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Morte bimba dimessa: pm chiede rinvio a giudizio medico

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Di ANSA
Fu l'ultimo a visitarla, udienza preliminare il 23 marzo
Fu l'ultimo a visitarla, udienza preliminare il 23 marzo

(ANSA) – AOSTA, 16 MAR – La procura di Aosta ha chiesto il
rinvio a giudizio per omicidio colposo del medico Marco Aicardi,
38 anni, di Verrayes, nell’ambito delle indagini sulla morte a
17 mesi della bimba valdostana Valentina Chapellu, avvenuta il
17 febbraio 2020 all’ospedale Regina Margherita di Torino, dove
era giunta in condizioni disperate, dopo essere stata visitata e
dimessa per quattro volte dall’ospedale Beauregard di Aosta. L’udienza preliminare si terrà il prossimo 23 marzo davanti
al gup di Aosta. La decisione della procura – titolare del fascicolo è il pm
Francesco Pizzato – segue la perizia dei consulenti Cinzia
Immormino e Antonio Francesco Urbino svolta nell’ambito
dell’incidente probatorio. Secondo i periti non era possibile
attribuire pienamente una diretta conseguenza fra l’operato dei
sanitari che hanno avuto in carico la bambina e la sua morte.
Sottolineano però che sussistono chiari profili di colpa,
determinati da negligenza e imprudenza da parte del medico che
la visitò durante l’accesso al pronto soccorso del Beauregard
l’11 febbraio 2020. Si tratta di “colpa lieve” attribuita a
Marco Aicardi, in quanto un “evento così drammatico era
effettivamente raro e quindi non si può pensare” che abbia
“agito nonostante la previsione dell’evento”. Un’adeguata “diagnosi e terapia avrebbero influito in
termini significativi sulla sopravvivenza, ma anche nel
determinismo del decesso”. Dalla consulenza, emerge che al
momento delle due visite precedenti all’11 febbraio, svolte da
altri due medici per i quali è già stata chiesta
l’archiviazione, è molto probabile che la bambina fosse già
affetta da influenza A, in quel momento senza la sovrainfezione
batterica che ne ha causato la morte. L’11 febbraio le sue
condizioni erano sufficientemente gravi da indicare un periodo
di osservazione prolungato e un eventuale ricovero, in cui
eseguire esami ematochimici e strumentali. “Sicuramente -
sottolineano i periti – si poteva impostare una terapia che
avrebbe dato maggiori possibilità di sopravvivenza alla
bambina”. (ANSA).

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