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Kristalina Georgieva: "L'Europa dovrebbe riformare le regole fiscali"

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Di Efi Koutsokosta
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Kristalina Georgieva: "L'Europa dovrebbe riformare le regole fiscali"
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Con la crescita dell'inflazione, il nuovo aumento dei casi di Covid e l'emergere della variante Omicron che genera nuove incertezze, la ripresa economica dell'Europa e del mondo è a rischio? Ne abbiamo discusso con la direttrice generale del Fondo monetario internazionale, Kristalina Georgieva. **Quest'ultima ondata e la variante omicron potrebbero davvero mettere a rischio la ripresa economica dell'Europa?
**Quello che stiamo vedendo è che la ripresa nella zona euro è forte. Per quest'anno prevediamo una crescita del 5%, per il prossimo anno del 4,3%. Questo dopo la contrazione dell'anno scorso, che è stata del 6,5%. Quindi questo rimbalzo è davvero impressionante. Si basa su tre pilastri: le vaccinazioni, il sostegno politico e il fatto che imprese e persone stanno imparando a convivere con la pandemia. Nel terzo trimestre c'è stato un aumento significativo. Ma, come lei ha anticipato con la sua domanda, nel quarto trimestre le prospettive di crescita sono più deboli. Sono indebolite da un aumento delle infezioni. In questo senso, l'incertezza dovuta alla nuova variante non aiuta.

Quanto è significativo questo rallentamento?

Non ci aspettiamo un downgrade significativo per l'eurozona. Pensiamo che l'elemento più importante sia il fatto che le imprese e i consumatori stiano operando, relativamente parlando, in modo sano, nonostante ci sia un aumento delle infezioni. E tutto questo è sostenuto anche da continue misure politiche.

C'è un altro fattore presente nelle vostre previsioni ed è l'inflazione. L'aumento dell'inflazione è una vera minaccia per il progresso economico e gli standard di vita? Nell'eurozona l'inflazione è transitoria. È guidata dal prezzo dell'energia, dai problemi della distribuzione e anche dal fatto che stiamo assistendo ad una ripresa della domanda dopo le chiusure degli ultimi mesi. Prevediamo che l'inflazione rallenti nel 2022. Entro la fine del prossimo anno dovrebbe essere relativamente debole, sotto l'obiettivo del 2% della BCE. Ed è per questo che il nostro messaggio è: non affrettatevi a stringere la politica monetaria perché potreste raffreddare le prospettive di crescita senza un buon motivo per farlo. In altre parole, le aspettative sull'inflazione nella zona euro sono ben ancorate. Ora, detto questo, se c'è una spinta sui salari, se c'è un problema del mercato immobiliare o se la Cina...

Lo stiamo già vedendo... Se questi problemi diventano più pronunciati, naturalmente, le condizioni possono cambiare. Ed è per questo che la Bce deve essere molto vigile e riconoscere i rischi tempestivamente.

Ma dato che la pandemia è tutt'altro che finita, ci sono interrogativi qui in Europa sul debito accumulato dai governi per sostenere le loro economie e sistemi sanitari. Bruxelles dovrebbe esaminare la questione l'anno prossimo. Cosa bisognerebbe fare? Lasciatemi dire innanzitutto che proprio per questo motivo la Bce deve stare molto attenta a non inasprire le condizioni finanziarie prematuramente e senza un valido motivo, perché gli alti livelli di debito oggi sono accompagnati da un livello di servizio del debito inferiore a quello pre-pandemia. Regole fiscali. Se ripristinassimo le regole fiscali nel 2023, sarebbe controproducente per la ripresa nell'eurozona ed è qualcosa che non vogliamo. Quindi la nostra raccomandazione è: per favore non fatelo. Pensate a cambiare le regole, in modo che siano più semplici, che siano implementabili e che facciano un maggior affidamento sul controllo dei singoli paesi, a cui spetta il compito di vigilare sulla propria posizione fiscale.

Il Fondo monetario internazionale è stato tra i sostenitori delle misure di austerità un decennio fa, dopo la crisi finanziaria. Farebbe la stessa valutazione ora che il debito dell'Europa si sta accumulando?
Il debito dell'Europa è aumentato per una buona ragione: creare un cuscinetto quando l'economia si è fermata, in modo che le famiglie e le imprese potessero andare avanti. La disoccupazione è tornata ai livelli pre-pandemia, non ci sono stati fallimenti ovunque. Questo è un risultato molto valido delle decisioni politiche prese. Naturalmente vogliamo vedere una ripresa forte, la ricostruzione di ammortizzatori a medio termine che affrontino questo problema, ma non vogliamo farlo con la forza soffocante dell'austerità.

Però sia la ripresa che i livelli di debito non sono distribuiti uniformemente in Europa. Paesi come l'Italia, la Grecia e la Spagna sono in difficoltà molto maggiori. Siamo di nuovo di fronte alla vecchia divisione tra il sud e il nord frugale? Una delle cose belle dell'Europa è che il continente, nei momenti di crisi, si compatta. Next Generation EU rappresenta un atto di solidarietà notevole. Gli aiuti maggiori sono diretti ai paesi che ne hanno più bisogno, inoltre la capacità di prestito europea è stata messa per la prima volta al servizio del popolo europeo. Ci aspettiamo che questo tipo di solidarietà e di cameratismo continuino grazie all'agenda verde.

Per concludere: ridurre il debito, rilanciare gli investimenti verdi e digitali ripristinando allo stesso tempo le regole. Come si può fare e a cosa dovrebbe dare priorità l'Europa? Prima di tutto, l'Europa deve dare la priorità alla ripresa dalla pandemia e sostenere le riforme strutturali e la trasformazione strutturale, che la portino verso un futuro verde e digitale. Non è un compito facile, perché richiede investimenti, pubblici e privati, e richiede la riqualificazione e l'aggiornamento della forza lavoro europea. Guardiamo a ciò che vogliamo che l'Europa diventi tra 10, 15, 20 anni: vogliamo che sia innovativa, vibrante, altamente qualificata, agile, in grado di far progredire il mondo.