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Guerra in Ucraina: la Norvegia ne trae profitto, ma fa abbastanza per aiutare Kiev?

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Di Hans von der Brelie
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Immagine d'archivio
Immagine d'archivio   -   Diritti d'autore  Haekon Mosvold Larsen/AP

La guerra in Ucraina aumenta i benefici per le compagnie petrolifere e del gas, innescando un dibattito su come questi profitti dovrebbero essere utilizzati. Il secondo trimestre del 2022 ha visto triplicare l'utile netto del gigante norvegese dei combustibili fossili Equinor, di proprietà dello Stato: da 1,9 miliardi di dollari nel secondo trimestre 2021 a 6,8 miliardi di dollari nel secondo trimestre 2022.

Il premier polacco Mateusz Morawiecki ha detto senza mezzi termini che la Norvegia, attraverso gli elevati prezzi dell'energia, sta "traendo profitto dalla guerra".

Euronews ha fatto una chiacchierata con Berit Lindeman, da poco nominata segretario generale del Comitato norvegese di Helsinki, organizzazione internazionale per i diritti umani, chiedendole di commentare le parole del Primo Ministro polacco. 

"La Norvegia guadagna 60 miliardi di euro in più solo quest'anno su petrolio e gas e ha appena aumentato il sostegno all'Ucraina, con solo un miliardo di euro", risponde Lindeman. "Questo è stato guadagnato in pochi giorni: riteniamo che, dopo le enormi entrate che abbiamo dal petrolio e dal gas, dobbiamo fare un passo avanti e pagare molto di più".

"La Norvegia potrebbe fare di più"

Quest'anno, le entrate norvegesi derivanti dall'estrazione di combustibili fossili potrebbero raggiungere circa 97 miliardi di dollari, più del triplo rispetto all'anno precedente. La maggior parte di questi introiti confluirà nel fondo sovrano norvegese per sostenere la nazione, quando il petrolio sarà esaurito.

Il Paese è coinvolto in un acceso dibattito, sulla possibilità o meno di mostrare maggior solidarietà e spendere oggi i profitti, piuttosto che metterli da parte per il futuro, quando il petrolio scandinavo si esaurità. Il Comitato per i Diritti Umani sostiene che ci siano abbastanza soldi per entrambe le cose.

"La Norvegia non se la cava male in quanto a sostegno a Kiev; ma se consideriamo le enormi necessità dell'Ucraina, potremmo fare molto di più, utilizzando solo una piccola parte delle entrate extra, derivanti dall'aumento dei prezzi del petrolio e del gas", dice ai nostri microfoni Lindeman.

Un nuovo gasdotto

Nel frattempo, sono ripresi i lavori per la costruzione di un gasdotto sottomarino tra Norvegia e Polonia. Il Baltic Pipe sarà parzialmente operativo quest'autunno e sarà pienamente in funzione entro gennaio 2023. 

La Norvegia ha risposto alle richieste europee di gas, fornendo agli operatori permessi per produrne di più e altri progetti sono in cantiere. Progetti che potrebbero innescare un altro problema: l'accelerazione del cambiamento climatico.