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Afghanistan, la resistenza anti-talebana e la paura dei civili

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Di Debora Gandini
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Afghanistan, la resistenza anti-talebana e la paura dei civili
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Sono pronti a dare battaglia ai talebani. Sarebbero già migliaia i combattenti della resistenza asserragliati nella Valle del Panjshir, la provincia a nord-est di Kabul. Si addestrano per difendere l’ultima roccaforte ancora libera.

E’ in questa zona che si è trincerato Ahmad Massoud, figlio del “Leone del Panjshir”, il comandante Ahmad Shah Massoud, considerato il leader della resistenza ai Talebani. Zabihullah Mujahid, il portavoce dei ribelli tornati al potere getta acqua sul fuoco escludendo nuovi conflitti, entrambe le parti hanno dichiarato di voler risolvere la situazione di stallo non con le armi ma con il dialogo. Di fatto però milizie talebane stanno circondando tutta la zona.

Dalla resistenza alla paura dei civili

Più a sud a Lashkar Gah, nella provincia di Helmand, quello che resta dei violenti combattimenti tra i talebani e le forze governative sono edifici distrutti, case rase al suolo. La gente per le strade delle città capitolate ha paura, teme che le promesse fatte dai talebani tornati al potere non vengano rispettate.

I fondamentalisti insistono nel ribadire che è solo propaganda e che in tutto l’Afghanistan ora regna la massima sicurezza. "Stiamo seguendo i consigli dei nostri capi, ci stiamo comportando bene con i civili, con tutti, dice un talebano. Non stiamo facendo del male ai nostri anziani. Questo è quello che dobbiamo fare ovvero comportaci bene. E la gente è contenta. Stiamo rispettando tutti, dagli anziani ai bambini.”

Dalla resistenza alla paura dei civili

Dai fatto i talebani hanno blindato di nuovo il Paese. A casa restano le donne ma anche tutti coloro che ancora non sono riusciti a lasciare il Paese. Sui muri delle strade di Kabul restano le immagini di donne un tempo truccate. I centri di bellezza sono chiusi, di nuovo. Serrande abbassate. Qualche giovane cammina per strada con il suo burqa.

Un ragazzo ricorda che i talebani in passato sono stati molto violenti. “Hanno sparso parecchio sangue e ora la gente li teme, non si fida di loro. Sui manifesti i volti femminili sono stati ridisegnati. Labbra chiuse. Un modo per augurarsi che le violenze non si ripetano più.”

La paura è che i fondamentalisti possano di nuovo applicare un regime estremamente autoritario e repressivo come quando furono al potere dal 1996 al 2001. Quindi forti limitazioni alle libertà individuali, soprattutto per le donne. C’è chi teme punizioni per chi ha collaborato con il precedente governo o le istituzioni internazionali. Un ritorno dunque a un passato fatto di sangue e terrore.

Risorse addizionali per questo articolo • ANSA