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Biden: "Scelta era tra seguire gli accordi fatti da Trump o inviare migliaia di soldati"

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Di Euronews
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AP Photo   -   Diritti d'autore  Manuel Balce Ceneta/Copyright 2021 The Associated Press. All rights reserved.
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Nel giorno del ritiro delle truppe dall'Afghanistan, Joe Biden parla ancora una volta al popolo statunitense riguardo alla decisione di non prolungare la presenza militare nel Paese, definendo le operazioni di evacuazione un successo straordinario.

"Metter fine alla nostra missione - dice - era il modo migliore per proteggere le vite dei nostri soldati e garantire la prospettiva delle partenze civili: non volevo continuare questa guerra per sempre, era ora di finirla, dobbiamo difendere il nostro Paese da nuove minacce".

Rimangono ancora circa 200 americani e per loro non c'è scadenza, li faremo uscire se vorranno uscire.

Mi prendo le mie responsabilità: di fronte all'avanzata dei talebani avevamo due scelte, seguire gli accordi fatti da Donald Trump o inviare altre migliaia di soldati".

Alcune figure di spicco dei Repubblicani hanno aspramente criticato il presidente dopo l'annuncio del termine delle missione che avrebbe in pratica dato il via libera ai talebani, definita una "vergogna".

"Biden ha creato un disastro - dice Ronna Romney McDaniel, presidente del comitato nazionale del partito repubblicano - è incapace di servire come comandante in capo".

Tra appelli e compromessi

Niente safe zone che permetta il proseguimento delle operazioni umanitarie, ma un appello ai talebani, perché si impegnino a garantire la partenza "sicura" e "ordinata" di tutti i cittadini afghani e stranieri che vogliano lasciare il Paese.

Sfumato il più ambizioso sogno del presidente francese Macron, si ferma a un compromesso redatto da Washington e Parigi la risoluzione adottata dal Consiglio di sicurezza ONU, con 13 voti su 15 e l'astensione di Cina e Russia.

Astensione di Cina e Russia: "Ignorate le nostre preoccupazioni"

Il rappresentante permanente di Mosca al Consiglio di sicurezza ONU ha spiegato la scelta del suo Paese al fatto che gli autori della bozza abbiano "ignorato le preoccupazioni russe".

In un testo pubblicato dalla missione permanente russa, queste ultime vengono anzitutto identificate con il rifiuto a menzionare specificamente ISIL e Eastern Turkistan Islamic Movement nel paragrafo dedicato al contrasto al terrorismo.

Ulteriori critiche riguardano poi il negativo impatto socio-economico che avrebbe sul Paese la "fuga di cervelli" provocata dall'evacuazione di personale altamente qualificato e il rifiuto a iscrivere nel testo i "controproducenti effetti" che il congelamento degli asset afghani ha prodotto sulla situazione economica e umanitaria.

La Russia si astiene insieme alla Cina: "Ignorate le nostre preoccupazioni"

"Garantire una safe exit via terra o tramite l'aeroporto"

Nell'illustrare i principali punti della risoluzione 2593, la rappresentante permanente del Regno Unito, Barbara Woodward, ha sottolineato "l'aspettativa del Consiglio" nei confronti dell'impegno talebano a garantire "in qualsiasi momento" un "passaggio sicuro" attraverso le frontiere terrestri o l'aeroporto.

E proprio l'esplicito riferimento all'aeroporto, secondo diplomatici e specialisti, costituisce il cuore del messaggio politico della risoluzione: l'iscrizione cioè nero su bianco, della necessità di garantire una via d'uscita dal Paese.

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Cittadini afghani all'aeroporto di Kabul, nella speranza di poter lasciare il Paese (16 agosto)WAKIL KOHSAR/AFP or licensors

Appello sui diritti umani: "Soluzione politica inclusiva che apra alle donne"

Il testo riafferma poi anche il rispetto dei diritti umani e, facendo esplicito riferimento alle donne, l'esigenza di una soluzione politica inclusiva che si avvalga di una loro significativa partecipazione.

Sempre sul piano dei principi, la risoluzione invoca inoltre che il territorio afgano non venga utilizzato per "minacciare" o "attaccare" altri paesi, né per offrire riparo a terroristi.

Immagini esclusive

Euronews ha avuto accesso all'aeroporto di Kabul, mentre i leader talebani ne hanno preso il controllo a seguito della partenza dell'ultimo drappello di soldati statunitensi.

Leader talebani e membri della loro Forza militare (Brigata Badri 313) fanno bella mostra di sè sulla pista dello scalo aeroportuale, brandendo fucili e bandiera dell'Emirato islamico, mentre Il portavoce, Zabihullah Mujahid, tiene un discorso ai combattenti.

Sono visibili molte attrezzature militari abbandonate dalle Forze occidentali, jet dismessi ed elicotteri sono disseminati sulla pista.

A seguire, un anziano leader talebano, Anas Haqqani, rilascia un'intervista di fronte alle Forze d'élite: si tratta del figlio più giovane di un defunto comandante militare (Jalaluddin Haqqani).