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Zelensky: "Non entreremo nella Nato". Una rinuncia che a Putin non basta ancora

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Di Debora Gandini  Agenzie:  Agenzie internazionali
Zelensky: "Non entreremo nella Nato". Una rinuncia che a Putin non basta ancora
Diritti d'autore  Ukrán elnöki sajtóhivatal/MTI/MTVA

Mentre è quasi passato un mese dall’inizio dell'invasione russa in Ucraina, il presidente Volodymyr Zelensky da Kiev, dove è rimasto per difendere la sua patria, lancia un messaggio a Mosca e all’Occidente affermando che si rende conto che il Paese non può aderire alla NATO. Una rinuncia che pesa ma che al presidente russo Vladimir Putin a quanto pare non basta ancora. 

Criticando l’Alleanza per non aver imposto la no-fly zone, il Presidente ucraino ha sottolineato che la difesa collettiva del blocco non è mai stata così debole. “Abbiamo sentito per anni parlare di porte aperte, ma abbiamo anche sentito dire che non possiamo entrarci, e dobbiamo riconoscerlo", ha precisato Zelensky nel suo discorso in video conferenza con i leader dei paesi nordici e baltici della Joint Expeditionary Force radunati a Londra dal premier britannico Boris Johnson.  

Pur elogiando la linea dura rispetto a Mosca il presidente ucraino ha insistito sulla richiesta di altre armi e di sanzioni ulteriori oltre a garanzie di sicurezza riservandosi il diritto di stringere patti con singoli Paesi.

Il messaggio di Zelensky e i timori della Nato

"Alcuni paesi della Nato sono intimoriti e dicono che non possono rispondere perché questo porterà la terza guerra mondiale. Ma cosa diranno quando il presidente russo, Vladimir Putin avanzerà in Europa attaccando altri paesi? Cedo diranno la stessa cosa che dicono all'Ucraina. L'articolo 5 della Nato non è mai stato così debole come oggi ma questo è solo un nostro punto di vista", ha poi affermato Zelensky poi in un video diffuso su Telegram.

"Alcuni paesi della Nato - ha continuato - hanno paura di difendere ciò per cui si erano uniti: libertà e democrazia, umanità e giustizia. Noi dobbiamo cercare delle garanzie valide, garanzie per noi, per il nostro cielo, e non ci rinunciamo. Ci servono aerei e io continuerò a parlarne. Ci servono delle garanzie di sicurezza a lungo termine ma garanzie concrete, giuridicamente fissate per evitare che succeda come con il Patto di Budapest".

Il lavoro del Consiglio di Sicurezza

Due messaggi che arrivano proprio mentre salgono i timori dell’Alleanza di un possibile attacco alle sue forze da parte della Russia. Nel mezzo il lavoro delle diplomazie con gli occhi puntati sulle mosse del Palazzo di Vetro e su quelle del Cremlino che tramite il suo ambasciatore all’ONU, Vassily Nebenzya, fa sapere che Mosca resta aperta alla dialogo ma a patto che Kiev la smetta di provocare.

“Vedremo poi se il Consiglio di sicurezza adotterà la risoluzione sulla situazione umanitaria in Ucraina le varie disposizioni”, ha dichiarato Nebenzya. “Mi riferisco alla richiesta di un cessate il fuoco, all'evacuazione dei civili, al rispetto del diritto internazionale umanitario e alla condanna degli attacchi contro obiettivi non militari."

In un clima sempre più teso e confuso, il Segretario generale dell'Onu, Antonio Guterres, ha avvertito che un'ulteriore escalation del conflitto in Ucraina, "accidentale o deliberata, minaccia tutta l'umanità".