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Via libera definitivo del governo all'estradizione negli USA per Julian Assange

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Di Giulia Avataneo
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Julian Assange in una foto d'archivio
Julian Assange in una foto d'archivio   -   Diritti d'autore  Kirsty Wigglesworth/Copyright 2022 The Associated Press. All rights reserved.

Julian Assange va estradato negli Stati Uniti: questa la decisione del governo britannico, che dà il via libera al provvedimento a causa del quale il fondatore di Wikileaks dovrà difendersi dalle accuse di spionaggio.

Lo scorso aprile, in un'udienza di sette minuti, la Westminster Magistrates Court di Londra aveva deciso per l'estradizione, ma mancava la firma finale, quella della ministra. 

Venerdì, Priti Patel, delegata del governo agli Affari interni, ha apposto la firma: l'attivista australiano può dunque essere estradato negli Stati Uniti, dove rischia fino a 175 anni di carcere per aver diffuso documenti segreti che hanno esposto crimini di guerra americani in Iraq ed Afghanistan.

La notizia è stata fatta pervenire al diretto interessato, rinchiuso nel carcere di massima sicurezza di Belmarsh da tre anni. Il mandato di cattura internazionale è stato emesso dagli Stati Uniti, senza ancora nessuna condanna.

Appello possibile

I difensori della libertà di stampa si sono mobilitati in tutto il mondo contro l'ordine di estradizione negli Stati Uniti firmato dal governo britannico per Julian Assange. I familiari dell'attivista non perdono la speranza.

Gabriel Shipton, fratello di Julian Assange, si è unito a una manifestazione a New York.  

"Julian Assange farà appello alla Corte Suprema del Regno Unito contro questa decisione - ha detto - Ha 14 giorni di tempo per impugnarla. L'effetto di questa decisione è enorme. Significa che ogni attività giornalistica, vale a dire la raccolta quotidiana di informazioni e la loro pubblicazione, ora è illegale nel Regno Unito."

"Se Julian verrà estradato negli Stati Uniti le condizioni a cui sarà sottoposto saranno opprimenti - dice la moglie, Stella Moris, avvocato - Il procedimento che sta affrontando è opprimente. Non ha una difesa d'ufficio, non può difendersi sulla base dell'importanza dei documenti che ha pubblicato. Questo lo spingerà a togliersi la vita".

"Una buia giornata per la libertà di stampa", ha commentato Wikileaks dopo la firma di Priti Patel.