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Brexit: perché i media britannici temono una guerra della salsiccia

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Di Cecilia Cacciotto
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Brexit: perché i media britannici temono una guerra della salsiccia
Diritti d'autore  Eddie Mulholland/Eddie Mulholland

Nonostante le tensioni che scuotono l'Irlanda del Nord dopo la Brexit, il governo britannico e l'Unione europea non sono arrivate a alcun accordo sulle disposizioni commerciali che potrebbero stabilizzare la situazione nella provincia britannica.

A due giorni dal G7, in cui Joe Biden, fiero delle proprie origini irlandesi, potrebbe evocare il dossier, Londra e Bruxelles faticano a trovare un terreno d'intesa sul cosiddetto protocollo nordirlandese, negoziato nel quadro della Brexit, mentre la stampa britannica parla già di una possibile guerra della salsiccia.

"Non c'è stato alcun progresso significativo, ma neppure una rottura, continueremo a discutere", ha dichiarato David Frost, ministro britannico per la Brexit, dopo oltre 3 ore di discussione con il vice presidente della Commissione europea Maros Sefcovic.

Non c'è stato alcun progresso significativo, ma neppure una rottura, continueremo a discutere
David Frost

In un comunicato, Londra precisa che farà il possibile per arrivare a una soluzione ma che attiverà anche tutte le opzioni per preservare pace, prosperità e stabilità in Iralnda del Nord.

Parole che suonano quasi come una minaccia alle orecchie dell'Unione europea, che per bocca del vice presidente Maros Sefcovic ha messo in guardia Londra da azioni unilaterali.

"Siamo a un crocevia nelle relazioni con Londra, la fiducia deve essere ripristinata".

Dal primo gennaio, il protocollo nordirlandese prevede che la provincia britannica rimanga nel Mercato unico e l'unione doganale europea per le merci, prevedendo controlli doganali sulle merci che arrivano in Irlanda del Nord dalla Gran Bretagna. L'obiettivo è evitare il ritorno a una frontiera fisica tra la provincia britannica e la Repubblica d'Irlanda, stato membro dell'Unione europea, per preservare l' accordo di pace del Venerdì santo del 1998, che mise fine a 3 decenni sanguinosi tra gli unionisti, favorevoli a restare sotto la corona britannica, e i repubblicani, favorevoli alla riunificazione con l'Irlanda.

Il protocollo non è visto di buon occhio dagli unionisti, che denunciano la creazione di fatto di una frontiera nel mare d'Irlanda, in seno al Regno Unito. Dopo diverse notti di violenza all'inizio di aprile, i timori per nuovi disordini quest'estate restano forti.

Azioni unilaterali di Londra che non piacciono

Stando a alcuni media britannici, Londra starebbe valutando la possibilità di estendere il periodo di grazia per le esportazioni della carne, periodo che dovrebbe concludersi il 30 giugno (l'importazione di carne da paesi terzi è normalmente vietate nell'Unione europea). Se non si arriva a un accordo, le salsicce e le alette di pollo britannico rischiano di sparire dagli scaffali dei supermercati nordirlandesi.

Siamo a un crocevia nelle relazioni con Londra, la fiducia deve essere ripristinata
Maros Sefcovic, vice presidente Commissione europea

Ma Bruxelles, appunto, storce il naso, di fronte al malumore degli unionisti Londra ha già rivisto in modo unilaterale il periodo di controllo doganale per alcuni prodotti, in modo particolare per i prodotti alimentari.

Decisione che ha spinto Bruxelles a lanciare una procedura d'infrazione contro il Regno Unito.

Di fronte al parlamento, il premier Boris Johnson ha spiegato che è sua priorità dare agli abitanti dell'Irlanda del Nord un rifornimento libero e senza interruzione dei beni e servizi britannici, tutelando l'integrità territoriale.

Del protocollo nordirlandese e delle tensioni in Irlanda del Nord si parlerà anche al G7, il dossier sta a cuore al presidente americano Joe Biden.