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L'inverno sta arrivando. L'indispensabile per capire il piano di riduzione Ue della domanda di gas

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Di Jorge Liboreiro
La diminuzione dei flussi di gas attraverso il Nord Stream 1 ha messo in allarme i leader europei. Unione Europea, 2022.
La diminuzione dei flussi di gas attraverso il Nord Stream 1 ha messo in allarme i leader europei. Unione Europea, 2022.   -   Diritti d'autore  Virginia Mayo/ The Associated Press

L'Unione Europea, che accusa la Russia di utilizzare l'energia come un'arma, si sta preparando allo scenario peggiore di questo inverno.

Dodici Stati membri soffrono già l'interruzione parziale o completa del gas russo, e i governi temono che il Cremlino possa reagire alle sanzioni interrompendo completamente le forniture.

Questa settimana l'Ue ha introdotto un nuovo piano per ridurre gradualmente la domanda di gas , con il fine di evitare carenze o blackout quest'inverno.

L'obiettivo è quello di ridurre i consumi del 15% da agosto a marzo. Ecco cosa c'è da sapere al riguardo.

Perché un obiettivo di riduzione del 15%?

La cifra si basa sullo scenario peggiore calcolato dalla Commissione europea, ovvero quello in cui la Russia interrompe completamente le forniture di gas prima di, o durante, un inverno insolitamente freddo.

L'UE subirebbe una riduzione fino a 45 miliardi di metri cubi (bcm) di gas, pari al 15% del consumo medio degli Stati membri tra agosto e marzo.

Il gas è la principale fonte di riscaldamento dell'UE. Viene anche utilizzato in varia misura per la produzione di energia elettrica.

La Commissione sostiene che, se gli Stati membri agiscono preventivamente e iniziano a risparmiare gas prima che la Russia chiuda i rubinetti, l'eventuale l'interruzione sarà gestita e lo shock economico sarà contenuto.

Nel caso di un inverno normale, il divario sarebbe di 30 miliardi di metri cubi di gas, pari a una riduzione del 10%.

La riduzione è volontaria o obbligatoria?

Per il momento, la riduzione del consumo di gas sarà volontaria.

Ogni governo si impegna - sulla carta - a raggiungere l'obiettivo del 15% entro la fine di marzo attraverso metodi quali la limitazione della temperatura dell'aria condizionata e del riscaldamento, il passaggio a combustibili alternativi e il rinvio dell'abbandono dell'energia nucleare.

Alle imprese, alle fabbriche, agli edifici pubblici e alle famiglie verrà chiesto di contribuire all'impegno collettivo. Sarà compito dei governi organizzare campagne di sensibilizzazione per coinvolgere i cittadini.

Non è chiaro fino a dove gli Stati membri saranno disposti a spingersi, in quanto non legalmente obbligati, ma l'imprevedibilità e l'impennata dei prezzi dell'energia potrebbero fungere da motivazione.

In caso di grave carenza o di domanda eccezionalmente elevata, l'obiettivo di riduzione del 15% diventerà obbligatorio nell'ambito del cosiddetto allarme dell'Unione, un sistema di crisi senza precedenti che potrebbe portare a dolorosi sacrifici.

Come scatta l'allarme dell'Unione?

L'iniziativa di dichiarare un allarme dell'Unione può essere presa dalla Commissione stessa o da un gruppo di cinque Paesi.

Questi dovranno sostenere che l'estremo calo delle forniture di gas russo non può più essere compensato con mezzi volontari.

Dopodiché, il Consiglio dell'UE potrà far scattare l'allerta dell'Unione con un voto a maggioranza qualificata (55% degli Stati membri che rappresentano almeno il 65% della popolazione dell'UE). Non sarà consentito alcun veto.

Se il Consiglio approverà questa mossa drastica, l'obiettivo di riduzione del 15% diventerà immediatamente obbligatorio. L'orologio, tuttavia, non ripartirà da zero: il calcolo terrà conto dei precedenti sforzi compiuti su base volontaria.

Ad esempio, se un Paese riuscisse a ridurre il consumo di gas del 5% entro la fine di novembre e all'inizio di dicembre dovesse scattare l'allarme dell'Unione, dovrebbe poi ridurre il consumo del 10% fino a marzo per raggiungere l'obiettivo complessivo del 15%.

Gli Stati membri riferiranno alla Commissione ogni due mesi, spiegando le azioni che stanno intraprendendo per rispettare l'obiettivo obbligatorio.

Questo potrebbe portare a un razionamento del gas in tutta l'UE?

Sì. Se metodi come il cambio di combustibile e i limiti di temperatura non saranno sufficienti a raggiungere l'obiettivo, alcuni Paesi, soprattutto quelli fortemente dipendenti dal gas russo, potrebbero dover ricorrere al razionamento del gas.

In questo caso, il governo interverrà per regolare la distribuzione del gas. L'Ue ha deciso di proteggere le abitazioni private e i servizi essenziali, come scuole e ospedali, da qualsiasi misura di razionamento, quindi l'onere ricadrebbe probabilmente sul settore privato.

