatto realizzare una sorta di bunker all'interno di un'altra abitazione nella stessa area, segno che la zona del Trapanese - sua terra d'origine - è stato per 30 anni il suo "feudo".

Non è ancora chiaro se si tratti del luogo in cui Messina Denaro abbia nascosto il suo vero tesoro: documenti riservati, pizzini, soldi che i magistrati cercano. Questo secondo covo si trova in un edificio unifamiliare a due piani dove vive un'insegnante con il marito. Secondo il Ros l'immobile, che negli ultimi anni aveva subito dei lavori di ristrutturazione, custodirebbe uno spazio protetto nel quale potrebbe essere stato ospitato il superlatitante.

Da Palermo é arrivato sul posto anche il procuratore aggiunto Paolo Guido per assistere al blitz delle forze dell'ordine. Intanto questa scoperta potrebbe permettere di individuare altre figure coinvolte nella latitanza. Il riserbo sulle indagini in corso è strettissimo. Oltre agli uomini con il volto mascherato dei Ros e del Gis dei Carabinieri, stanno operando a volto coperto anche i finanziari del Gico.

Al primo appartamento i carabinieri sono arrivati grazie alla chiave di un’automobile che Matteo Messina Denaro aveva nella borsa che portava in spalla al momento dell’arresto. Nell’abitazione sarebbe stata trovata e sequestrata anche un'agenda, ma al suo interno ci sarebbero solo annotazioni sulla vita.

Intanto resta al vaglio anche la documentazione clinica, a partire dai referti delle visite specialistiche. Il boss si è sottoposto non solo a visite e cure per il cancro, ma ha fatto anche visite oculistiche. Due dei professionisti che lo hanno avuto in cura sono indagati. Si tratta di Alfonso Tumbarello, medico di base di Campobello di Mazara, e dell'oncologo trapanese Filippo Zerilli. L'attenzione degli investigatori si concentra su tutta la rete che ruota attorno alla figura del boss.

"Lotta alla criminalità organizzata tutt'altro che chiusa”

Reduce da 30 anni di latitanza, Matteo Messina Denaro è stato arrestato in una clinica di Palermo dove andava in cura regolarmente, a coronamento di una lunga operazione di sorveglianza.

L'uomo, 60 anni, era stato condannato in contumacia per aver ideato decine di omicidi, tra cui quelli dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Il suo arresto è il culmine di una repressione decennale contro la mafia siciliana che, pur gravemente indebolita, gestisce ancora il traffico di droga e le operazioni di estorsione.

Il Sud Italia resta comunque minacciato da 'ndrangheta e camorra, la cui influenza è aumentata con il declino dei rivali.

Nonostante l'arresto, però, i pubblici ministeri avvertono che la lotta alla criminalità organizzata è ben lontana dall'essere chiusa. "Siamo particolarmente orgogliosi del lavoro svolto questa mattina - dice Maurizio De Lucia, procuratore capo di Palermo - al termine di un'indagine lunghissima e complicata, un lavoro svolto da tutte le forze dell'ordine dello Stato.

Abbiamo catturato l'ultimo responsabile dei massacri del 1992-1993, era un debito che la Repubblica aveva con le vittime di quegli anni, e questo debito è almeno in parte saldato".