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Zaphorizhzhia, il racconto degli sfollati di Mariupol: "Ho dovuto lasciare indietro mia madre"

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Di Euronews
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Profughi scappati da Mariupol
Profughi scappati da Mariupol   -   Diritti d'autore  AFP

Nelle città russe c'è chi mette di nascosto nelle aiuole una croce con suscritto un numero: 5000. Sono i morti di Mariupol, la città martire del sud est ucraino. Quella dove l'80 per cento degli edifici è stato danneggiato dai bombardamenti russi. 

Queste persone prima abitavano a Mariupol, ora si sono rifugiate a Zaphorizhzhia. Sono una piccola parte dei 6 milioni e mezzo di sfollati interni. "Un uomo con un mitra ha detto a tutti noi di sdraiarci per terra, su vetri frantumati. Hanno iniziato a sparare con i carri armati nell'edificio di dodici piani, che poi ha preso fuoco". Racconta Angela Berg, sfollata da Mariupol. 

"L'uomo con la mitragliatrice, che ci ha fatto sdraiare, sparava alle persone che stavano uscendo. Mi stendo e dico ai bambini di non scappare, perché altrimenti ci avrebbero ucciso". 

Nonostante tutto, Angela ha deciso di fuggire con i suoi nipoti. Ha però dovuto lasciare indietro sua madre, impossibilitata a partire da Mariupol. "E' stata la più difficile decisione che abbia mai dovuto prendere, tra mia madre e i miei nipoti". 

Anche Ivan ha deciso di scappare, dopo aver visto persone bruciare vive sotto i colpi dell'artiglieria "Naturalmente, siamo stati sollevati non appena i soldati ucraini hanno ripreso il controllo del territorio".

Alla paura si mischia un sentimento di sconcerto: "eravamo fratelli perché ci hanno fatto questo"? E' la domanda alla quale per questa gente non esiste alcuna risposta giusta.