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Sri Lanka nel caos, assaltate le residenze di presidente e primo ministro: si dimettono entrambi

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Di Vincenzo Genovese
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Manifestazioni in Sri Lanka
Manifestazioni in Sri Lanka   -   Diritti d'autore  -/AFP or licensors

Migliaia di persone stanno protestando contro il governo nelle strade della capitale dello Sri Lanka, Colombo per la peggior crisi economica nella storia del Paese. Hanno assaltato prima la residenza del presidente Gotabaya Rajapaksa, costretto alla fuga, e poi quella delprimo minsitro Ranil Wickremesinghe.

Entrambi si dimetteranno: il Presidente, chesi troverebbe ora in un luogo segreto, protetto dall'esercito, lo farà mercoledì 13 luglio, come ha dichiarato in un video il portavoce del Parlamento srilankese Mahinda Yapa Abeywardena. Il primo minsitro ha dato personalmente l'annuncio, per permettere la nascita di un governo di unità nazionale

L'assalto alla residenza

La folla ha preso d'assalto la residenza presidenziale forzando il cordone di polizia e militari disposto dalle autorità e Almeno 33 persone, inclusi membri delle forze di sicurezza, sono rimaste ferite e sono state curate nell'ospedale nazionale a Colombo.

Il canale privato Sirasa TV ha mostrato le immagini della folla che irrompe nel palazzo presidenziale. Alcune immagini, comparse sui social network e rilanciate dalla Bbc, mostrano anche decine di persone tuffarsi e nuotare nella piscina dell'abitazione. In altre riprese si vedono centinaia di persone prendere il cibo dalle cucine improvvisando un pranzo al tavolo presidenziale o sdariarsi sul letto di Rajapaksa.

Il presidente sarebbe stato "scortato e portato in salvo in un luogo sicuro", dove resta protetto da un'unità militare, secondo una fonte del Ministero della Difesa.

La protesta è avvenuta nonostante la sera precedente fosse entrato in vigore in città un r****egime di coprifuoco, definito "palesemente illegale e una violazione dei diritti fondamentali" dall'Ordine nazionale degli avvocati. Il leader dell'opposizione, Sajith Premadasa ha invitato su Twitter i suoi concittadini a disobbedire.

"Scendete in strada. Sfidate la dittatura e unitevi al popolo per far vincere la democrazia. Possiamo farcela". Nelle ora precedenti all'annuncio del coprifuoco, la polizia ha sparato gas lacrimogeni e cannoni ad acqua per disperdere migliaia di studenti in protesta, ma non è riuscita a contenere la folla diretta verso la dimora del presidente.

Nel pomeriggio di sabato, poi, i manifestanti hanno poi raggiunto pure la residenza privata del primo ministro e l'hanno data alle fiamme. La stampa locale ha mostrato le immagini di centinaia di persone raccolte intorno all'abitazione di Wickremesinghe a Colombo, avvolte dal fumo e con la casa in fiamme sullo sfondo.

La situazione resta tesa e l'ambasciatrice statunitense in Sri Lanka, Julie Chung, ha chiesto alla popolazione di protestare pacificamente e all'esercito e alla polizia di "garantire ai manifestanti pacifici lo spazio e la sicurezza necessari".

Un Paese in bancarotta

Per i manifestanti, il presidente è il principale responsabile della crisi economica, la peggiore dall'indipendenza del Paese nel 1948. Pure Ranil Wickremesinghe, diventato primo ministro due mesi fa sostituendo il fratello di Rajapaksa, è accusato non aver mantenuto le promesse elettorali. 

Il Paese versa sull'orlo del default: ha sospeso il rimborso di 7 miliardi di dollari di debito estero in scadenza quest'anno e deve restituirne più di 5 miliardi all'anno fino al 2026. 

Al momento sta negoziando con il Fondo Monetario Internazionale un pacchetto di salvataggio, ma  le trattative sono difficili e lo stesso primo ministro Wickremesinghe ha ammesso che il Paese è di fatto in bancarotta e che l'economia nazionale è al collasso, al punto che il governo ha chiesto assistenza alimentare ai Paesi vicini, in particolare all'Associazione per la Cooperazione Regionale dell'Asia Meridionale, e linee di credito all'India.

Proprio la scelta di favorire la nascita di un governo di unità nazionale sembra pensata per sedare gli animi, evitare ulteriori proteste e raggiungere un accordo con il Fmi.

Lo Sri Lanka non è infatti più in grado di importare cibo, medicinali e carburante, cosa che toglie la fonte di alimentazione alle centrali elettriche e provoca interruzioni quotidiane della corrente. L'inflazione, che dovrebbe arrivare al 60% entro la fine dell'anno, ha reso  proibitivi i prezzi dei beni di prima necessità, colpendo soprattutto le fasce più povere e scatenando cosi la rabbia popolare. Secondo le stime dell'Onu,  circa l'80% della popolazione non può permettersi tutti i pasti.

Alla base della crisi c'è una combinazione di fattori tra cui l'impatto della pandemia di Covid-19 sull'economia dipendente dal turismo, l'aumento del prezzo del petrolio e i tagli al bilancio pubblico. A peggiorare la situazione anche la drastica diminuzione dei raccolti dopo un divieto, poi revocato, dell'uso di fertilizzanti chimici. 

Il Presidente Rajapaksa ha ammesso di recente di non aver preso provvedimenti abbastanza tempestivi per evitare il collasso economico, ma prima d'ora si era sempre rifiutato di lasciare l'incarico. Le proteste, evidentemente, lo hanno convinto.