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Shinzo Abe, un primo ministro da record

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Di Vincenzo Genovese
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Shinzo Abe è stato Primo ministro del Giappone per quattro mandati
Shinzo Abe è stato Primo ministro del Giappone per quattro mandati   -   Diritti d'autore  AP Photo

È stato il più giovane primo ministro nella storia del Giappone moderno e il più longevo a ricoprire la carica: nove anni in tutto, con un primo mandato tra il 2006 e il 2007 e altri tre dal 2012 al 2020. Shinzo Abe verrà ricordato soprattutto per l'audace strategia di ripresa economica, lanciata dalla fine del 2012, ribattezzata "Abenomics" e basata sul massiccio ricorso alla spesa pubblica e su una politica monetaria espansiva per aumentare l'inflazione.

Nel segno del nonno

Nato a Nagato, nel Giappone meridionale, nel 1954, Shinzo Abe studia in patria e  negli Stati Uniti, alla University of Southern California. Nel 1982 comincia la sua carriera nel Partito Liberal Democratico, sulle orme del nonno Nobusuke Kishi, primo ministro dal 1957 al 1960.

Il suo primo governo dura meno di un anno, in cui però si prefigurano le direttrici della sua politica futura, sviluppate in maniera più compiuta nei tre mandati successivi. Abe ha ampiamente approfittato dell'assenza di un serio rivale all'interno della sua formazione politica  e della debolezza dell'opposizione, al potere con pessimi risultati tra il 2009 e il 2012, negli anni del disastro nucleare di Fukushima. Alcune leggi approvate sotto il suo governo, tra cui quella sul rafforzamento della protezione dei segreti di stato o sull'inasprimento della lotta al terrorismo, hanno suscitato feroci polemiche e grandi manifestazioni di protesta in Giappone, una situazione piuttosto rara nella storia del Paese.

Un Giappone più forte

Sul piano internazionale Abe ha sempre spinto per un Giappone meno remissivo rispetto al passato. Controversi i rapporti con Cina e Corea del Sud, segnati da alcune dispute territoriali e storiche. Fece scalpore in particolare la visita effettuata nel 2013 al santuario shintoista Yasukuni di Tokyo, dedicato alle anime di soldati condannati per crimini di guerra al termine del secondo conflitto mondiale. 

Con lo stesso spirito, Abe ha ridotto rispetto ai suoi predecessori le manifestazioni di pentimento per gli abusi dell'esercito giapponese in Cina e nella penisola coreana nella prima metà del XX secolo.

Ma soprattutto, la Cina non ha visto di buon occhio il suo tentativo di abbandonare progressivamente la politica pacifista post-bellica giapponese, culminato con la proposta di revisione costituzionale che doterebbe formalmente il Paese di un esercito (in Giappone esistono delle forze di autodifesa, ma l'articolo 9 della carta costituzionale proibisce l'istituzione di un'armata militare vera e propria).

Questa revisione, mai completata sotto i suoi mandati, è forse il più grande cruccio della carriera politica di Shinzo Abe e resta uno degli obiettivi del suo partito.

Molto distese sono state le relazioni con i partner occidentali: Nato, Unione Europea e soprattutto Stati Uniti, anche durante la presidenza di Donald Trump, con il quale condivideva la passione per il golf.. Abe si è spesso impegnato nel promuovere multilateralismo e accordi di libero scambio e si è proposto come mediatore nella delicata questione del nucleare iraniano.

L'abbandono della carica e la morte

Dopo una discussa gestione della pandemia da Covid19, nell'agosto del 2020 Abe ha dovuto lasciare il ruolo di primo ministro a causa della rettocolite ulcerosa che lo ha accompagnato fin da ragazzo e che è stata anche motivo delle sue prime dimissioni nel 2007.

Ma ha continuato a militare nel partito, spendendosi nella campagna elettorale per il suo successore Fumio Kishida, fino al comizio in cui ha trovato la morte: quasi due anni dopo le dimissioni è stato raggiunto da due colpi di arma da fuoco durante una manifestazione elettorale per le strade di Nara ed è deceduto qualche ora dopo in ospedale.