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Ore decisive per Evergrande, il colosso immobiliare cinese rischia il fallimento

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Di Debora Gandini
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Ore decisive per Evergrande, il colosso immobiliare cinese rischia il fallimento
Diritti d'autore  AFP
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Sono ore decisive per il colosso immobiliare cinese Evergrande potrebbe diventare la Lehman Brothers di Pechino. Anche se l’azienda ha annunciato di pagare gli interessi su una piccola parte del suo debito questo non rassicura i mercati finanziari che temono un effetto domino nella finanza, dovuto alle prospettive del gruppo più indebitato della Cina.

Da due mesi centinaia di piccoli investitori protestano ogni giorno perché temono di perdere i loro risparmi. Secondo indiscrezioni Evergrande avrebbe ammesso di aver utilizzato miliardi di euro raccolti attraverso prodotti finanziari venduti agli investitori retail per finanziare i suoi debiti e per ripagare gli investimenti più importanti.

Il debito accumulato è superiore ai 300 miliardi di dollari, nel corso dell’anno, perdendo l’80% del valore di Borsa. Per questo giovedì è stata fissata la scadenza del rimborso di 84 milioni di dollari d’interesse.

Un colosso che rischia il fallimento

Fondata a metà anni Ottanta, Evergrande è la seconda società immobiliare cinese, possiede più di 1300 progetti immobiliari in oltre 280 città, e ha sette sussidiarie impegnate in altri settori come veicoli elettrici, servizi sanitari, tv.

L’azienda ha 200mila dipendenti, ma complessivamente contribuisce a creare lavoro per più di 3,8 milioni di persone, si legge sul sito. Lo spettro di Lehman si è subito affacciato nelle menti di molti osservatori. L’indice Vix, spesso chiamato il termometro della paura, è schizzato del 34% ai massimi da oltre quattro mesi “Pensiamo che le autorità cinesi abbiano la capacità di bilancio e monetaria per ammortizzare lo shock”, ha dichiarato la capoeconomista dell’Ocse Laurence Boone. “L’impatto sarà piuttosto limitato eccetto ovviamente per alcune particolari società”.

Le proteste degli investitori

Davanti alla sede centrale di Evergrande di Shenzhen e in altre città cinesi migliaia di piccoli proprietari e azionisti protestano e chiedono il rimborso dei loro investimenti. Il colosso ha ammesso alcune irregolarità interne ma si è impegnata ad iniziare il pagamento dei suoi debiti nei confronti dei fornitori. Vicina al governo di Pechino per molti anni, non è ancora chiaro se ci sarà un intervento pubblico economico.

Risorse addizionali per questo articolo • Reuters