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Transnistria: scambio di accuse sugli attacchi mentre si rischia nuovo fronte

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Di Giulia Avataneo  Agenzie:  ANSA
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Transnistria
Transnistria   -   Diritti d'autore  AP/Ministry of Internal Affairs of Transnistria

Gli attacchi verificatisi a inizio settimana nella regione separatista russa della Transnistria, in territorio moldavo, fanno temere l'apertura di un nuovo fronte nel conflitto iniziato in Ucraina, che rischia di estendersi anche alla Moldavia.

Due esplosioni di origine ignota hanno colpito il centro di trasmissione della radio russa a 12 chilometri del confine ucraino. Altri incidenti simili sono stati segnalati nella regione, dove si trovano circa 1.500 militari russi.

"Si tratta chiaramente di una mossa russa - accusa il presidente ucraino Volodymyr Zelensky - Lì sono all'opera le sue forze speciali, non si tratta solo di notizie false. C'è di più e il motivo è chiaro: vogliono destabilizzare la regione e minacciare la Moldavia mostrando che se sostiene l'Ucraina ci saranno conseguenze".

Ma il leader della sedicente repubblica autonoma filorussa, Vadim Krasnoselsky, punta il dito senza esitazioni contro Kiev.

Attacchi "false flag"?

Gli Stati Uniti hanno ripetutamente avvertito che la Russia potrebbe lanciare attacchi "false-flag", imputando la responsabilità all'Ucraina come pretesto per inviare militari negli Stati vicini.

Ieri sulla vicenda è intervenuto il portavoce del Dipartimento di Stato, Ned Price:

"Condividiamo l'appello del governo moldavo alla calma a fronte di questi incidenti - ha detto - Sosteniamo pienamente l'integrità territoriale e la sovranità della Moldavia. Rispettiamo la sua neutralità costituzionalmente garantita. Non conosciamo tutti i dettagli degli incidenti di ieri, ma rimaniamo preoccupati per qualsiasi potenziale tentativo di escalation".

La Russia ha ammesso di voler creare un corridoio dal Donbass alla penisola di Crimea annessa e non si fermerà fino a quando non prenderà l'Ucraina meridionale e la collegherà con la regione separatista filorussa della Transnistria in Moldavia.

Apprensione di Chișinău

La Moldavia teme "provocazioni" finalizzate ad espandere la guerra in Ucraina sul proprio territorio e ha già messo in allerta le sue forze di sicurezza, alzando al massimo l'allarme terrorismo.

Dopo le granate contro il ministero per la Sicurezza statale dell'autoproclamata capitale Tiraspol - deserto nel lunedì di Pasqua e per questo senza vittime -, ieri è toccato alle antenne di trasmissione della radio russa andate distrutte e a un'unità militare.

Anche qui non ci sono stati feriti, ma la tensione è tale che, come Chișinău, anche il governo separatista ha deciso di aumentare l**'allerta terrorismo al livello rosso** e di cancellare la parata del 9 maggio, che celebra la vittoria dell'Unione sovietica contro il nazismo, data simbolo per la Russia di Vladimir Putin.

Area militarizzata

Nella striscia di terra che separa la Moldavia dall'Ucraina, e che dalla caduta dell'Urss rivendica la propria indipendenza guardando a Mosca, sono schierati 1.500 militari russi. Un contingente che - almeno nelle intenzioni iniziali di Putin - avrebbe dovuto contribuire a stringere in una tenaglia il sud dell'Ucraina, privandola di un accesso al mare e creando per sé un unico corridoio terrestre sul mar Nero che includesse anche la Crimea. E in mezzo ci sono Mariupol a est e Odessa a ovest della penisola già annessa nel 2014.

Nella più importante città portuale del Paese, distante poche decine di chilometri dalla Transnistria e già duramente colpita sabato da un raid russo, l'allerta è altissima.

Scambio di accuse

Il reciproco scambio di accuse è un balletto frenetico. "Le tracce degli attacchi terroristici in Transnistria portano all'Ucraina", ha detto Krasnoselsky, senza mezzi termini, mentre Kiev aveva già smentito ieri ogni coinvolgimento negli attacchi.

La presidente della Moldavia Maya Sandu ha parlato di "tensioni tra varie forze della regione che sono interessate alla destabilizzazione". "Questo mette la regione della Transnistria in una posizione vulnerabile e crea rischi per la Moldavia", ha avvertito dopo aver presieduto un Consiglio di sicurezza nazionale.

Dal canto suo il Cremlino ha fatto sapere di "seguire da vicino" la situazione che desta "preoccupazione", pur escludendo al momento un colloquio tra Putin e la leader di Chișinău, che ha invece ricevuto sostegno e solidarietà dalle capitali europee.

Cautela internazionale

Da Ramstein, sede del vertice di guerra convocato dagli Usa con gli alleati, il capo del Pentagono Lloyd Austin di ritorno da Kiev si è limitato a dire che Washington sta "ancora esaminando quali siano state le cause delle esplosioni in Moldavia".

Non si sbilancia neppure Bruxelles: la Commissione europea segue con "apprensione" gli sviluppi della situazione in Transnistria e "rimane pienamente impegnata a facilitare una soluzione pacifica" tra Chișinău e la regione secessionista.

Provocazioni e accuse però se ne sono già viste nel recente passato nell'est dell'Ucraina. Per questo suonano adesso ancor più minacciose le parole del deputato russo Andrei Rudenko: "La Russia vorrebbe evitare uno scenario che richiedesse un suo intervento in Transnistria".