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'Ambulanza della morte', barelliere arrestato dopo condanna

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Di ANSA
Accusato avere causato embolia a pazienti per soldi 'vestizione'
Accusato avere causato embolia a pazienti per soldi 'vestizione'

(ANSA) – CATANIA, 07 DIC – I carabinieri del comando
provinciale di Catania hanno arrestato Agatino Scalisi, uno dei
barellieri imputati nell’ambito dell’inchiesta ‘Ambulanza della
morte’. Il provvedimento, richiesto dalla Procura, fa seguito
alla condanna dell’uomo a 30 anni di reclusione per di omicidio
volontario pluriaggravato ed estorsione aggravata dall’avere
favorito attività illecite di clan mafiosi. La sentenza è stata
emessa il 25 novembre scorso dal Gup Carla Valenti, che ha
accolto la richiesta del Pm Andrea Bonomo, a conclusione del
processo celebrato col rito abbreviato. Secondo la ricostruzione
della Procura Distrettuale, basata su dichiarazioni di testimoni
e parenti delle vittime, condivisa dal Giudice, i malati
sarebbero stati uccisi durante il trasporto con ambulanza
privata dall’ospedale di Biancavilla alle rispettive abitazioni,
tramite iniezioni di aria per via endovenosa procurando il loro
decesso per embolia gassosa e sostenendo che erano morti per
cause naturali. Obiettivo guadagnare i 200-300 euro di ‘regalo’
che la famiglia gli avrebbe dato per la ‘vestizione’ della
salma. Soldi che sarebbero stati poi divisi con i clan mafiosi
di Biancavilla e Adrano. Scalisi, che aveva scelto il rito
abbreviato, è stato condannato per un solo episodio di omicidio
commesso ai danni di una anziana signora gravemente malata,
trasportata il 05 aprile del 2014. Un altro barelliere, Davide
Garofalo, è stato già condannato dalla Corte d’Assise di Catania
il 20 maggio del 2021 per tre diversi episodi di omicidio
aggravato commessi tra il 2014 e il 2016, ed ha presentato
appello contro la sentenza. Entrambi sono stati inoltre
condannati per estorsione aggravata ai danni della ditta di
onoranze funebri dei fratelli Arena Giuseppe e Luca, poi
divenuti testimoni di giustizia. L’inchiesta della Procura di
Catania era scaturita da un servizio de ‘Le Iene’. Sul caso
hanno indagato i carabinieri della compagnia di Paternò e del
comando provinciale di Catania. (ANSA).

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