ULTIM'ORA
Advertising
This content is not available in your region

Nervi tesi in Perù: si aspetta il nome del presidente. I candidati divisi da meno di 100mila voti

euronews_icons_loading
Nervi tesi in Perù: si aspetta il nome del presidente. I candidati divisi da meno di 100mila voti
Diritti d'autore  AP Photo
Dimensioni di testo Aa Aa

A tre giorni dal ballottaggio di domenica non si conosce ancora il nome del futuro presidente del Perù.

Troppo esiguo il vantaggio del socialista Pedro Castillo (Perù libero) sulla candidata conservatrice Keiko Fujimori (Forza popolare). Inseguitore a inizio scrutinio, Castillo ha recuperato terreno sulla sua avversaria fino a superarla di appena 88 mila voti.

L'Ufficio Nazionale dei Processi Elettorali prende tempo per dichiarare il vincitore e questo ha spinto in strada a protestare i sostenitori delle due parti. Entrambi iniziano a parlare di brogli.

Accuse senza prove

La prima a parlare di "intenzione di boicottare la volontà della gente" è stata Fujimori. Lunedì, a spoglio ancora in corso, l'aspirante presidente ha dichiarato di avere prove di irregolarità nel conteggio delle schede.

Ma l'Unione Interamericana degli Organismi Elettorali (UNIORE) ha dichiarato che le elezioni in Perù sono state organizzate "in maniera corretta ed efficace nel rispetto degli standard nazionali e internazionali".

In contemporanea fra i sostenitori di Castillo si è fatto strada l'hashtag #FraudeEnMesa, frode ai seggi.

La missione di osservatori elettorali del Comitato ecuadoriano per i diritti umani e sindacali si è congratulata per la "magistrale conduzione del processo elettorale".

Le voci della piazza

Le voci dei sostenitori scesi in piazza riflettono questi dubbi.

"Cosa stanno nascondendo? Cosa stanno nascondendo? Viva la democrazia. No al comunismo", dice un elettore di Fujimori.

"Chiediamo che Castillo sia dichiarato presidente - ribatte un dimostrante della fazione opposta - Ha vinto in 19 province mentre lei ha vinto solo in sei o sette aree. È ovvio che stanno preparando una frode".

Paese polarizzato

La tensione che si inizia a respirare nelle piazze è il risultato di una campagna elettorale impostata sulla lotta di classe, che ha agitato lo spettro del comunismo da una parte e quello del populismo dall'altra.

Castillo ha lavorato come insegnante in zone rurali, nel terzo distretto più povero del Paese. Figlio di contadini, è entrato in politica guidando uno sciopero di insegnanti. Anche se la sua posizione sulla nazionalizzazione di settori chiave dell'economia è stata rivista, resta impegnato a riscrivere la Costituzione redatta sotto il governo di Alberto Fujimori. Tra i suoi sostenitori ci sono gli ex presidenti boliviano Evo Morales e uruguayano Jose Mujica.

Viceversa, Fujimori ha promesso un bonus di 2500 dollari per coloro che hanno patito la perdita di un congiunto familiare a causa del Covid. Salute, lavoro e maggior benessere sono i suoi temi forti. Fujimori è stata in carcere nell'ambito di un'indagine per corruzione, poi rilasciata. Il padre che ha governato tra 1990 e 2000 sconta una condanna a 25 anni per corruzione e omicidio di 25 persone. In caso di vittoria, la candidata ha promesso di scarcerarlo.

Alta tensione

L'esasperazione degli elettori, piegati da una crisi sanitaria senza precedenti, con il Covid che ha colpito duro nella nazione scatenando il crollo dell'economia, rischia ora di trovare sfogo nelle piazze.

Ad avvelenare il clima hanno contribuito anche le voci diffuse sui social media di un'azione imminente dell'esercito in mancanza di un risultato elettorale netto. Fake news smentite con fermezza dalle forze armate. Anche il presidente uscente Francisco Sagasti, pur dichiarandosi "certo" che il responso elettorale sarebbe stato rispettato, ha esortato i sostenitori delle due parti a evitare qualsiasi manifestazione di protesta.

Un appello che rischia di cadere nel vuoto.