I Paesi dovraebbero decidere quali fabbriche e servizi mantenere in funzione e quali chiudere. Le industrie critiche, come quelle alimentari, sanitarie e della difesa, avrebbero la massima priorità, seguite dai servizi che operano a livello transfrontaliero e che garantiscono il corretto funzionamento del mercato unico. 

Un'attenzione particolare sarebbe riservata anche alle fabbriche i cui impianti possono essere danneggiati in modo permanente se dovessero smettere di funzionare, come il vetro, l'acciaio, la ceramica, il tessile e la farmaceutica, e a quelle che utilizzano direttamente le molecole di gas nei loro processi produttivi, come i fertilizzanti e i prodotti chimici.

Il temuto scenario è passato da remoto a possibile nel giro di poche settimane.

Il mese scorso, la Germania ha attivato la seconda fase del suo piano di emergenza a tre fasi, preludio al razionamento, mentre i flussi attraverso Nord Stream 1 continuavano a diminuire a un ritmo preoccupante. 

Ci sono esenzioni?

Tre Paesi saranno completamente esentati dal sistema di allerta dell'Unione: Irlanda, Malta e Cipro. Sono fisicamente scollegati dall'UE, quindi i risparmi di gas non andrebbero a beneficio di altri Stati.

Anche l'Estonia, la Lettonia e la Lituania hanno ottenuto un'esenzione perché, a causa del loro retaggio sovietico, sono ancora agganciati alla rete elettrica russa e potrebbero essere lasciati al buio in qualsiasi momento. L'esenzione entrerà in vigore solo in caso di ritorsioni da parte della Russia.

Oltre a queste due clausole di opt-out, l'accordo finale include un elenco di deroghe per ridurre parzialmente l'obiettivo del 15% e portarlo a una sola cifra.

Una deroga si applicherà ai Paesi che sono scarsamente collegati agli altri Stati membri e che dimostrano di esportare gas naturale liquefatto (GNL) al "massimo" della loro capacità.

Spagna e Portogallo, che da tempo discutono sull'unicità del paesaggio energetico della penisola iberica, hanno spinto per questa modifica e saranno tra i primi beneficiari.

Un'altra deroga si applicherà ai Paesi che superano l'obiettivo di stoccaggio di gas a livello europeo, recentemente fissato all'80% entro il 1° novembre. Questo viene visto come un "premio" per coloro che si impegnano a stoccare quanto più gas possibile in vista della stagione invernale.

Gli ultimi dati sullo stoccaggio mostrano che Danimarca, Polonia, Svezia e Portogallo hanno già superato la soglia dell'80%, mentre Repubblica Ceca, Francia, Spagna, Belgio e Italia si stanno avvicinando.

Anche i Paesi che utilizzano molecole di gas in industrie cruciali, e che non possono sostituirle da un giorno all'altro potranno chiedere una tregua parziale. In linea di principio, ogni Stato membro potrebbe beneficiare di questa disposizione, ma i funzionari dell'UE affermano che il suo impatto sarà limitato perché solo pochi settori industriali, come i fertilizzanti, utilizzano il gas come materia prima.

Anche gli Stati membri che hanno aumentato il loro consumo di gas dell'8% nell'ultimo anno saranno parzialmente risparmiati perché l'obiettivo di riduzione del 15% si basa sul consumo medio degli ultimi cinque anni.

Gli esperti del think tank Bruegel stimano che Bulgaria, Grecia, Polonia e Slovacchia rientreranno in questa categoria.

Tante esenzioni non renderanno inutile il piano?

Il lungo elenco di esenzioni e deroghe pone seri dubbi sull'efficacia del sistema di allerta dell'Unione.

Un alto funzionario dell'UE, parlando a condizione di anonimato, ha ammesso che le disposizioni speciali significano che i risparmi finali saranno compresi tra 45 miliardi di metri cubi (scenario inverno freddo) e 30 miliardi di metri cubi (inverno normale), ma senza raggiungere completamente la cifra più alta.

Tuttavia, solo una deroga - quella per i Paesi insulari - è automatica. Le altre deroghe devono essere esaminate caso per caso dalla Commissione, che emetterà un parere con osservazioni.

Resta da vedere che tipo di azione intraprenderà Bruxelles se uno Stato membro applica una deroga non giustificata o se semplicemente si rifiuta di seguire l'obiettivo obbligatorio del 15%.

L'Ungheria è stato l'unico Paese a votare contro il piano, definendolo "ingiustificabile, non necessario e inattuabile". Budapest aveva precedentemente dichiarato lo stato di emergenza, limitando l'esportazione di forniture energetiche, una decisione che Bruxelles ha avvertito essere contraria al principio di solidarietà e alle regole del mercato unico.

Il caso dimostra quanto l'energia sia diventata estremamente sensibile per le capitali, che sono sottoposte a enormi pressioni da parte dei cittadini per tenere sotto controllo l'impennata delle bollette. I funzionari dell'UE sono fiduciosi che la "pressione tra pari" tra gli Stati possa contribuire a far rispettare il piano di risparmio e a prevenire le infrazioni.